Protagonisti del mese

07 aprile 2016 | 10:04

I tre re della Roma

Francesco Totti, simbolo della squadra, in stand by dopo le recenti polemiche. Luciano Spalletti, coach grintoso e comunicatore sapiente che ha ridato smalto al club. E il presidente americano  James Pallotta, che ha rilanciato ambizioni e status dei giallorossi  con un media center che macina record, con una nuova scuola calcio e che ora punta a costruire uno stadio di proprietà a Tor di Valle

Nella foto, al centro: James Pallotta

Francesco Totti e Luciano Spalletti. Due nomi nei quali si intrecciano passato, presente e forse futuro della Roma. Storia e cronaca, sentimento e razionalità. Un rapporto a volte fatto di conflitti, ma anche di riconoscenza. Lo dimostra l’omaggio che il tecnico rende al giocatore l’8 marzo scorso a Madrid, in occasione della sfida di Champions League contro il Real. Minuto 74, qualificazione quasi compromessa, Spalletti fa entrare in campo il simbolo giallorosso e gli 80mila spettatori del Santiago Bernabeu sono tutti in piedi ad applaudirlo: una standing ovation da brividi, come era accaduto soltanto ad Alessandro Del Piero e Andrea Pirlo tra i giocatori italiani.
Quarantotto ore dopo la grande notte spagnola, per Totti c’è l’emozione più forte: nasce la terzogenita, Isabel, il giorno 10, come il numero della maglia indossata dal suo papà. La stessa maglia che, secondo uno studio pubblicato da Repubblica, frutta alla Roma circa 800mila euro l’anno, un quinto dei ricavi provenienti dalle 50mila vendute in tutto il mondo.

In un’indagine basata sul Celebrity Dbi, l’indice che quantifica e qualifica il grado di notorietà e percezione delle celebrità, il capitano giallorosso ha un livello di popolarità pari al 99% tra gli sportivi italiani, secondo solo a Valentino Rossi. Ed è in testa anche per indice di gradimento (73, come Pirlo e l’amico Buffon) e per fiducia ispirata nell’audience (57, altissimo).
Totti dunque fuoriclasse in campo, ma anche forte brand e personaggio amato dalla gente. Eppure Spalletti, l’allenatore che gli ha regalato le emozioni del Bernabeu, il 21 febbraio scorso, a poche ore dalla gara con il Palermo, ha preso una decisione storica nei confronti del simbolo romanista, allontanandolo dal centro sportivo di Trigoria per un’intervista non gradita, rilasciata il giorno prima alla Rai, in cui Totti chiedeva rispetto e chiarezza sul suo futuro. La notizia è deflagrata sui media, anche internazionali. Radio private tempestate dalle telefonate. Tifosi scatenati sui social. L’hashtag #Totti al primo posto dei Twitter Trends in Italia. Critiche e fischi dello stadio Olimpico per Spalletti.

Il giocatore più importante nella storia della Roma, prima di chiudere la sua straordinaria carriera, vorrebbe giocare un’altra stagione, mentre la società preferirebbe che smettesse per fare il dirigente.

In attesa di conoscere il destino di Totti, la certezza della Roma si chiama Luciano Spalletti, richiamato al posto dell’esonerato Rudi Garcia il 14 gennaio scorso dopo il quadriennio 2005/2009 (durante il quale ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa nazionale), palesemente fortificato dall’esperienza in Russia, dove i quattro trofei conquistati con lo Zenith di San Pietroburgo gli hanno regalato l’appellativo di Zar. Grande condottiero dunque, ma anche fine comunicatore, come conferma Angelo Mangiante, inviato sulla Roma per Sky Sport24: “Il mister è diventato molto bravo sul piano comunicativo. Spalletti ha grande personalità e durante la sua conferenza stampa offre molti titoli”. Conferenza che non dura meno di 40 minuti, condita da un linguaggio e da una gestualità particolari, ma soprattutto da nozioni di natura tattica. Per esempio, alla vigilia del match contro l’Empoli, la proiezione di un video per esaltare i movimenti di un suo giocatore, un inedito per il calcio italiano. La sala stampa di Trigoria sembrava un’aula di Coverciano e i giornalisti un gruppo di aspiranti allenatori.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 470 – Aprile 2016
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