29 marzo 2016 | 18:20

La Rai oggi è un’azienda morta, dice al ‘Fatto’ Angelo Guglielmi. Campo Dall’Orto? Uomo inconsistente, povero di idee e un po’ gradasso

La Rai oggi? Un’azienda morta, che non produce nulla e non crea lavoro. Angelo Guglielmi, in un’intervista pubblicata dal ‘Fatto Quotidiano’ domenica 27 marzo, ha raccontato il suo punto di vista sulla Rai, nella quale ha lavorato dal 1954, ricoprendo per sette anni, dal 1987 al 1994, anche la carica di direttore di Rai3.

Parlando degli anni alla guida della terza rete del servizio pubblico, Guglielmi spiega di essere partito dal chiedersi cosa mancasse alla tv italiana. “Mancava un’ informazione seria sulle condizioni del Paese. Fino a metà anni 80 la tv era stata un nastro trasportatore. Portava nelle case romanzi, teatro, musica e film senza mai raccontare il contesto sociale né sfiorare il contatto con le persone”.

Angelo Guglielmi (foto Olycom)

Santoro, Dandini, Fazio, Chiambretti e Ferrara, sono alcuni dei personaggi televisivi che lui ha lanciato, insieme a programmi come ‘Quelli che il Calcio’, Blob’, ‘Chi l’ha visto?’. E ‘Samarcanda’. “Il genere è logoro, sono diventati tutti uguali, ne farei sopravvivere uno solo”, dice a proposito dei talk politici. “L’ altra sera ho fatto la spola tra DiMartedì e Ballarò. Si discuteva di Bruxelles. Già sapevi cosa avrebbero detto. C’ era quell’aria luttuosa, quell’atmosfera di pena, una cosa intollerabile. Peccato per Giannini. Floris è un giornalista televisivo. Giannini invece è un bravo giornalista”.

Parlando degli eventi storici che accompagnarono gli anni in cui era al timone di Rai3, Guglielmi parla anche di Berlusconi, non sono di quello politico, ma anche dal punto di vista televisivo. “Si era messo in testa di portarmi a Mediaset”, spiega. “Finsi di starci e rilanciai: ‘Va bene, ma solo se con me viene tutta la rete’. Incredibilmente sul tema si tenne più di una riunione. Nell’ ultima, a casa di Costanzo, c’erano anche Confalonieri, Galliani e quello sciagurato di Dell’Utri. Poi non se ne fece nulla. Sapevamo che era impossibile.”

In chiusura le parole dure sulla Rai di oggi, che definisce un’azienda  che  ”esiste solo per sua stessa sopravvivenza”. ”In Italia gli operatori di cinema e tv, Rai compresa, sono 47.000. In Francia il doppio. In Inghilterra più del triplo. Nonostante questo, la Rai ha un indice d’ ascolto più alto di Mediaset, gli sponsor pagano bene e quindi nessuno si azzarda a inventare niente. Ci si appoggia a quel che c’è già e che funziona perfettamente come Sanremo e si comprano format esteri. La Rai non ha altra preoccupazione che fornire un pasto indigesto che forse piace proprio perché è indigesto”. Dal suo punto di vista, fatta eccezione per la ‘Piovra’, e in tempi più recenti con ‘Montalbano’, “le fiction degli ultimi decenni un po’ fanno pena e un po’ fanno ridere. Almeno costano poco”.

“Potevano essere migliori, ma non sono il punto”, dice poi sul fronte nomine. “Chi c’è ora, Bignardi inclusa, non potrà fare nulla di meglio di quello da cui siamo già offesi. Finché la Rai non si trasforma in una grande azienda di produzione culturale, puoi chiamare a Viale Mazzini anche Gesù ma non risolvi niente”.

Giudizi poco lusinghieri anche sul Cda, “che non conta nulla”, e soprattutto sul direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. “Mi è parso un uomo di nessun interesse e di totale inconsistenza. Non solo povero di idee, ma anche un po’ gradasso”, dice, per poi concludere a proposito del suo ruolo ridisegnato dalla riforma Rai: “Quando mi hanno detto che il premier, un tipo che io considero furbo, voleva farne l’ elemento di punta ho pensato a una balla. Era vero. Con la riforma, Campo Dall’ Orto può far molto. Sempre ammesso che lo sappia fare”.