07 aprile 2016 | 18:27

La decisione di trasmettere l’intervista a Riina jr presa con Verdelli, dice Campo Dall’Orto, ma da settembre la supervisione sarà su tutti i contenuti giornalistici. Maggioni: sentite cose insopportabili, ma non esiste qualcosa che Rai non deve dire in assoluto

“Questa è una fase di transizione, prima abbiamo deciso di occuparci della informazione giornalistica in senso stretto, cioè delle testate, e poi dal primo settembre bisognerà riuscire ad avere una supervisione che lavori sui contenuti giornalistici ovunque essi siano. Da quel momento si dovrà decidere insieme”. Lo ha detto il dg Rai Antonio Campo Dall’Orto in Commissione Antimafia rispondendo alle domande sull’intervista di Riina jr andata in onda ieri, 6 aprile, a ‘Porta a Porta’.

Secondo quanto riportano le agenzie, Campo Dall’Orto ha spiegato poi come dopo l’ospitata dei Casamonica e i fatti di Parigi sia nata la decisione di istituire una “direzione per l’informazione”. “Non è più pensabile distinguere l’informazione dall’infotainment”, ha detto il dg, ricordando che il direttore Carlo Verdelli è in carica da circa tre mesi e si è quindi “in una fase di transizione”. “In questo caso Verdelli ha preso una decisione su un contenuto che si è trovato sul suo tavolo, domani bisognerà agire all’origine sulla scelta di cosa fare o non fare”.

Nella foto da sinistra Antonio Campo Dall’Orto e Monica Maggioni (foto Olycom)

“La decisione di trasmettere il programma è stata delicata. E’ stata presa dopo un confronto con Verdelli, che ha ritenuto che l’intervista fosse giornalisticamente difendibile e potesse aiutare il confronto su un tema importante”, ha detto ancora il dg Rai. “Credo che il mio compito non sia quello di essere un censore, né l’ultimo decisore di tutto. Sono l’ultimo decisore quando serve”.

“Non sono stati fatti pagamenti. Le domande sono state fatte in libertà e la liberatoria è arrivata alla fine”, ha precisato a chi chiedevano se Riina jr avesse ricevuto un compenso e quali erano state le modalità della liberatoria.

“Nella storia della Rai non c’è nessun negazionismo, da giornalista capisco l’attrazione per questa storia ma c’è il contenuto e ci sono anche le responsabilità. Nel Paese la ferita della mafia non è una ferita del passato, ma di oggi. E per questo serve attenzione al contesto”, ha invece detto il presidente Monica Maggioni, presente anch’essa all’audizione. “Intervenire a priori rimanda all’idea di censura ed è difficile accettare l’idea di censura, nei confronti di un collega con una lunga storia professionale. Su certi temi vale la pena dilatare il confronto sul come si dicono le cose che resta fondamentale”. ” Non c’è una cosa che il servizio pubblico non deve dire in assoluto”, ha sottolineato, “ma ci sono i modi in cui farlo”.

 ”Nel risentire il racconto di Riina jr molte cose sono insopportabili. Non rinnegare la storia del padre, ad esempio. In sostanza Riina dà una intervista da mafioso. La Rai non è però appiattibile su un’intervista, perché racconta giorno per giorno le storie delle vittime della mafia”. ha precisato ancora Maggioni.

Maggioni ha quindi risposto alla presidente della Commissione, Rosy Bindi, intervenuta in merito all’intervista della presidente Rai su Avvenire. “Non so se sia giusta l’idea di devolvere i proventi del libro alle vittime di mafia – ha detto Bindi -. Non credo che le vittime accetterebbero quei soldi. Perché la Rai non devolve gli introiti pubblicitari della trasmissione alle vittime di mafia?”. “Io non ho detto di devolvere gli introiti alle vittime – ha precisato Maggioni -. Ho detto di trattare il libro come un bene mafioso”.

Maggioni replicando alle affermazioni di Lucrezia Ricchiuti del Pd ha concluso: ”Non posso sentir dire in quest’aula che Bruno Vespa è portavoce della mafia. Ho impiegato anni a mettere le parole al loro posto. Questa definizione è inaccettabile”.