31 marzo 2016 | 18:08

Verdelli: l’informazione Rai rischia di diventare irrilevante se non abbandona liturgie sgretolate e non cerca nuove strade per comunicare. Se dovessi fallire me ne accorgerò da solo e toglierò il disturbo

“O l’informazione abbandona liturgie e certezze ormai sgretolate, e umilmente cerca nuove strade per parlare con la gente, per comunicare il mondo in cui viviamo in una lingua coerente con questo mondo, oppure si consegnerà da sola a una progressiva e pericolosa irrilevanza”. E’ questo uno dei passaggi principali dell’intervento del direttore editoriale per l’offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, reso noto da AdnKronos durante il convegno ‘InformeRai’ in svolgimento presso la Camera dei deputati e organizzato dall’Area popolare.

Carlo Verdelli (foto Olycom)

Un convegno al quale Verdelli doveva partecipare ma che poi non lo ha visto presente a causa di impegni improvvisi con il direttore generale in viale Mazzini. Un’assenza la sua, spiegata ai presenti dal capogruppo alla Camera Maurizio Lupi e alla quale si è rimediato leggendo le circa tre pagine distribuite alla stampa e agli altri ospiti. “Questo cercherò di mettere al centro del mio lavoro in Rai - ha aggiunto Verdelli- dovessi fallire, non ci sarà bisogno che qualcuno me lo faccia notare. Me ne accorgerò da solo e toglierò rapidamente il disturbo”.

Secondo Verdelli, innanzitutto, occorre partire da una questione: “Se la prima funzione del servizio pubblico è quella di tenere costantemente informati i cittadini, la Rai è l’unica azienda strutturata per assolvere Bene? Male? Così così?) questo ‘obbligo’ con un impiego di persone e risorse che è assolutamente fuori dalle regole vigenti del mercato privato”. Detto questo, però, il direttore Verdelli ribadisce (come già fatto in commissione di Vigilanza di recente) che la Rai “l’orologio dell’informazione Rai dà l’impressione di essersi fermato alla fine del ’900, nel senso che l’approccio, gli stilemi narrativi, il linguaggio, la generosa ma un po’ caotica  rincorsa al digitale (si è arrivati a 250 siti variamente riconducibili al marchio Rai, che non è una ricchezza ma una dissipazione di rilevanza) risentono in generale di una certa inconsapevolezza del nuovo che intanto è avanzato”.

 ”Chiunque auspica che la Rai sia equilibrata, sobria, educata e financo educativa -dice Verdelli- Diciamo che tutte le volte che ciò non accade si appanna la mission fondante dell’azienda, che è quella di rappresentare tutti gli italiani. E’ vero oggi, era vero  ieri, sarà vero se alla Rai sarà affidato il compito di rappresentare il servizio pubblico”. “La commissione di Vigilanza vigila -sottolinea Verdelli- è il suo compito istituzionale; i politici vigilano pure e spesso protestano, tutto lecito visto che sono i rappresentanti scelti da quel popolo a cui la Rai appartiene. E’ un loro diritto, non mi sogno di contestarlo -scandisce il direttore dell’offerta informativa Rai- anzi va benissimo che ci si ‘tocchi il tempo’ ove mai si ravvisassero eccezioni acclarate, spudorate, rispetto alla regola fondativa della ditta. Ma, consentitemi di ribadirlo, questo è un tema eterno, e va comunque affrontato e gestito con sempre maggiore attenzione e cura. Non è, però, questo il tema in cima all’agenda. Non è questa l’urgenza più urgente”.