05 aprile 2016 | 15:59

Il deputato Pd, Michele Anzaldi, avverte: per evitare caos o addirittura il black-out, domani occorre rimandare la decisione sui servizi wireless a banda larga ultraveloce

E’ una proposta europea, ma sta comunque mettendo in subbuglio gli operatori del settore: si tratta della cessione dell’uso della banda di frequenza 470-790 MHz, per diffondere i servizi wireless a banda larga ultraveloce, in relazione allo sviluppo del 4 e 5G. Il problema è che in Italia quella banda è utilizzata per trasmettere il digitale terrestre.
Già gli operatori italiani consideravano troppo ravvicinata la data inizialmente proposta del 2020 (con slittamento di ulteriori due anni), ma il rischio che Francia e Germania possano ottenere lo switch off fin dal 2017 (avendo già messo all’asta le frequenze) ha fatto scattare seriamente l’allarme. Se ne sta discutendo in commissione Trasporti della Camera dove mercoledì 6 è previsto il voto sul parere della proposta di decisione adottata dalla Commissione Europea il 2 febbraio scorso.

Michele Anzaldi

Anche se lo strumento scelto (la decisione) è meno coercitivo rispetto alla direttiva e alla risoluzione, rischia comunque di creare problemi al nostro Paese come ha evidenziato il relatore, Michele Anzaldi (Pd), in una lettera inviata nei giorni scorsi alla deputata europea Patrizia Toia (Pd), che a Bruxelles si sta occupando della questione. ”Senza una strategia unica, tempistiche concordate e piena collaborazione a livello europeo, quella che dovrebbe essere una grande opportunità per tutti si trasformerà in una situazione di caos difficilmente gestibile. Gli utenti italiani”, spiega Anzaldi nella missiva, “sarebbero costretti in breve tempo a cambiare tutti i ricevitori, già recentemente rinnovati per adeguarsi alle nuove tecnologie. I produttori di apparecchi televisivi dovranno accelerare il passaggio alla nuova tecnologia, il DvbT2, sul quale hanno detto di non essere ancora pronti. Le aziende di fonia saranno chiamate a nuovi immediati investimenti”.

Insomma, sarebbe il caos. Per questo il deputato italiano ha chiesto non solo tempi più lunghi, ma soprattutto un maggior coordinamento tra i paesi coinvolti. Se infatti non si dovesse arrivare a un accordo preventivo con gli altri Paesi, il rischio per l’Italia (che dal punto di vista radioelettrico confina con 14 paesi nell’ambito dell’unione europea oltre che con i paesi del Nord Africa) è vedersi oscurate le trasmissioni.
Inoltre – come ha ricordato anche la commissione Industria del Senato che ha già approvato il parere con richiesta di rinvio – il diritto d’uso delle frequenze arriva fino al 2032, quindi si aprirebbero anche nuovi contenziosi.