15 marzo 2016 | 17:46

Ad aprile una consultazione per la ridefinizione dei compiti del servizio pubblico, dice il sottosegretario Giacomelli. Pronti a parlare anche di una riduzione della raccolta pubblicitaria in Rai

“Il governo immagina una nuova concessione decennale alla Rai”. A dirlo il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, ascoltato oggi in commissione Lavori pubblici al Senato. L’attuale concessione scade il 6 maggio, in vista del rinnovo sarà avviata “entro la prima metà di aprile” un’ampia consultazione pubblica sulla ridefinizione dei compiti del servizio pubblico che coinvolgerà in una prima fase “oltre 60 associazioni e organizzazioni” e poi, attraverso una serie di quesiti online, tutti i cittadini.

Giacomelli, come riporta l’agenzia Ansa, ha illustrato il percorso della consultazione pubblica, che sarà “organizzata in due fasi”, con dapprima un confronto diretto con i principali stakeholders pubblici e privati, con tavoli tematici “che consentano l’approfondimento dei singoli aspetti e il contributo dei diversi mondi e realtà che interagiscono con la sostanza del servizio pubblico: turismo, moda, digitale, cultura, scuola, tutti coinvolti a pieno titolo nel dibattito. Si tratta di oltre 60 associazioni e organizzazioni”. “Partiremo entro la prima metà di aprile”, ha spiegato, “con la convocazione dei tavoli tematici: sistema Italia, industria creativa e cultura, digitale e società italiana. Ogni tavolo avrà un coordinatore. Da questo confronto emergeranno e verranno affinati anche quesiti che verranno sottoposti a consultazione pubblica online sul sito del governo, con la consulenza tecnica dell’Istat, per circa 45 giorni. Sosterremo questa consultazione pubblica con l’informazione e la dovuta valorizzazione”.

Antonello Giacomelli

Il confronto sarà poi aperto a “tutta la società italiana”. “Al termine di questo percorso, attorno alla fine di maggio ci sarà l’analisi degli esiti della consultazione e la predisposizione, su proposta del ministero dello Sviluppo economico di concerto con il dicastero dell’Economia, di uno schema di concessione. Con delibera del consiglio dei ministri, verrà trasmesso al Parlamento perché esprime il suo parere. Poi sarà messo a punto lo schema definitivo dell’atto di concessione, che sarà approvato con delibera del consiglio dei ministri, ragionevolmente prima della pausa estiva o se vi fosse bisogno di un confronto più ampio, alla ripresa dopo l’estate”. A quel punto scatterà “il periodo di sei mesi previsto per realizzare lo schema di contratto di servizio”, che avrà durata quinquennale e non più triennale.

Per dare “il respiro necessario alla consultazione pubblica”, il governo ritiene che “siano necessarie alcune settimane in più”, ha poi spiegato il sottosegretario alle Comunicazioni. “Sono in corso approfondimenti per valutare se la scadenza del 6 maggio sia da considerare termine perentorio o meno: se si arriverà alla conclusione – come sembra – che si tratti di un termine perentorio, entro quella data provvederemo con norma ad assicurare la necessaria continuità fino al varo della nuova concessione”, ha aggiunto. “Tra la possibilità di stringere tutto nei tempi brevi di alcune settimane e quella di approfondire per dare respiro al confronto e piena opportunità a tutti di entrare nel dibattito, la presidenza del Consiglio ha scelto questa seconda strada: il dibattito sul rinnovo del servizio pubblico è un’occasione per tutto il Paese”.

Il sottosegretario è poi tornato sul tema, già affrontato in altre occasioni, della riduzione della raccolta pubblicitaria della Rai a fronte di un recupero dell’evasione del canone. “Non è un tabù”, ha detto, sottolineando come da parte del governo ci sia “la piena disponibilità a discutere del tema”, “purché si parta dall’idea che il tentativo di recuperare un’evasione vergognosa, inserendo il canone in bolletta, sia un’operazione positiva”.

“Nessun tabù”, dunque, nel discutere “di come si ritrova un rapporto corretto tra gettito del canone e risorse pubblicitarie: non è scritto nella pietra. Ma almeno partiamo da una verifica di come va il primo anno” con l’operazione canone in bolletta.

“Mi meraviglia il fatto che chi negli anni passati non si è mai preoccupato di recuperare l’evasione, oggi ci spiega come dovremmo cambiare le cose”. Le richieste di ‘tagliare’ la pubblicità sulla tv pubblica, sollevate in particolare dal patron di La7 Urbano Cairo, “sono posizioni legittime di editori privati che fanno informazione di qualità, ma non hanno la libertà del servizio pubblico perché hanno un editore che ha i propri legittimi interessi”. D’altra parte, però, ha rilevato Giacomelli, “è fuori discussione che chi ha un contributo pubblico a qualunque titolo e usa la pubblicità, deve usarla con la massima correttezza, più di chiunque altro: non sono ammissibili strategie commerciali che puntano a creare difficoltà agli altri soggetti o ad agire in dumping, perché così si mette in difficoltà il sistema paese”. Peraltro, ha ricordato Giacomelli, il dg Rai Antonio Campo Dall’Orto “ha annunciato lo stop della pubblicità sui canali per bambini” da maggio, “dunque è pacifico che si tratta di un tema di cui ridiscutere, ma bisogna farlo con serenità e correttezza”.