03 aprile 2016 | 17:12

Lettera43 acquisita da Casaleggio e Scanzi verso la direzione. Sembra vero, ma è un riuscitissimo pesce d’aprile

“Ok, confessiamo: l’abbiamo fatta grossa. E non ce l’aspettavamo. Abbiamo pure spinto Casaleggio nei trending topic di Twitter e siamo finiti tra i pesci d’aprile migliori selezionati da Blogo e Wired. E pensare che tutto era nato come uno scherzo ai nostri lettori”. Inizia così la spiegazione dello scherzo (ben riuscito)  ideato da  Lia Celi.

Lettera43 prosegue così. BASTAVA GUARDARE IL CALENDARIO. Alcuni di voi hanno guardato la data sul calendario prima di aprire Lettera43.it, e quando hanno letto la notizia della sua vendita alla Casaleggio associati e il relativo comunicato della redazione hanno messo insieme i pezzi del puzzle: un pesce d’aprile frutto di un’idea collettiva e reso possibile grazie a un articolo della nostra Lia Celi (sì, Rita Pesciani non esiste, ci siamo inventati pure lei). Altri, invece, non hanno pensato a che giorno fosse, e hanno reagito a modo loro.
Questo scherzo ci è costato oltre 80 like sulla pagina di Facebook. Lettori delusi e indignati che speriamo di poter recuperare (magari con un bel sorriso) ora che sveliamo il gioco.

Ecco com’è partito il riuscitissimo pesce d’aprile

Affare lampo, il giornale cambia editore. Addio News3.0, ora c’è il guru del M5s. Per il dopo Madron in pole Scanzi. Caldarola lascia. Redazione in subbuglio.
di Rita Pesciani | 01 Aprile 2016

Una sintesi fra la profezia di Philip Mayer, che vede nel 2043 la fine dei quotidiani in forma cartacea, e le mitiche macchine da scrivere prodotte dalla Olivetti.
Come se Paolo Madron, battezzando nel 2010 Lettera43.it il suo quotidiano web, avesse inconsapevolmente stilato l’identikit dell’editore ideale: un profeta dei media con un passato nell’azienda più «illuminista» d’Italia.
Sei anni dopo, il presagio si realizza: con un’acquisizione-lampo siglata nella notte, una delle testate web più cliccate d’Italia è passata dalle mani del gruppo editoriale News3.0 a quelle della Casaleggio associati.
Cioè di Gianroberto Casaleggio, guru della Rete ed ex programmatore software alla Olivetti.
E, soprattutto, guru del Movimento 5 stelle.
NUOVO ORGANO UFFICIALE. Ma forse nel blitz la cabala c’entra poco.
Alla vigilia di un appuntamento decisivo come le elezioni amministrative del 2016, con i loro candidati in corsa a Milano, Torino, Napoli e soprattutto Roma, ai grillini non bastava più la sponda giornalistica de Il Fatto Quotidiano.
Che peraltro ha preso in più occasioni le distanze dal profeta del Movimento, accusato di eccessive ingerenze in forma e contenuti del giornale, non ultima la pretesa che Il Fatto abbandonasse la carta ben prima del 2043 e uscisse solo sul web.
No, per affrontare le prossime battaglie (all’orizzonte il fatidico 2018, anno delle elezioni politiche e della prossima guerra mondiale, secondo il Casaleggio-pensiero) il M5s aveva bisogno di un organo «ufficiale» nativo digitale. E affidabile.
NIENTE BLITZQUOTIDIANO. Dopo l’inevitabile consultazione sul blog di Grillo, la scelta è caduta sul quotidiano che state leggendo.
«Non in prima battuta», rivela uno dei pochi collaboratori loquaci di Casaleggio.
«Il più votato dai militanti era BlitzQuotidiano, che fa un tipo di informazione molto più in linea con il movimento, anzi, Grillo lo considera l’unica voce attendibile dell’informazione italiana. Lettera43.it ci è sempre stata ostile, anche se, con la solita ipocrisia dei giornali italiani, si dichiara neutrale. Ma si sa com’è fatto Casaleggio, consulta consulta e poi fa di testa sua. Del resto i soldi in questa storia ce li mette lui».
E vale la pena di metterli per una testata con 140 mila utenti unici per 600 mila pagine viste ogni giorno.
Ma è fisiologico che, dopo i soldi, il mentore di Grillo voglia metterci pure le mani.

Dal 4 aprile diventiamo Lettera27.it: Scanzi verso la direzione

Anche se per ora Casaleggio non si sbottona, sul nuovo assetto del giornale girano già parecchie voci.
La più clamorosa? Il cambio della testata, che dal 4 aprile è pronta a diventare Lettera27.it: il guru di via Morone colloca nel 2027 la fine dei giornali su carta, in anticipo di 16 anni rispetto a Mayer.
La più scottante? Il successore di Paolo Madron.
Il padre fondatore e direttore, che ha rimesso il mandato nelle mani del nuovo editore ma resta ad interim, potrebbe presto lasciare il posto a un altro giornalista.
CONSULTAZIONI ONLINE. «Naturalmente sarà designato interpellando il Movimento attraverso apposite Direttorarie», ci dice il nostro insider, «ma sospetto che andrà a finire come al solito: alla fine lo sceglierà Casaleggio».
E per una volta le simpatie dei pentastellati e quelle del loro profeta potrebbero convergere su un nome: Andrea Scanzi.
Interpellato in merito, la penna più acuminata (e più filogrillina) de Il Fatto dice di non saperne nulla e di non essere comunque disponibile, causa i suoi molteplici impegni letterari e televisivi.
CENA TOP SECRET. Eppure Dagospia riferisce di un abboccamento top secret Scanzi-Casaleggio-Madron non più tardi della serata del 31 marzo in una sala riservata del Munda, esclusivissimo ristorante vegan-ayurvedico milanese a due passi dalla sede del gruppo News3.0.

La redazione sul piede di guerra: «Svendita e tradimento»
In un durissimo comunicato annuncia lo sciopero e grida alla «svendita» e al «tradimento» di un progetto nato all’insegna dell’indipendenza.
Le (blande) garanzie di pluralismo e di rispetto delle professionalità arrivate da via Morone sono poco convincenti.
Lo è molto di più la dondolante gabbia di ferro che i redattori si sono improvvistamente ritrovati in sala riunioni e che non sembra proprio una lampada di Artemide.
QUANTI CAMBI DI CASACCA. «Sentite questa corrente? Sono i repentini cambi di casacca», ironizza Francesca Buonfiglioli, una delle poche a tenere il punto, «a poche ore dalla diffusione del nostro comunicato è tutto un dissociarsi, redattori, collaboratori fino a ieri renziani o bersaniani si spacciano per pentastellati della prima ora».
Ma c’è anche chi se ne va in volontario esilio. Come l’anti-grillino più duro e puro di tutti, Peppino Caldarola, che da ex-direttore de l’Unità di rospi ne ha ingoiati tanti: «Ho avuto come editori il Pci, Marchini (a nome di D’Alema) e gli Angelucci. Ero già cascato male da bambino. Avrei accettato Berlusconi, perfino la Santanché, ma Casaleggio no. Scanzi? Se parla di prosecco lo seguo, se parla di politica scappo. Addio, Paolo, non me lo dovevi fare».
MADRON FARÀ IL LIBRETTISTA. E lui, Madron, l’artefice di Lettera43-fra-poco-27.it? Si è chiuso nel suo studio.
Da cui trapela un allegro fischiettio sull’aria di Che gelida manina e un rumore di scatoloni riempiti in fretta.
Agli intimi avrebbe confessato di non vedere l’ora di andarsene per dedicarsi interamente alla sua seconda attività, quella di librettista in collaborazione con il compositore Pierangelo Valtinoni.
E come si intitola la loro prossima fatica? Le nozze di Prometeus e Gaia. Prometeus e Gaia sono i nomi dei due discussi video, rispettivamente dedicati al futuro dei media e della politica. Firmati Casaleggio. Un caso?