06 aprile 2016 | 18:41

La Rai e Vespa confermano la messa in onda questa sera a ‘Porta a Porta’ dell’intervista a Salvo Riina. Viale Mazzini: polemica preventiva, senza che nessuno abbia ancora visto la trasmissione

Nuova intervista di ‘Porta a Porta’ al centro delle polemiche. Dopo la presenza nello studio Rai nel settembre scorso della figlia e del nipote di Vittorio Casamonica nei giorni successivi al suo funerale-show e le dichiarazioni del padre di Manuel Foffo, responsabile del delitto di Roma, a suscitare più di qualche perplessità è l’annunciata intervista realizzata da Bruno Vespa a Salvo Riina, figlio di Totò Riina, in onda questa sera.

Bruno Vespa (foto Olycom)

L’occasione è l’uscita del libro scritto dal figlio del boss di Corleone dal titolo ‘Riina. Family Life’, nel quale racconta la vita privata della sua famiglia. Nel corso dell’intervista rilasciata a Padova Bruno Vespa Salvo Riina ricorda i sedici anni accanto al padre latitante, l’immagine di Totò Riina dinanzi al televisore che trasmetteva le stragi di Capaci e via D’Amelio, i silenzi in una famiglia che sapeva e non parlava, rifiutandosi però di rispondere alle domande su Falcone e Borsellino. Nessuna presa di distanza dai molti delitti del padre, nonostante i ripetuti inviti del giornalista.

Tra i primi a reagire alla notizia dell’intervista il deputato Pd Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai. ”Io sono di Palermo. A me una cosa come questa fa male all’anima. Il direttore Antonio Campo Dall’Orto e la presidente Monica Maggioni devono venire in Vigilanza a spiegare come sia possibile che il servizio pubblico si presti a queste operazioni “, ha detto a Repubblica.it nella serata di ieri, 5 aprile. ”Per l’ennesima volta battiamo la tv commerciale utilizzando per lo share una vicenda delicata….Ci sono giornali che non hanno intervistato questa persona perché hanno dei dubbi. Ma comunque, i giornali fanno il loro mestiere e non si prendono 2 miliardi di euro dai contribuenti come la Rai”, ha continuato poi accusando anche la trasmissione di fornire maggiore visibilità al libro in uscita. “È la terza volta in pochi mesi. Ci dicono ‘non accadrà più’ e invece, dopo aver assistito basiti al funerale dei Casamonica e aver sentito parlare il padre di Manuel Foffo, nel giorno in cui il figlio era stato arrestato per il terribile delitto di Roma, il servizio pubblico ha pensato bene di dare una mano al rampollo di uno dei più spietati criminali di tutti i tempi”.

“Mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento”, ha detto invece la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi sottolineando che l’intervista sarebbe una “conferma che ‘Porta a Porta’ si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia”.

Di parere opposto invece Maurizio Lupi, che rispondendo direttamente ad Anzaldi ha detto: “Servizio pubblico non vuol dire disinteresse per le notizie”. “Il primo quotidiano italiano dedica una pagina al figlio di Totò Riina e il primo canale televisivo del Paese non può intervistarlo?”, dice riferendosi all’intervista pubblicata ieri, 5 aprile sul ‘Corriere della Sera’ Vogliamo che la Rai viva e faccia informazione al di fuori della realtà? Con questo malinteso principio di prevenzione nei confronti dei cittadini si chiede a Vespa di abdicare dalla sua professionalità e deontologia giornalistica. Abbiamo bisogno di un servizio pubblico capace di affrontare con rigore ed equilibrio qualsiasi tematica, non di asettici funzionari che anestetizzano i telespettatori”.

Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti di scorta nella strage di Capaci, si è invece detta costernata per la scelta. Ricordando le vittime di Mafia e i legami con la criminalità dello stesso Salvo Riina, anch’egli condannato per associazione mafiosa, la Falcone ha ribadito all’Ansa di considerare incredibile la notizia: “Da 24 anni mi impegno per portare ai ragazzi di tutta Italia i valori di legalità e giustizia per i quali mio fratello ha affrontato l’estremo sacrificio ed è indegna questa presenza in una emittente che dovrebbe fare servizio pubblico”.
“E’ vergognoso che il servizio pubblico della Rai dia spazio a queste persone, così come è vergognoso che ci siano editori che fanno raccontare a questi personaggi un cumulo di falsità dove dipingono il padre come il più tenero dei padri e invece sappiamo tutti di cosa si tratta: si tratta di un assassino”, è stato invece il commento di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso dalla Mafia nel 1992, che dai microfoni di Radio1 Rai ha invitato gli italiani questa sera “a spegnere la tv”.

 Non è mancato anche un intervento di Fnsi e Usigrai, che in una nota congiunta di Lorusso e Giulietti, rispettivamente segretario generale e presidente della federazione della stampa, con Di Trapani, segretario del sindacato dei giornalisti Rai, hanno espresso la loro posizione, invocando anche un intervento da parte dei vertici Rai. “Dopo i Casamonica, stasera a Porta a Porta la famiglia Riina. La Rai Servizio Pubblico non può diventare il salotto di famiglie criminali. Chi strumentalmente vuole invocare presunte volontà censorie, ci dica perché non si dedica almeno lo stesso spazio alle giornaliste e ai giornalisti minacciati, o addirittura sotto scorta, a causa proprio di quelle famiglie”.

“Piuttosto che al libro del figlio di Riina – proseguono – noi avremmo preferito una puntata dedicata a ‘Io non taccio’, scritto da 8 colleghe e colleghi minacciati. I vertici Rai intervengano. Altrimenti il loro silenzio sarà colpevole condivisione, come quella sullo spazio affidato a Luigi Bisignani in prima serata su Rai2″.

Nel pomeriggio la risposta del conduttore e della Rai che hanno confermato la messa in onda dell’intervista, anticipando che la puntata di domani, 7 aprile, sarà “dedicata alla lotta contro la criminalità e a chi alle battaglie contro le mafie ha dedicato la propria esistenza anche a costo della vita”, con gli interventi, tra gli altri del ministro dell’Interno Angelino Alfano e del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone.

Viale Mazzini in una nota ha definito ‘preventive’ le polemiche nate sulla puntata di Porta a Porta in onda questa sera perchè “si sono sviluppate intorno a una trasmissione che nessun italiano ha ancora visto”. Nell’intervista, ribadisce la Rai, “Bruno Vespa incalza il figlio di Totò Riina, già condannato per mafia, senza fare sconti al suo rapporto di rispetto verso il padre nonostante gli atroci delitti commessi”. “Quello del figlio di Riina è un punto di vista sconcertante ma che si è ritenuto di portare a conoscenza dell’opinione pubblica perché sintomatico di una mentalità da ‘famiglia mafiosa’ che è compito della cronaca registrare”. L’azienda ha ricordato infine che “per commentare in maniera adeguata le parole del figlio di Riina l’intervista sarà seguita da un dibattito a cui parteciperanno il figlio di Rosario Schifani, agente di scorta di Giovanni Falcone morto nell’attentato di Capaci del maggio del ’92, il giornalista del Corriere della sera Felice Cavallaro, esperto di vicende di mafia, l’avvocato Luigi Li Gotti, storico avvocato di celebri pentiti, e Dario Riccobono, presidente dell’associazione Addiopizzo”. Il dibattito era stato già registrato prima delle polemiche di oggi.

Pierluigi Bersani, che doveva essere intervistato da Bruno Vespa nella parte iniziale del programma, ha rinunciato alla partecipazione.