04 aprile 2016 | 8:47

Panama Papers, la più grande fuga di notizie nella storia della finanza pubblicato dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo. Ecco i nomi dei potenti che usano i paradisi fiscali, tra gli italiani – scrive ‘L’Espresso’ – c’è Montezemolo

(Rainews24) Sono che sono direttamente citati nell’inchiesta sui Panama Papers, il mare di documenti pubblicato dal Consorzio internazionale di giornalismo investigativo sulla base di 2,6 terabyte di dati consegnati da una fonte interna allo studio legale di Panama Mossack Fonseca sull’utilizzo dei paradisi fiscali. Molti di più i parenti o gli uomini vicini a questi leader. LEADER – Mauricio Macri, presidente dell’Argentina – Bidzina Ivanishvili, ex premier della Georgia – Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda – Ayad Allawi, ex premier dell’Iraq – Ali Abu al Ragheb, ex primo ministro della Giordania – Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex premier del Qatar – Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, ex emiro del Qatar – Salman bin Abdulaziz bin Abdulrahman Al Saud, re dell’Arabia saudita – Ahmad Ali al-Mirghani, presidente del Sudan – Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti ed emiro di Abu Dhabi – Pavlo Lazarenko, ex primo ministro dell’Ucraina – Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina

CONGIUNTI DEI LEADER E PERSONE LORO VICINE

Famiglia del presidente azero Ilham Aliev – Deng Jagui, cognato del presidente cinese Xi Jinping – Li Xiaolin, figlia dell’ex premier cinese Li Peng – Arkady e Boris Rotenberg, amici del presidente russo Vladimir Putin – Sergey Roldugin, violoncellista amico del presidente russo Vladimir Putin – Rami e Hafez Makhlouf, cugini del presidente siriano Bashar al Assad – Ian Cameron, padre del primo ministro britannico David Cameron – Alaa Mubarak, figlio dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak – Mounir Majidi, segretario personale del re del Marocco Mohammad VI – Mariam Safdar, Hasan e Hussain Nawaz Sharif, figli del primo ministro pachistano Nawaz Sharif – John Addo Kufuor, figlio dell’ex presidente del Ghana John Agyekum Kufuor – Mohd Nazifuddin bin Mohd Najib, figlio del primo ministro della Malaysia Najib Razak – Daniel Muñoz, segretario privato del defunto presidente argentino Nestor Kirchner e associato anche alla moglie e poi presidente Cristina Fernandez de Kirchner – Juan Armando Hinojosa, imprenditore vicino al presidente messicano Enrique Penha Nieto – Pilar di Borbone, sorella maggiore dell’ex re di Spagna Juan Carlos – Jean-Claude N`Da Ametchi, vicino all’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo – Clive Khulubuse Zuma, nipote del presidente del Sudafrica Jacob Zuma – Mamadie Touré, vedova del defunto presidente di Guinea Lansana Conté Studio legale Fonseca: “Un attacco” a Panama L’indagine sulle fortune offshore dei grandi del mondo è “un crimine” e un “attacco” contro Panama. Così il capo dello studio legale Mossack Fonseca, da cui un informatore ha fatto uscire 11 milioni di documenti riguardanti i conti di 140 leader politici e personalità di primo piano. “E’ un crimine, un crimine”, ha detto Ramon Fonseca Mora, direttore e uno dei due fondatori dello studio Mossack Fonseca. Secondo Fonseca, 64 anni, “è un attacco contro Panama perché molti Paesi non gradiscono il fatto che noi siamo molto competitivi nell’attrarre le imprese”. “Ci sono due modi di vedere il mondo: il primo è quello di essere competitivi, il secondo quello di creare imposte”, ha aggiunto, sostenendo che “c’è una guerra tra i Paesi aperti, come Panama, e i Paesi che tassano sempre più le loro aziende e i loro cittadini”.

Ecco gli italiani con i soldi in paradiso, pubblicati da L’Espresso

Si chiama Lenville overseas e ha sede a Panama la società che proietta il nome di Luca di Montezemolo nel lungo elenco degli italiani con l’offshore. I documenti analizzati da l’Espresso confermano che lo studio Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi del presidente di Alitalia. Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l’altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell’epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, ha ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell’italiana Banca Intermobiliare. Raggiunto da l’Espresso, Montezemolo non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

Le carte di questi affari sono custodite nell’immensa banca dati di Mossack Fonseca. Un gigantesco archivio informatico a cui, grazie a un anonimo informatore, hanno avuto accesso i giornalisti dell’Icij, l’International Consortium of investigative journalists . Montezemolo si trova in folta compagnia. Circa un migliaio di clienti provenienti dal nostro Paese sono citati, a vario titolo, nei documenti che l’Espresso ha consultato. Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.

Nei prossimi giorni, una volta completate le nostre verifiche, daremo conto di questi affari offshore. Intanto va segnalato che nelle carte ricorrono i nomi di due grandi istituti di credito italiani come Unicredit e Ubi. Non solo. I file panamensi aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell’eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni Settanta. E negli stessi documenti segreti compare anche il nome di Giuseppe Donaldo Nicosia, sotto inchiesta a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Un’inchiesta in cui è coinvolto anche l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che sta scontando in carcere una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Anche Jarno Trulli, l’ex pilota di Formula Uno, risulta azionista della Baker street sa, una società registrata nelle isole Seychelles e creata con l’assistenza dei legali dello studio Mossack Fonseca. Il campione, ritiratosi dalle corse nel 2012, è andato offshore grazie all’intermediazione del Credit Foncier Monaco, uno degli istituti di credito più forti sulla piazza di Montecarlo. Questo è quanto risulta dalle carte ufficiali, ma Trulli, contattato da l’Espresso tramite il suo manager, non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

«Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo» è stata invece la replica del portavoce di Unicredit. I file segreti raccontano una storia più articolata. La banca milanese in effetti ha avuto relazioni d’affari con lo studio panamense per la gestione di circa 80 società offshore. Per esempio la Baracaldo inc. e la Overshoot inc. entrambe di Panama, oppure la Nemo partners Ltd, registrata alle Isole Vergini britanniche. Nel 2010 però Unicredit prende le distanze.

Il cambio di rotta coincide con un altro avvenimento: il gruppo italiano vende parte delle sue attività in Lussemburgo ai tedeschi di Dz bank. E proprio dal Granducato passava il rapporto tra Unicredit e Mossack Fonseca. I documenti danno conto anche dei tentativi dei manager dello studio panamense per riallacciare i rapporti con l’istituto di credito. Senza successo.

Anche per Ubi banca, la grande Popolare bergamasca che si è da pochi mesi trasformata in spa, la piattaforma d’operazioni per gli affari offshore si trovava a Lussemburgo. È quindi Ubi international che dal Granducato ha incrociato la rotta di Mossack Fonseca. Nelle carte compaiono i nomi di 40 sigle offshore, registrate a Panama e alle isole Seychelles, che appaiono legate a Ubi. Una decina risultano ancora attive. Nei documenti si trova però traccia di numerose conversazioni tra i manager di Mossack Fonseca e i manager di Ubi banca in Lussemburgo.

«Non abbiamo società controllate in quelle località», ha risposto la banca a l’Espresso. Gli azionisti delle offshore sono però da ricercare tra i clienti di Ubi, che via granducato e con l’assistenza delo studio panamense sono così riusciti a sbarcare in un paradiso fiscale. Chi sono questi clienti? Mistero, perché il capitale delle società è al portatore.

Nessun mistero invece per quanto riguarda la Countryside Group Ltd delle Seychelles. Il titolare delle azioni, lo shareholder, come viene indicato nei file di Mossack Fonseca, è Oscar Rovelli, uno degli eredi di suo padre Nino, l’imprenditore che quarant’anni fa controllava il gruppo chimico Sir.

Il nome dei Rovelli è stato al centro di una complicata vicenda giudiziaria conclusa nel 2006 con una sentenza di Cassazione. Quel verdetto, che condannava tra gli altri l’avvocato Cesare Previti, stabiliva che la famiglia si era comprata a suon di bustarelle la sentenza del Tribunale di Roma che le assegnava un risarcimento del valore di quasi 400 milioni di euro nei confronti dell’Imi la banca che aveva suo tempo finanziato la Sir. Nel frattempo però quella somma era già stata dispersa nei più diversi paradisi fiscali ed è così partita un’indagine della magistratura per recuperare il denaro. L’inchiesta ha già portato a sequestri importanti negli anni scorsi. La Countryside Group delle Seychelles non fa parte, però, dell’elenco di offshore estere già individuate dagli investigatori. Oscar Rovelli ha risposto a l’Espresso, tramite il suo avvocato, di «non avere alcun ricordo di quella società».

È invece ancora in pieno svolgimento la caccia al tesoro di un altro cliente di Mossack Fonseca del calibro di Giuseppe Donaldo Nicosia, imprenditore della pubblicità televisiva, latitante dal 2014, quando avrebbe dovuto essere arrestato per truffa all’Iva, bancarotta fraudolenta e altro. Nicosia era socio di Dell’Utri nella società spagnola Tomé Advertising SL, che secondo le accuse della Guardia di Finanza sarebbe servita per una truffa da 43 milioni all’Erario. L’ex braccio destro di Berlusconi avrebbe beneficiato personalmente di una parte del presunto bottino. in particolare Nicosia gli avrebbe versato 10mila euro al mese dal 2008 al 2011 con la giustificazione, ritenuta falsa, di un ipotetico affitto del palazzo di Dell’Utri in via Senato a Milano.

Secondo le indagini della Guardia di Finanza Nicosia avrebbe reinvestito i proventi della presunta frode in acquisti di lusso: Rolls Royce, Harley Davidson, scuderie di cavalli. Ma il fiore all’occhiello è il doppio appartamento acquistato nel 2006 a New York: il Cityspire Condominium, al 150 West 56th Street. E qui entra in gioco il ruolo di Mossack Fonseca. In rapida successione Nicosia costituisce due offshore: il 20 maggio 2011 Darion Trading, alle British Virgin Islands, e, il 13 giugno, Amadocia, nel Delaware americano. Subito dopo che fa? Per 3,2 milioni di dollari vende l’appartamento di Manhattan a sè stesso, cioè alla Amadocia, controllata da Darion Trading. Un vero lavaggio all’ombra delle offshore. Ma non è tutto. Perché su quella casa pendeva una richiesta di sequestro proveniente da Milano, presa in esame negli Usa nel marzo 2015, ma approvata dal giudice Richard Roberts appena lo scorso 1 marzo. Peccato che in autunno Nicosia avesse già ceduto il suo gioiello per 3,7 milioni. Oltre al danno anche le beffe.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/04/03/news/panamapapers-ecco-gli-italiani-con-i-soldi-in-paradiso-1.256649