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05 aprile 2016 | 13:55

Stretta finale nell’accordo tra Mediaset e Vivendi. Pier Silvio Berlusconi candidato a entrare nel board francese

La firma dell’accordo tra Mediaset e Vivendi è questione di ore, si vocifera domani, anche se potrebbe richiedere qualche giorno in più. A scriverlo oggi sono diversi quotidiani italiani e francesi che ricostruiscono i passaggi della trattativa che, come già più volte segnalato dalla stessa stampa ha come leve strategiche la produzione e la distribuzione di contenuti su scala europea, creando una alternativa a realtà nuove e sempre più forti a livello internazionale come Netflix. 

Secondo quanto spiegano tra gli altri ‘Il Sole 24 Ore’ e il francese ‘Les Echos’, al centro c’è uno scambio di partecipazioni tra i due gruppi, pari al 3,5% delle quote azionarie. La quota francese da sola vale 870 milioni mentre quella del Biscione 150 milioni e la differenza verrà colmata conferendo a Vivendi il 100% di Premium. Attualmente l’11% della pay tv del Biscione è sotto il controllo degli spagnoli di Telefonica, ma, secondo quanto scrive ‘La Stampa’, Cologno ha un “diritto di trascinamento”, che in base agli accordi stipulati, impegnerebbe gli spagnoli a seguire le decisioni di Mediaset anche in caso di vendita. come in questo frangente. Lo scambio di quote sarà sancito anche dall’ingresso dei rappresentanti delle due società nei rispettivi board e per Mediaset il candidato più probabile potrebbe essere proprio Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e a.d. di Cologno.

Nella foto a sinistra Vincent Bollorè, a destra Pier Silvio Berlusconi

Un accordo di questo genere avrebbe ripercussioni anche sul ruolo della tv generalista con, nota ‘ Il Sole’, i canali gratuiti che si specializzeranno sempre più su eventi unici, “dove il palinsesto ha ancora il suo peso”, al contrario delle pay tv dove è sempre più incisivo il ruolo dell’utente nella scelta dei contenuti da vedere.

“Cologno, però, non uscirebbe del tutto dalla pay tv”: a Vivendi, spiega ancora il quotidiano di Confindustri, finirebbero i diritti del calcio, le redazioni, e i circa 300 dipendenti di Premium, mentre avrebbero un destino diverso gli 8 canali tematici, tra cui quelli dedicati ai film come Mia, Steel e Joy, trasmessi su Premium che “fanno tecnicamente capo a Rti” e che continuerebbero a essere prodotti da Mediaset per essere poi “ospitati” da Premium.