29 marzo 2016 | 18:00

Il New York Times pensa a un tetto agli articoli letti attraverso Facebook e Twitter. L’obiettivo è cerca di arginare i raggiri al paywall, convertendo gli utenti social in abbonati

Il New York Times, una delle prime testate coinvolte nel progetto Instant Articles di Facebook, starebbe cercando il modo per rendere più difficile aggirare il suo paywall. Secondo quanto scrive il sito Re/code il quotidiano, che oggi conta più di un milione di abbonati alla sua versione online, pensa infatti di limitare il numero degli articoli che gli utenti senza sottoscrizione possono leggere passando da Facebook e Twitter.

Due mesi fa infatti, riporta il sito, il giornale ha iniziato a fissare a 10 il limite di articoli che alcuni utenti potevano leggere passando da Facebook, e da venerdì, ha spiegato Eileen Murphy, head of communications, ha ampliato il test anche a Twitter e agli altri servizi.

Dean Baquet, direttore del New York Times (foto Businessweek.com)

Dean Baquet, direttore del New York Times (foto Businessweek.com)

Quando il Times ha lanciato nel 2011 il suo paywall, il limite di articoli che i lettori potevano leggere gratuitamente senza sottoscrizione era prima di 20 e poi di 10 al mese, mentre non vi era nessuna soglia per chi invece accedeva al sito passando da Twitter e Facebook. Una scelta che chiaramente si collegava alla volontà di aumentare la propria visibilità anche tra i non lettori. Ora la situazione è cambiata, e l’obiettivo del quotidiano sembra piuttosto quello di convertire i lettori che provengono dai social in utenti abbonati. Secondo Murphy il nuovo limite potrebbe “impattare circa sul 50% dei lettori che leggono più di 10 articoli al mese”, ed è possibile che il giornale decida di abbandonare il test.

Insomma, conclude Re/code, l’impressione è che se da una parte il paywall diventerà sempre più difficile da evitare, dall’altra parte gli editori saranno sempre più impegnati a trovare nuove vie per raggiungere i lettori. Come del resto ha fatto il Wall Street Journal che, se da un lato rilancia alcuni articoli su Snapchat Discover, dall’altro rende più difficile l’accesso alle sue pagine attraverso la back door di Google.