19 aprile 2016 | 13:22

Twitter nomina il suo primo managing director per la regione cinese e sceglie Kathy Chen. Ma il web insorge: ha lavorato per la censura di Governo

Continuano le polemiche sul web per la scelta di Twitter, annunciata giovedì 14 aprile, di nominare Kathy Chen nuovo managing director del social per la Greater China, che comprende anche Hong Kong, Macao e Taiwan. Chen ha un passato da ex dipendente dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese e chief executive, tra il 1999 e il 2005, di CA Jinchen, una joint-venture nata dalla Computer Associates International e dal Ministero della Pubblica Sicurezza cinese che tra i clienti aveva la società che gestisce il Great Firewall, il nome con cui è nota la censura cinese, aspetto di certo non passato inosservato tra gli utenti e che ha scatenato forti critiche al momento dell’annuncio del ceo Jack Dorsey.

Kathy Chen (foto ripresa dal profilo Twitter @Kathychen2016)

Pur se bloccato in Cina, come del resto altri social a stelle e strisce, Twitter potrebbe voler cogliere l’occasione per espandersi al di fuori dagli Stati Uniti, puntando al primo mercato Internet del pianeta e Chen, di base a Hong Kong, è sembrata avere i requisiti giusti per la ‘mission impossible’ grazie proprio al ventennio di esperienza accumulata nel mondo dell’industria tecnologica cinese. Ma secondo informazioni raccolte da imprecisati insider della compagnia Usa riportati da Cao Yaxue, attivista e giornalista su ChinaChange.org e riprese dall’agenzia Agi, Chen, che sarebbe iscritta al Partico comunista cinese, avrebbe un altro genere di ‘mission impossible’ con tre obiettivi: raccontare la storia cinese e diffonderne cultura e tradizioni; sostenere le medie e grandi imprese aiutandole a crescere e a rafforzarne il brand; infine, fare da diffusore dei successi delle aziende nazionali nel campo della pubblicità e dell’information technology. Cao sul primo punto aggiunge un’altra riflessione: è quanto il presidente Xi Jinping ha chiesto nella famosa visita di febbraio alle tre grandi testate di Stato, tv pubblica Cctv, agenzia Nuova Cina e Quotidiano del Popolo.

Ad alimentare ulteriormente le critiche sono stati poi anche i primi tweet di Chen che, in risposta a un tweet di congratulazioni dell’agenzia Xinhua, ha chiesto all’agenzia di stampa statale una più stretta partnership in futuro, cinguettio che in molti hanno letto come segno di un suo allineamento con la politica del partito.

In ogni caso però, il dialogo con i media è già iniziato, visto che nonostante la censura, i principali media statali cinesi sono presenti su Twitter.