20 aprile 2016 | 17:57

Nessuna sorpresa per la posizione dell’Italia nella classifica di Reporter sans Frontieres, dice il segretario Fnsi, Lorusso. Abolire il carcere per i giornalisti aiuterebbe

“Il settantasettesimo posto nella classifica sulla libertà di stampa pubblicata da ‘Reporter senza frontieres‘ è un dato che deve far riflettere tutti anche se non ci sorprende”. Lo afferma, in una nota, il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, commentando i risultati della ricerca annuale condotta dall’associazione internazionale.

“In Italia vige ancora l’articolo 595 del codice penale che prevede il carcere per i giornalisti: non aiuta certo in una classifica sulla libertà di stampa. Anche se da anni si parla di intervenire, il 595 è sempre lì”, continua Lorusso, spiegando come nel nostro Paese, siano diversi i problemi che la stampa deve affrontare, a cominciare anche dall’organizzazione complessiva di tutto il sistema.

Raffaele Lorusso

“Si va dall’assenza di normative antitrust ai meccanismi di nomina della governance dell’ente radiotelevisivo di Stato, che resta legato all’esecutivo in carica, al fenomeno sempre più preoccupante dei cronisti minacciati e costretti a vivere sotto scorta”, dice il segretario della federazione Nazionale della Stampa, citando anche le querele temerarie “spesso usate a scopo intimidatorio”. “C’è un dibattito, è stato fatto un primo passo con l’emendamento approvato nell’ambito della proposta di legge di riforma del processo civile , ma non ancora un provvedimento definitivo e siamo lontani dalle linee guida auspicate dall’Europa, secondo le quali la querela intimidatoria deve portare, in caso di sconfitta del querelante, non solo al pagamento delle spese processuali ma anche a sanzioni proporzionali all’entità del risarcimento richiesto con la querela”.

“E ci sono i ripetuti tentativi mai sopiti di mettere limiti o bavagli all’attività giornalistica. In particolare per quanto riguarda la decisione se pubblicare o no atti giudiziari. E qui occorre essere chiari”, rimarca Lorusso. “Il giornalista non può essere depositario di segreti. Se arrivano in mano a un giornalista, e riguardano fatti di pubblico interesse e rilevanza sociale, le notizie o i contenuti di atti devono essere pubblicati, segreti o no. Tutto questo incide, naturalmente, quando si fanno classifiche sulla libertà di stampa. Carcere per i giornalisti compreso”, conclude.