10 marzo 2016 | 18:25

Una raccolta pubblicitaria Rai ridotta per i maggiori ricavi dal canone in bolletta non è un tabù, dice Giacomelli. Possibile uno slittamento sul rinnovo della concessione del servizio pubblico

Dall’ipotesi di uno slittamento sul rinnovo della concessione del servizio pubblico, alla riduzione della raccolta pubblicitaria in Rai, passando per il canone in bolletta e il tema degli eventuali rimborsi dovuti a chi non è tenuto a versarlo. Questi i temi in fatto di Rai affrontati da Antonello Giacomelli a margine del convegno ‘Il sistema audiovisivo. Evoluzione e dimensioni economiche’ con la presentazione della ricerca realizzata dall’Istituto Bruno Leoni in collaborazione con e-Media Institute.

“Se è necessario per non stringere i tempi del dibattito uno spostamento di qualche settimana della data del 6 maggio lo faremo”,  ha detto il sottosegretario al Mise riferendosi alla data in cui scade la convenzione tra Rai e Stato italiana, per consentire una consultazione sul servizio pubblico “più ampia possibile” e non limitata “alla politica e agli addetti ai lavori”. “La nuova concessione del servizio pubblico è un’occasione propizia per riflettere sul ruolo del servizio pubblico e sulla ridefinizione normativa del contesto”, ha spiegato precisando che l’impianto della legge Gasparri non è “attuale rispetto alle dinamiche in atto” ma neanche “tutto da buttare”. Giacomelli, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, si è detto convinto che “deve essere ridefinito il mandato” e immagina “una Rai al servizio della creatività del sistema Italia” che “colmi il ritardo nel digitale”, punti sui mercati esteri e “viva meno del cordone ombelicale della politica”. “Pensiamo ancora troppo al mercato interno e raramente il nostro prodotto, di grande qualità, riesce a superare le Alpi per commercializzazione e interesse. Non possiamo ancora immaginare che il tema sia la conquista di un punto di share nel mercato interno e non la capacità di attrezzarsi per ampliare la forza di penetrazione nel mercato globale”. “Dobbiamo cambiare paradigma. Veniamo da anni in cui Rai era una parte in lotta, non il soggetto centrale del sistema dell’audiovisivo, mentre dobbiamo riportare il servizio pubblico al centro”.

Antonello Giacomelli

Sul tema della pubblicità, Giacomelli ha spiegato che una raccolta proporzionale alla minore evasione sul canone non è “un tabù”. “Se il gettito del canone fosse quello che il governo si aspetta e l’evasione si riducesse all’evasione fisiologica che esiste già nel pagamento dell’utenza elettrica questo porterebbe a rivedere secondo un principio di proporzionalità le possibilità di accesso al mercato pubblicitario? Io sono disponibile a parlarne, non è un tabù”. Giacomelli ha poi osservato che il mercato della pubblicità è cambiato e “quella risorsa è molto più preziosa per chi non ha contributi pubblici”. “Questo mi porta a dire che quella su una riduzione della raccolta da parte della Rai è una riflessione che va avviata” e va “in questo senso l’esclusione della pubblicità dai canali per bambini a partire da maggio”.

Sempre a proposito del canone in bolletta e sul tema di chi sia tenuto al rimborso nel caso in cui il consumatore non fosse tenuto a pagarlo, Giacomelli ha parlato di un “problema tecnico da definire”, definendo “un tema che appassiona solo le compagnie elettriche”. “Per ora il tema che abbiamo affrontato sono i cittadini che dovrebbero pagare e non pagano nemmeno una volta e come tutelare nella certezza i cittadini. Poi c’è qualche problema tecnico da definire nel percorso”. “L’operazione canone in bolletta va a sanare una cosa iniqua e vergognosa: un’evasione tollerata, la più alta d’Europa, del 30%. Tollerata da tutti i governi in chiave bipartisan”, ha detto. “Ora confido che faremo un buon lavoro e sono convinto che non saranno molti i cittadini a dar retta a quegli sciocchi consigli che vedo circolare in rete e altrove sul metodo sicuro per non pagare il canone, perché si mettono nei guai”.