04 aprile 2016 | 11:15

Il ‘throttling’, la strozzatura della qualità video attuata da Netflix nella battaglia con le telco, spiegata da Segantini sul ‘Corriere’

Così Netflix ha «strozzato» la qualità video dei clienti. L’analisi Edoardo Segantini su Corriere Economia del 4 aprile – La net neutrality, cioè il concetto che il traffico Internet debba essere trattato allo stesso modo, senza corsie preferenziali a pagamento, sta diventando un campo di battaglia.

Edoardo Segantini

Edoardo Segantini

Oggi in America, domani in Europa. Il contrasto, al momento, si gioca tra i due big delle reti (At&t e Verizon) e la superpotenza dello streaming video, Netflix, da qualche tempo operativa anche in Italia. Gli ultimi giorni hanno mostrato bene il tema del contendere: la qualità del servizio e la ripartizione dei suoi costi. La televisione (chiamiamola così) da tre anni accusa le due telco di fare throttling , ovvero di tener bassa (letteralmente di «strozzare» la qualità dei film veicolati sulle loro reti. E’ poi emerso che la «strozzatura» c’è stata, sì, ma a stringere il cappio è stata proprio Netflix. Lo sta facendo, ha ammesso per la prima volta l’azienda, con un doppio obiettivo: uno, dichiarato, di «proteggere i consumatori dal rischio di superare i tetti di abbonamento ai dati mobili»; l’altro, sostanziale, di evitare che acquistino meno film in streaming. In sintesi: Netflix difende il suo business (i contenuti), le telco proteggono il loro (il trasporto dei contenuti sulle reti). Come i generali romani, Netflix divide il «fronte avversario»: limita la qualità video per i clienti di At&t e Verizon ma non per quelli di TMobile e Sprint. Le quali, a differenza delle due più grandi, quando il consumo del cliente supera la soglia contrattuale, anziché addebitargli una tariffa extra, rallentano la velocità di connessione. Il «di più» che un cliente consuma, guardando film in alta definizione, dicono At&t e Verizon, dovrebbe esser pagato da Netflix. Ma quest’ultima grida alla sacra «neutralità violata».

In realtà di sacro non c’è un bel niente: è solo un conflitto di interessi industriali e commerciali tra giocatori potenti. La storia del throttling è venuta fuori grazie a un esperto di informatica, Milan Milanovic, che tiene costantemente sotto controllo la velocità di connessione delle telco e ha postato su YouTube la bassa qualità dello streaming video di Netflix sulle reti At&t e Verizon. Bisogna infine tener conto di due aspetti. Primo: quando, in una certa zona o quartiere, tante persone si mettono contemporaneamente a guardare film online in alta definizione, facilmente si creano congestioni delle reti. Secondo: del traffico dati su reti fisse Netflix consuma, da sola, quasi il 40 per cento. E non a caso la sua offensiva contro At&t e Verizon è partita nel 2014, quando le due telco si sono rifiutate di dare la connessione diretta e gratuita ai suoi server.
Netflix ha fatto pragmaticamente retromarcia e ha pagato per connettersi. Ma da quel momento ha trasformato la sua guerra di business in una «battaglia di libertà» e «contro ogni discriminazione»: cui tanti, forse troppi, hanno creduto.