Protagonisti del mese

07 aprile 2016 | 10:04

Gli ad blocker minacciano il sistema dell’informazione digitale. Editori, agenzie, concessionarie e investitori si interrogano sul fenomeno e sulle possibili soluzioni

Gli ad blocker si stanno diffondendo sempre più tra gli utenti di Internet, rischiando di compromettere il sistema dell’informazione digitale. A livello mondiale il blocco delle pubblicità online è costato 21,8 miliardi di dollari l’anno scorso, per mancati ricavi pubblicitari. E ora stanno per scendere in campo anche gli operatori di telefonia mobile, come 3 Italia e 3 Uk, che hanno annunciato il prossimo lancio di un nuovo sistema di blocco per i loro clienti. Sul numero di aprile di ‘Prima Comunicazione’, editori, agenzie, concessionarie e investitori pubblicitari si interrogano sul fenomeno e sulle possibili soluzioni.

Mathias Doepfner (foto Olycom)

Mathias Doepfner, presidente e ceo di Axel Springer (foto Olycom)

“Stimiamo che oggi in Italia sia ‘adbloccato’ circa il 20% del traffico su pc, mentre sul mobile la percentuale è molto più bassa, intorno al 2%; in media dovremmo essere intorno all’8%”, spiega Andrea Santagata, managing director vertical content di Banzai. “L’impatto sul business finora è abbastanza limitato; per un editore come Banzai si tratta di qualche centinaia di migliaia di euro all’anno, tra l’1% e il 2% del fatturato. Finché si resta su questi livelli il fenomeno è sostenibile, se sale le cose cambiano. Ciò vuol dire che abbiamo ancora un po’ di tempo per cercare delle soluzioni”.
Ma quali sono le cause del fenomeno? Massimo Beduschi, ceo e chairman di GroupM Italia, mette l’accento sulla pubblicità troppo invadente. “Il successo crescente degli ad blocker nasce di qui: è una reazione contro l’eccessiva pressione pubblicitaria, che rende impossibile informarsi, leggere. A questo punto non resta che diminuire la pubblicità e renderla più pertinente”, prosegue Beduschi. “Il consumatore non è contrario a priori a ricevere la pubblicità digitale, a patto però che non sia fastidiosa ma interessante”. GroupM ha condotto una ricerca sull’argomento, da cui risulta che i consumatori sono consapevoli del ruolo della pubblicità digitale e del patto che c’è tra editore e consumatore. “Per mantenere questo patto bisogna però ripensare in una maniera più sostenibile l’offerta pubblicitaria”, spiega Federica Setti, chief research officer di GroupM Italia.
A questo scopo Iab Italia ha istituito un tavolo di lavoro che realizzerà un ‘white paper’ sull’ad blocking, con analisi sull’impatto nel mercato pubblicitario e consigli pratici su come affrontare il problema. “Dovremo valutare, assieme agli editori, gli effetti che i diversi formati hanno, per quanto riguarda l’uso degli ad blocker”, afferma Giovanna Maggioni, direttore generale dell’Upa, Utenti pubblicità associati. “Dobbiamo individuare i formati migliori, ideali, su cui tutti sono d’accordo: aziende, editori e consumatori”.
“Per risolvere la questione dell’ad blocking bisogna percorrere nuove strade”: ne è convinto Giorgio Galantis, presidente di Fcp-Assointernet, l’associazione delle concessionarie di pubblicità digitale. “O si trova una soluzione tecnologica per combattere il fenomeno o si cerca di lavorare con l’utente, come sta facendo il ‘New York Times’, quando dice: caro lettore, le cose buone non sono gratis, hanno un prezzo, quindi aiutaci a sostenere il sistema così che tu possa ancora informarti liberamente”.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 470 – Aprile 2016
Scegli l’abbonamento che preferisci