21 marzo 2016 | 18:47

Ci siamo anche noi. La proposta di 40 giornalisti del Corriere ai colleghi: comprare azioni Rcs per esercitare un ruolo di garanzia e controllo

Entrare nel capitale di Rcs per esercitare un ruolo di garanzia e controllo, in vista del disimpegno della Fiat a seguito della fusione tra Repubblica e Stampa. Questa la proposta avanzata in una lettera indirizzata ai colleghi del ‘Corriere della Sera’ da parte di più di 40 giornalisti del quotidiano, tra cui alcune delle firme più note, tutti i capi desk, oltre a Claudio Magris.

“Se noi giornalisti del Corriere trovassimo il modo di acquistare un pacchetto di azioni potremmo aspirare ad avere voce in capitolo, esercitando soprattutto un ruolo prezioso di garanzia e di controllo”, scrivono i giornalisti, richiamando anche alcune delle critiche sull’errata gestione dell’azienda avanzate dai comitati di redazione nei giorni successivi alla notizia della fusione tra Espresso e Itedi. “In più, daremmo un messaggio chiaro e inequivocabile del nostro impegno a difendere la leadership del Corriere vincendo le nuove sfide che ci troviamo di fronte, a maggior ragione dopo che la fusione fra Repubblica e Stampa è destinata a modificare radicalmente lo scenario editoriale italiano”.

Claudio Magris (foto olycom)

Per giornalisti firmatari, tra i quali figurano anche Pierluigi Battista, Massimo Franco, Aldo Cazzullo, Sergio Rizzo, Fiorenza Sarzanini, Beppe Severgnini, Gian Antonio Stella, Francesco Verderami, l’uscita del gruppo automobilistico torinese dal capitale di Rcs “offrirebbe un’occasione da non perdere”, e “potrebbe essere un buon investimento sul nostro futuro”. “Gli strumenti non mancherebbero”, scrivono ancora. “Ad esempio una società dei redattori, aperta a pensionati e poligrafici, alla quale potrebbe partecipare con una quota libera chiunque voglia essere della partita. Magari investendo anche parte delle nostre competenze accantonate in varie forme.

“E’ ovvio che non si tratta di sostituirci agli azionisti cui chiediamo anzi di fare con maggior convinzione la loro parte: reinvestendo nel giornale, se necessario, parte dei rilevanti profitti che il Corriere ha garantito loro in tanti anni”, scrivono ancora, definendo il Corriere “una parte integrante della storia del Paese”. L’obiettivo, concludono, sarebbe “costruire un presidio di professionalità nell’azionariato, capace se possibile di garantire un ruolo di rappresentanza”. “Vi chiediamo solo di pensarci seriamente”.