Editoria

20 aprile 2016 | 18:00

Italia 77esima nella classifica di Reporter sans Frontieres sulla libertà di stampa. I più esposti i giornalisti che indagano su corruzione e criminalità organizzata

L’Italia perde quattro posti nella classifica di ‘Reporters sans Frontieres’ sulla libertà di stampa nel 2016, scivolando dalla 73esima piazza dell’anno scorso alla 77esima attuale, fanalino di coda in Europa, seguita solo da Cipro (81esimo), Grecia (89esima) e Bulgaria (113esima). Questo il dato che emerge dalla classifica stilata ogni anno dall’organizzazione internazionale su 180 paesi dalla quale comunque si evidenzia un generale peggioramento nelle condizioni di lavoro dei giornalisti rispetto al 2015, tra pressioni degli stati e degli interessi privati.

“Tutti gli indicatori della classificano mostrano un deterioramento”, ha commentato Christophe Deloire, segretario generale di RSF. “Molte autorità pubbliche lavorano per recuperare il controllo dei loro Paesi e temono che il dibattito pubblico sia troppo aperto”, ha detto ancora, parlando di una specie di “paranoia contro il legittimo esercizio del giornalismo” e di un clima di paura ” che comporta un odio crescente del dibattito e del pluralismo”.

L’area in cui i media sono più liberi è il Vecchio Continente, seguito dall’Africa che, per la prima volta dal 2002, anno in cui sono cominciate le rilevazioni di RsF, supera l’America, dove pesano soprattutto i tassi di violenza contro la stampa  in continua crescita nel Sud America. L’Asia invece continua ad essere il continente peggio valutato.

Dei 180 paesi esaminati, la Finlandia continua ad occupare il gradino più alto del podio dal 2010; alle sue spalle l’Olanda, che guadagna due posti, e la Norvegia, che scende in terza posizione. Chiudono Turkmenistan, Corea del Nord e Eritrea.

Tra le altre posizioni, notevole il salto in avanti della Tunisia, che sale al 96esimo  posto, migliorando di 30 posizioni rispetto al 2015, così come migliora il collocamento dell’Ucraina, 107esima, in salita di 22 gradini. Crolla invece la Polonia, che perde 29 posizioni, scivolando alla 47esima. Scivola verso il basso anche la Francia, 45esima, in discesa di 7 posti, sulla scia degli attentati che l’hanno colpita e per lo stato di emergenza successivi. Dall’altro lato dell’Atlantico, gli Stati Uniti nonostante degli effetti della cyber-security, guadagnano 8 posizioni, piazzandosi 41esimi, mentre il Canada scivola di 10 posti rispetto al 2015 e scala in 18esima posizione.

Tornando al nostro Paese, per la ricerca il livello di violenza contro i giornalisti è “allarmante”. Riportando fonti della stampa italiana secondo cui “fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione per minacce”, Rsf sostiene che i più bersagliati siano quelli che indagano su corruzione e organizzazioni criminali. Esplicitamente citati i caso Vatileaks e Vatileaks 2: “In Vaticano è la giustizia che se la prende con la stampa”. “E due giornalisti rischiano 8 anni di carcere per la pubblicazione di libri che rivelano gli sperperi finanziari della Santa Sede”.