Video

11 marzo 2016 | 17:21

Ecco com’è ripartito il (quasi) miliardo di euro di diritti tv tra le squadre di Serie A: Juve 103 milioni, 80 Milan, 78 Inter – VIDEO LA PRIMA PARTITA IN TV: JUVE-MILAN (1-7)

(Gazzetta.it) Ecco la simulazione della Lega dopo l’intesa sulla ripartizione dei proventi per i diritti televisivi pari a 924,3 milioni: le cifre definitive dipenderanno dall’indagine demoscopica sul tifo e dalla classifica finale

Get the Flash Player to see the wordTube Media Player.

Juventus-Milan 1-7 – La prima partita trasmessa in Tv

Juventus 103 milioni, Carpi e Frosinone 22, in mezzo tutte le altre. Ecco i soldi della tv, quelli che tengono acceso uno show sempre più indebitato. Dopo mesi e mesi di confronti, scontri, riunioni formali e informali, due settimane fa l’assemblea di Lega Serie A ha approvato i criteri di ripartizione  per la stagione in corso. La Gazzetta è venuta in possesso della simulazione distribuita ai club: non è la suddivisione definitiva perché ad aprile saranno pronti i risultati aggiornati delle indagini demoscopiche sui tifosi e solo a metà maggio si conoscerà la classifica finale del campionato, ma è una parente strettissima.

La Serie A si dividerà quasi un miliardo dai diritti tv

LORDO E NETTO —  Questa è la prima stagione del nuovo ciclo dei diritti tv, che ha visto un incremento delle entrate del 20%. L’ammontare lordo per il 2015-16 è di un miliardo e 169 milioni di euro, comprese Coppa Italia e Supercoppa. Tolte le commissioni dell’advisor Infront, pari a 50,4 milioni, e le altre spese, detratto successivamente il 10% per la mutualità generale del sistema (107,7 milioni) e stornati i premi per la Coppa Italia e i contributi per la B, si scende a quota 984,3 milioni. Da questa cifra vanno sottratti i 60 milioni di paracadute per le retrocesse e si arriva così ai 924,3 milioni netti che i club del massimo campionato si spartiranno seguendo la delibera del 26 febbraio, approvata con 18 voti a favore e due contrari (Palermo, che ha fatto ricorso, e Chievo).

MECCANISMO — Posto che il 40%, come da Legge Melandri, va suddiviso in parti uguali, in Lega si è deciso di seguire la vecchia ripartizione fino a quota 809 milioni, vale a dire il montepremi netto della passata stagione: il restante 30% sarà suddiviso in base ai bacini d’utenza, col 25% stabilito dalle ricerche sul tifo e il 5% dai dati Istat sulla popolazione residente nel Comune in cui gioca la squadra; l’altro 30% sarà distribuito secondo i risultati, col 10% relativo alla storia sportiva (dal 1946-47), il 15% ai cinque anni precedenti e il 5% alla stagione in corso. I 115,3 milioni di ricavi incrementali seguiranno una logica meritocratica, con una correzione: 46,1 milioni andranno a rimpolpare la fetta da distribuire in parti uguali, che non può essere inferiore al 40%, cioè 369,7 milioni, 18,5 a testa; i restanti 69,2 saranno appannaggio delle prime dieci classificate (il 15% a testa per prima, seconda e terza; il 10% per quarta, quinta e sesta; l’8% per la settima; il 7% per l’ottava; il 5% per nona e decima), con un milione ciascuno per chi si piazza tra l’undicesimo e il diciassettesimo posto. Altra cosa sono i ricavi non audiovisivi, legati a contratti commerciali come quello per il pallone e il main sponsor: la Lega distribuirà 23,6 milioni in base alla posizione in classifica.

I CLUB — Prendendo per buona la classifica parziale della Serie A e in attesa dell’aggiornamento delle indagini demoscopiche, l’accordo tra le due anime della Lega – grandi da una parte, medio-piccole dall’altra – è stato raggiunto. L’attuale primatista del campionato è anche la società italiana che storicamente incassa di più dai diritti tv: la Juventus è a quota 103,1 milioni, con un balzo di una decina di milioni rispetto alla scorsa stagione. Quasi la metà del bottino bianconero arriva dai bacini d’utenza, che nei criteri di ripartizione incidono parecchio. D’altronde la Juve vanta quasi un terzo dei tifosi tricolori e nelle indagini demoscopiche, che mitigano l’effetto dei sondaggi perché recepiscono pure gli ascolti tv, conquista una quota del 25% del mercato. Il rapporto tra la prima e l’ultima è leggermente aumentato: 4,7 a 1 (era 4,5 a 1 nel triennio precedente). È stato il prezzo che le piccole hanno pagato per avere in cambio il raddoppio del paracadute. Rispetto al passato, pertanto, crescono i premi per chi si piazza nella parte sinistra della classifica: la Juve, il Napoli e la Roma – attualmente sul podio – porterebbero a casa 9,3 milioni a testa. Sarà importante lottare fino all’ultimo minuto in campionato, anche per i bilanci: tra decima e undicesima posizione ballano 2 milioni. Dopo i bianconeri, come al solito, le milanesi: Milan a 80,3 milioni e Inter a 78,2. La differenza tra le due? Bacini simili, i rossoneri vantano migliori risultati nelle cinque stagioni precedenti a questa. Quindi la Roma con 72,7 milioni e il Napoli con 69,7: in questo caso, oltre alla storia incide parecchio l’effetto-popolazione. Curiosità: nella battaglia di Lega la Fiorentina stava dalla stessa parte delle cinque grandi ma è destinata a incassare meno della Lazio (51,2 contro 55,4 milioni) che fiancheggiava le medio-piccole.