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15 marzo 2016 | 11:26

Bologna, Milano e Torino sono le città più smart d’Italia. Cresce la diffusione della banda larga, ma il digital divide spacca ancora in due il Paese. Solo in Sardegna ed Emilia Romagna l’80% delle classi sono connesse (INFOGRAFICHE)

Sono Bologna, Milano e Torino le città più smart d’Italia. Che insieme a Mantova, Parma, Trento e Brescia sono le uniche sette città a registrare un punteggio nella classifica delle smart city superiore all’80%. A conferma di un Paese spaccato in due con la metà dei capoluoghi italiani che non superano il punteggio del 40%. È quanto emerge dalla 3a edizione del rapporto Smart City Index presentato oggi all’evento Italia Smart di EY tenutosi a Roma. Un’iniziativa patrocinata da Agenzia per l’Italia Digitale e organizzata con il supporto di Ericsson, Indra e Tim.

Smart City Index, il rapporto di EY che analizza le 116 città capoluogo italiane utilizzando oltre 470 indicatori, classifica lo sviluppo di reti e infrastrutture intelligenti delle città italiane, misurando la loro capacità di innovare e offrire servizi di qualità ai propri cittadini. Nel rapporto 2016, l’approccio di analisi è stato realizzato con un’impostazione a strati: dalle infrastrutture di rete, ai sensori che rilevano le informazioni, alla delivery platform che le elabora, permettendo di erogare applicazioni e servizi a valore aggiunto per i cittadini da parte di soggetti pubblici e privati.

Ciò che emerge dallo studio è che le smart city sono più competitive delle altre città e rappresentano un volano per l’economia. Tra le infrastrutture prese in esame ci sono la diffusione della banda larga, i servizi digitali (infomobilità, scuola, sanità, turismo, egovernment) e lo sviluppo sostenibile delle città (ambiente, reti energetiche, mobilità alternativa).

Anche quest’anno il podio è appannaggio delle città del Nord Italia: Bologna, la Milano dell’Expo, che strappa l’argento a Torino, scesa al terzo posto in classifica. Roma perde terreno e scivola dal 4° al 9° posto. E il Sud mostra un ritardo strutturale. La prima città capoluogo del Sud Italia è Napoli in 32esima posizione. Lecce, prima città media, al 52° posto. Maglia nera per la Sicilia con i principali capoluoghi che, come nel 2014, si attestano in fondo della classifica. Cagliari al 33° posto guadagna 11 posizioni.

“Lo sviluppo sostenibile delle città è il frutto di una stretta collaborazione tra aziende e istituzioni che insieme contribuiscono alla sua trasformazione all’insegna dell’innovazione”, ha dichiarato Andrea Paliani, Partner EY, Med Advisory Leader. “Ogni territorio però ha una sua caratteristica ed è fondamentale trovare una via di sviluppo che ne rispetti e valorizzi le peculiarità. Il nuovo approccio d’indagine implementato da EY ci ha consentito di evidenziare la smartness di ciascun territorio. Oltre all’evidenza delle grandi città assistiamo ad uno sviluppo di 23 città medie e scopriamo un grande potenziale di crescita. Un valido esempio arriva dalla Puglia, che pur essendo in ritardo rispetto ad alcune regioni del Nord Italia, ha registrato il maggiore tasso di crescita di alcuni indicatori, tra questi l’occupazione giovanile”.

Stando a quanto riporta lo studio, nonostante il panorama italiano sia ancor in ritardo rispetto alle principali città europee e mondiali, il grado di innovazione dei comuni capoluogo continua a crescere.

La diffusione delle infrastrutture a banda ultra larga è uno dei fattori essenziali per lo sviluppo di una Smart City, spiega lo studio EY.

Si conferma in tal senso il trend di crescita degli scorsi anni, per cui il numero di comuni capoluogo coperti da Vdsl (per oltre il 20% della popolazione) nel 2015 è raddoppiato rispetto al 2014. Mentre la copertura Lte ha ormai raggiunto tutti i comuni capoluogo, anche se ci sono ancora 26 comuni che hanno solo uno o due operatori sul proprio territorio.

Inoltre, sono 81 i comuni capoluogo (pari al 70% del totale) in cui oltre il 20% della popolazione è coperta da Vdsl: si tratta di tutti i comuni capoluogo delle città metropolitane e di tutti quelli di medie dimensioni. L’approccio utilizzato dagli operatori mira a raggiungere la percentuale più alta possibile di popolazione coperta in una città prima di iniziare la posa in un’altra: in ben 52 degli 81 comuni raggiunti da Vdsl, infatti, è stata coperta oltre l’80% della popolazione, mentre in soli tre casi (peraltro di comuni di piccole dimensioni con <80.000 abitanti) la copertura non raggiunge il 50% della popolazione.

Ad oggi solo in Sardegna ed Emilia Romagna le aule connesse in rete tramite wi-fi o cablaggio Lan superano l’80% delle scuole connesse in rete, mentre per la maggior parte delle regioni si fanno registrare valori compresi tra il 60% e l’80%.

In Lombardia, per esempio, il 78% delle scuole con più di 500 studenti è in digital divide strutturale, spiega EY, perché non sempre la connessione disponibile è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di studenti e docenti.

In particolare, nel caso di scuole di grandi dimensioni (11% del totale che assorbono però il 35% degli studenti), secondo EY, è importante quantificare la connettività necessaria sulla base del numero di studenti / classi dell’istituto.