05 aprile 2016 | 10:23

Le scienze comportamentali spiegano perchè abbocchiamo ai clickbait, i titoli ‘esca’ dei giornali. Anna Masera: non vale la pena promettere ai lettori ciò che non si è in grado di mantenere, perchè poi non tornano

Lastampa.it di Anna Masera – Un titolo può essere accattivante per invogliare i lettori a leggere un articolo? Certo che sì. E quando questo articolo è online, per leggerlo spesso bisogna “cliccare” sul titolo. Fin qui è normale mestiere giornalistico applicato al digitale. La situazione si complica quando l’articolo non mantiene la promessa del titolo. Allora il lettore si sente imbrogliato. 

Anna Masera (foto Olycom)

Anna Masera (foto Olycom)

Si tratta del cosiddetto “Clickbait ” ovvero quel meccanismo online che porta i siti di news a esasperare contenuti e titoli dei propri articoli utilizzandoli come esche per attirare clic. Un vecchio trucco scorretto e fastidioso, ma che sul Web funziona molto bene perchè finchè non si clicca il titolo non si vede l’articolo e crea una suspense irresistibile.

Funziona anche quando i lettori lo riconoscono per quello che è. C’è chi ha trovato una spiegazione nelle scienze comportamentali. Secondo gli studi sarebbero due i motivi per cui si clicca su un titolo palesemente esagerato o fuorviante: da una parte le emozioni suscitate che prevaricano il proprio intuitivo buonsenso, dall’altra una certa pigrizia cerebrale.

A volte quella dei siti di news che adottano consapevolmente questa tecnica è una scelta intenzionale: una testata online nota per essere cresciuto grazie al successo di questa strategia di marketing comunicativo è Buzzfeed. In tanti addetti ai lavori ancora ricordano quando il comico Jon Stewart cui paragonava le testate online alla BuzzFeed agli imbonitori da circo di Coney Island che urlano inviti come «venite a vedere uomo con tre gambe!», salvo poi presentare un ragazzo con una semplice stampella.

Il finale, insomma, lascia sempre l’amaro in bocca. Quindi non vale la pena promettere ai lettori ciò che non si è in grado di mantenere perchè magari cliccano, ma poi si irritano e non tornano. Dai giornali ci si aspetta la ricerca della verità, scritta bene. Ed è chiaro che il clickbait nel giornalismo non sia deontologicamente accettabile. È importante che anche il pubblico sia vigile quando i giornali ci cascano.

Se ne parlerà certamente, come di tanti altri temi che riguardano la deontologia professionale e il futuro del giornalismo, al Festival internazionale di Perugia #Ijf16 dal 6 al 10 aprile.

@annamasera