16 marzo 2016 | 10:49

AdRai: pensionati molto critici ma schierati per rinnovare il servizio pubblico

di Anna Rotili – “Non disprezzate il passato” è il messaggio del convegno ‘Servizio pubblico, media company ed etica’ svoltosi ieri nella sala degli Arazzi della Rai che l’Associazione dei Dirigenti Pensionati Rai ha promosso in occasione della scadenza dei quarant’anni della Riforma del 15 marzo del ’76 e che è curiosamente coinciso con l’annuncio fatto in Senato dal sottosegretario Antonello Giacomelli che il 12 aprile si aprirà la grande consultazione pubblica per ridefinire i compiti del servizio pubblico invista del rinnovo della concessione dello Stato.

La Rai è davvero un mondo molto speciale se chi vi ha lavorato e ne è uscito da molti anni continua ad avere a cuore il destino di quest’azienda e sente l’esigenza di portare il proprio contributo. Del resto l’Associazione dei Dirigenti Pensionati organizza periodicamente incontri e dibattiti ed è anche decisa a farsi sentire durante la consultazione pubblica.

Bruno Voglino (foto Olycom)

In sala e sul palco un ricco parterre: molti volti della Rai che non c’è più, da Emmanuele Milano, che fu tra i fondatori del Tg1 e direttore di Rai Uno, a Bruno Voglino, grande protagonista della Raitre di Angelo Guglielmi, a tanti dirigenti di stagioni più lontane e più vicine (Claudio Cappon, Andrea Melodia, Celestino Spada, Francesco De Domenico, Franco Monteleone, Francesco Sagna, Silvana Origlia, Elio Matarazzo, Otello Onorato, Andrea Lo Russo Caputi, Giuseppe Straniero e altri ancora), ma anche accademici, professionisti della comunicazione, gli ex consiglieri Carlo Rognoni, Nino Rizzo Nervo e Stefano Balassone, molti dirigenti Rai, e il segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani.

Hanno presenziato al dibattito anche la presidente della Rai Monica Maggioni venuta a ribadire la centralità e la necessità del servizio pubblico e i consiglieri Rita Borioni, Franco Siddi e Carlo Freccero. Molto apprezzata la presenza di Carlo Verdelli, il gran capo dell’informazione della Rai, che ha dichiarato di essere venuto a rendere omaggio alla Rai del passato e ha lodato Prima Pagina, la rassegna stampa quotidiana di Radio 3 di cui si festeggiano in questi giorni i quarant’anni, come una “grandissima invenzione”.

Non è stato un incontro nostalgia, come si poteva temere ma la varietà degli interventi ha offerto anche momenti stimolanti di riflessione sulle nuove sfide a cui la Rai nonpuò sottrarsi se vuol tornare ad essere la prima azienda culturale del paese come una volta. “Abbiamo voluto ricordare che dentro la Rai ci sono competenze ed eccellenze che non si conoscono. Il Centro ricerche di Torino è una punta di eccellenza ma nessuno ne tiene conto e invece in una televisione l’innovazione tecnologica incide sulla produzione dei contenuti. E se questa azienda continua ad fare il massimo degli ascolti è perché ci sono al suo interno grandi professionisti che tutti i giorni stanno sul pezzo” ha spiegato a Prima Elio Matarazzo che è stato un dirigente Rai di peso e per molti anni segretario della sezione Rai del Pd. Nel ’96 fu a capo di un gruppo di studio che elaborò un progetto per l’allora governo dell’Ulivo per trasformare la Rai in una holding controllata da una Fondazione. “La Rai è un’azienda in cui la politica è sempre entrata a gamba tesa e che è stata massacrata durante il periodo berlusconiano”, insiste Matarazzo. “Ora che questa stagione è finita che cosa farà? Noi pensiamo che partendo dai suoi punti di forza sia possibile rifondare un servizio pubblico moderno e in sintonia con una società che è evoluta e con un mercato trasformato dal digitale ed abbiamo voluto dare il nostro contributo proprio nel cominciare a caratterizzare con nuovi contenuti l’idea di servizio pubblico”.

Molti interventi, da Eleonora Andreatta a Paolo Ruffini, l’ex direttore di Raitre oggi a Tv2000, da Carlo Freccero a Bruno Voglino a Andrea Fabiano, alla sua prima uscita pubblica da direttore di Raiuno, hanno sottolineato che il core della Rai sono i contenuti ed è da qui che bisogna ripartire.

Lucido e provocatorio Bruno Voglino ha strigliato: “Ho sentito rivendicare l’importanza del passato che è un peso faticoso da portare. Questa forte identità è un ostacolo a rinnovare Raitre che oggi è una rete di reduci e a me non è mai piaciuto il reducismo”….”La nuova direzione avrà gatte da pelare mica da niente perché non è che tutto vada bene. E allargando il tiro alla programmazione della Rai Voglino ha sottolineato che “sull’intrattenimento si sono perse molte occasioni e che i nuovi personaggi sono venuti fuori tutti da Mediaset”. La Rai ha problemi grossi da risolvere: la fiction, per esempio, che è la vita parallela dello spettatore. ‘Don Matteo’ è il nostro cinepanettone, ma non è il traguardo da raggiungere. Ora deve competere con le risorse della fiction americana e con la forza creativa della fiction scandinava e francese. E’ un problema anche di budget. Ma la televisione deve essere stimolante non accomodante”.

Cosa sarà la Rai? ha concluso Voglino “bisogna chiederlo alla società, non possiamo parlarne tra noi e bisogna seriamente ricominciare a parlare di prodotto. Oggi sono stati sollevati temi molto interessanti ma i bei propositi devono diventare dei programmi e qui sarà dura”.