19 aprile 2016 | 14:15

Il Corriere oggetto dei desideri di tutti, ma per noi è oltre i limiti dell’Antitrust, dice Caltagirone. Cairo? Imprenditore noto per serietà e capacità

“Un magnifico giornale” e “oggetto di desiderio di tutti, anche degli editori italiani”. Così, durante l’assemblea degli azionisti, Francesco Gaetano Caltagirone ha definito il Corriere della Sera, rispondendo alle domande sulle mosse di Cairo per Rcs. Il presidente di Caltagirone Editore, tuttavia ha ribadito come la sua società non possa entrare in gioco: “Noi abbiamo un limite antitrust e non possiamo sommare la nostra quota di mercato a quella di Rcs”, precisando: “Per acquistare dovremmo vendere altre cose”. “Mi auguro” ha aggiunto “che chi acquisterà Rcs faccia bene”. “E’ un imprenditore noto per la sua serietà e la sua capacità”, ha poi concluso riferendosi a Urbano Cairo.

Francesco Gaetano Caltagirone, presidente di Caltagirone editore (foto Olycom)

In merito ai conti del gruppo, Caltagirone ha detto: “Con un lavoro forte sui costi è riuscita a tornare in equilibrio”. Serve comunque “un ulteriore sforzo per contenere i costi: senza non si sopravvive”, ha avvertito, dopo aver ricordato la recente “forte ristrutturazione del gruppo” con la creazione di nuove società, per i servizi e la stampa, orizzontali rispetto ai diversi quotidiani controllati.
L’assemblea, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, ha approvato il bilancio 2015, chiuso con una perdita ridotta a poco più di 20 milioni, quasi dimezzata (Il miglioramento è del 46%) rispetto alla perdita dell’esercizio 2014 (-37,26 milioni). Sul fronte dei ricavi, nei conti 2015 “il calo è dovuto quasi interamente alle vendite dei quotidiani, -8,2%”, mentre sono sostanzialmente invariati i ricavi da pubblicità, -0,3%. La società (che ha registrato anche forte aumento del risultato netto della gestione finanziaria ,in crescita da 1,41 milioni nel 2014 a 8,68 milioni nel 2015) ha potuto compensare “minori ricavi per 7 milioni con 10 milioni di minori costi”.

La caduta dei ricavi da pubblicità è stata vicina ad arrestarsi, ma “serve una ripresa più vigorosa dell’economia per sostenere un cambio della domanda. Sul mercato non vediamo una grande ripresa nè della pubblicità nè della domanda, a parte dati di crescita buoni” per i prodotti editoriali online.