13 aprile 2016 | 17:35

Autonomia e libertà giornalistica sono valori da preservare, dice il direttore di Rai1, Fabiano, in Commissione Vigilanza. Verdelli: non sono venuto per fare il censore. L’intervista di Bruno Vespa a Salvatore Riina è informazione

“C’è dal 6 aprile una regola di ingaggio semplice, che riguarda futuri casi complessi. Il rilascio delle liberatorie dovrà avvenire sempre prima, no discussioni”. Il direttore di Rai1, Andrea Fabiano, per la prima volta in audizione in Commissione di Vigilanza, è intervenuto sull’intervista di Salvo Riina trasmessa a ‘Porta a Porta’ la scorsa settimana, che ha suscitato non poche polemiche.

“Fermo restando il principio dell’indipendenza, l’autonomia editoriale dovrà essere praticata in un perimetro di valori e codici che dovrà essere più esplicito al fine di disporre di una più efficace bussola per ogni singola scelta, per ridurre l’approccio soggettivo e non dover lavorare in emergenza specie sui terreni più delicati”, ha detto ancora il direttore di Rai1. “Possiamo lavorare per migliorarci su tutta l’offerta, a partire dall’informazione e dall’infotainment. Il percorso è già iniziato e verrà accelerato a partire dall’evoluzione del piano editoriale che avrà un quadro chiaro di obiettivi, valori e priorità”.

Andrea Fabiano

Andrea Fabiano

Parlando direttamente dell’intervista, secondo quanto riportano le agenzie, Fabiano ha detto: “Quando ho ricevuto i materiali delle registrazioni, a poche ore dalla messa in onda prevista, ho avuto l’impressione di avere di fronte la mafia “per poi spiegare di aver sottoposto l’intervista al direttore dell’offerta informativa Rai, Verdelli. “Dal confronto è scaturita la decisione di procedere alla messa in onda, oltre alla volontà di approfondire il tema con una puntata ulteriore”. “Vespa”, ha aggiunto, “ha incontrato il mafioso a Padova solo in occasione della registrazione, nessun compenso è stato riconosciuto e le domande non sono state anticipate. L’intervista si è svolta senza alcuna interruzione ed è stata trasmessa integralmente”. “La liberatoria è stata rilasciata dopo la registrazione, e questo è un punto critico”, ha detto poi riferendosi a uno degli aspetti più criticati della vicenda. “Quando la messa in onda è a stretto giro, la liberatoria viene rilasciata prima e altrimenti non potrebbe essere”, ha precisato. “Vespa mi ha comunque assicurato che ogni eventuale richiesta di modifica sarebbe stata respinta al mittente”.

Sulla scelta degli ospiti, Fabiano fa poi notare che “rientra nelle decisioni del responsabile del programma. Sono state forti le critiche ricevute, ma l’autonomia e la libertà giornalistica non possono essere messe in discussione”.

 Fabiano ha ricordato che, subito dopo la sua nomina a direttore di Rai1, ha avviato “un confronto con i responsabili dei programmi”. “Nel confronto con Vespa, tra i vari argomenti affrontati, è emersa anche la possibilità dell’intervista a Riina, connessa all’uscita del libro. Questa possibilità prevedeva l’intervista fuori dallo studio e poi un dibattito. Questo contesto mi ha portato a ritenere che l’insieme avrebbe potuto rappresentare un pezzo di racconto della realtà mafiosa, considerato che non possono esserci limiti aprioristici all’informazione. Questa è stata la prima valutazione e l’unica intenzione: altre intenzioni sono geneticamente incompatibili con la Rai”.

Fabiano ha quindi spiegato che “Rai1 e tutta la Rai saranno sempre dalla parte dell’antimafia. Un dovere, un valore e una responsabilità di cui abbiamo piena consapevolezza. Il dg in Commissione Antimafia ha ricordato tutte le iniziative della Rai contro la mafia. Io mi limiterò a ricordare il programma Cose nostre, dedicato a raccontare le storie di giornalisti costretti a vivere sotto scorta. La mia prima decisione è stata quella di portare questo prodotto in prima serata. E’ l’esempio di un pezzo concreto del futuro che immagino per Rai1″.

“Il Cda Rai affidandomi il ruolo di direttore editoriale mi ha dato un compito, non del censore (che chi conosce la mia storia sa essere lontano da me), non del commissario politico né giudiziario”. Lo ha chiarito il direttore editoriale dell’offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, nel corso dell’audizione in Commissione di Vigilanza Rai sul caso Vespa.

Carlo verdelli (foto Olycom)

“Io sono venuto – ha spiegato Verdelli – perché questa azienda guardi un pò più avanti, perché ora è indietro, e per garantire una certa armonia, facendo in modo che le reti si parlino e che si ragioni per tempo su quale sia il modo migliore di trattare temi sensibili. Insomma non sono qui per dire ‘questo sì e questo no’, ma per fare le cose insieme”.

Quanto alla data del primo settembre indicata dal dg per dare il via al nuovo corso in Rai sull’informazione, il direttore editoriale dell’offerta informativa ha detto: “dal 1° settembre cominceranno i nuovi palinsesti, ecco perché il dg ha indicato questa data”. E ha aggiuto: “Il dg ha detto che mi occuperò anche dell’infotainment perché ha parti che hanno a che fare con l’intrattenimento ma anche con l’informazione”.

“Non posso censurare un qualunque programma - ha sottolineato Verdelli – solo perché ci sono dieci o quindici dichiarazioni di politici che mi chiedono di farlo. Sarebbe un precedente pericoloso per i meccanismi democratici del Paese”.

Vedelli ha anche parlato del “forte, fortissimo impegno della Rai sui temi della legalità. Solo il 21 marzo scorso, per scelta del dg Campo Dall’Orto la Rai ha dedicato tutta la giornata con dirette dalle sedi regionali e molto altro al ricordo delle vittime della mafia, organizzata da ‘Libera’ di Don Ciotti. Un episodio che non è marginale. La credibilità uno non se la gioca ogni volta. Conta quello che ha fatto prima e quello che hai fatto dopo. Facile puntare il dito contro un’Azienda che è impegnatissima. Mi viene il sospetto che ci sia dell’altro”.

“Il vero errore lo ha commesso Salvo Riina”, ha dichiarato il direttore editoriale dell’offerta informativa Rai, ricordando che “fino al 6 aprile gli italiani non sapevano niente di lui. Ora lo hanno visto in faccia per la prima volta. E’ la prima volta che va in tv. Sì – ribadisce – questo è il saldo finale di questa vicenda, che il figlio di Totò Riina in questo momento per tutta l’Italia è un mafioso acclarato che vuole accreditarsi come nuovo capo della mafia. Ora di lui sappiamo qualcosa di più di quel che sapevamo prima. Questa è informazione”.

Secondo Verdelli “niente è difendibile e niente è completamente indifendibile. Nella scelta di mandare in onda l’intervista a Salvo Riina non c’è una motivazione legata agli ascolti, né al marketing. E’ stata una scelta sofferta: stava montando intorno a quel programma la richiesta di cancellarlo. Ma, visionato il programma, non potevo accettare. L’autonomia della Rai viene come primo valore”.

In merito all’intervista Verdelli ha fatto sapere di credere “al fatto che le domande non siano state concordate prima e, infatti, Riina a molte domande non ha risposto. Vespa non voleva fare un favore né alla a mafia né a Riina. Prima dell’intervista a Riina, Vespa dice ‘questa è l’intervista a un mafioso’ e poi gli rivolge molte domande senza ottenere risposte”.

Il direttore editoriale dell’offerta informativa Rai ha anche ricordato che non a caso ”Maria Falcone ha detto che ‘da una cosa cattiva è nata una cosa buona’. La cosa cattiva è l’intervista in sé, la cosa buona è la reazione che c’è stata dopo quando, a Palermo, per esempio, molte librerie si sono rifiutate di vendere il libro di Salvo Riina”.

“E’ certamente nell’auspicio di chiunque che il figlio del più grande mafioso dica che il padre faceva schifo, ma purtroppo non succede”, a concluso Verdelli. “Noi abbiamo cercato di gestire una cosa che sapevamo essere delicata”.