22 aprile 2016 | 10:11

Quando Francesco Merlo scriveva: “La Rai è il pozzo del potere” con “giornalisti di serie c”. Il ‘Giornale’ ripesca un pezzo velenoso su Viale Mazzini scritto due anni fa dal futuro vice direttore dell’informazione Rai

 

Il Giornale, Nazionale -22/04/2016 – Certo che Francesco Merlo si è imbarcato in una missione davvero impossibile. Cercare di risanare «il pozzo dove si annida da sempre il potere italiano», «la madre di tutte le raccomandazioni», «la torta per eccellenza di tutte le spartizioni»…

Francesco Merlo

Francesco Merlo

Sue stesse parole. Così il giornalista candidato a diventare il vice direttore dell’informazione Rai descriveva infatti la tv di Stato in un articolo del 2014 in occasione di uno sciopero proclamato dai dipendenti. La sua penna si scagliava durissima e furente contro «la sedizione del mezzobusto che rivuole il padrone», «il Vespro della casta catodica». E, ora, se la proposta avanzata tra tante polemiche l’altro ieri da Carlo Verdelli, neo direttore editoriale delle news Rai, dovesse passare il vaglio del dg Campo Dall’Orto, l’editorialista di Repubblica si troverà a governare (in una task force insieme a Verdelli stesso, Pino Corrias e Diego Antonelli) questa massa di funzionari «dell’informazione servile più pagata e pletorica d’Europa» e avrà a che fare anche con «l’intrattenimento indecente e il varietà più volgare».

Proprio una missione sociale. Forse per questo Merlo potrebbe pensare di condurre la battaglia gratuitamente. Perché, essendo un pensionato, secondo le nuove norme, non potrebbe avere contratti con aziende pubbliche se non, appunto, a titolo gratuito (come accade per i consiglieri del cda in pensione). Ma in Rai stanno studiando un sistema per risolvere la questione: mica un mega giornalista del calibro di Merlo può affrontare cotanta impresa senza emolumenti. Così gli impiegati della tv pubblica, e soprattutto i 1600 giornalisti, saranno ben contenti di essere messi in riga dopo anni di prima repubblica e ventennio berlusconiano in cui «star in disuso, politici trombati e giornalisti di serie c vennero promossi a inviati, a direttori, conduttori, opinionisti…» e in cui neppure i nomi noti «Floris, Fazio, Vespa, Conti, Giletti alzarono la testa con uno sciopero bianco o un minuto di silenzio quando Berlusconi fece della Rai la bottega del suo mercimonio». Per fortuna poi è arrivato Renzi che si è rifiutato di «trattare con la casamatta del consenso», «non ha mai voluto incontrare nessuno» rivendicando «la sua distanza da tutto l’universo Rai», rinunciando a infilarci «emissari governativi travestiti da giornalisti». Parole, ancora, di Merlo, a breve vice direttore di tutta l’informazione Rai.