26 aprile 2016 | 12:05

In arrivo la riforma sui diritti tv del calcio. Renzi: il testo pronto in qualche settimana. Obiettivo scongiurare “aste farsa”, come quella sanzionata dall’Antitrust, e introdurre il modello inglese per i club

In dirittura la bozza di riforma del decreto Melandri sui diritti tv del calcio per scongiurare accordi tra le società che li gestiscono, come quello apena sanzionato dall’Antitrust, e introdurre il modello inglese nella ripartizione dei proventi tra i club.

La riforma sui diritti tv del calcio è stata annunciata lunedì in un’intervista su ‘Repubblica’ dal premier, Renzi: “ci sta lavorando in modo costante il sottosegretario Lotti. Questione di qualche settimana e presenteremo il nostro progetto”.

Nella foto, in senso orario: Pier Silvio Berlusconi, Andrea Zappia, Maurizio Beretta e Marco Bogarelli

A mettere pressione sui tempi è stata anche l’Antitrust, con la decisione di multare Mediaset premium (51 milioni) e Sky (4 milioni), Lega Calcio (quasi 2) e la società di consulenza Infront Italy (9 milioni) per l’accordo, illecito, stipulato sui diritti tv. Quella che, secondo il ‘Fatto Quotidiano’, è stata una vera e propria “asta farsa”.

Sulla scia della decisione dell’Antitrust, l’autorità sulle comunicazioni (Agcom), ha osservato che la legge Melandri è ormai superata oltre che di difficile attuazione, sollecitandone a sua volta la riforma. In gioco, scrive il ‘Fatto Quotidiano’, ci sono i diritti tv fino al 2021, che saranno assegnati nel 2017 e che fanno gola al “duopolio”, Sky Italia e Mediaset Premium, che si  assicurata la Champions League per i prossimi due anni.

Come spiegato sul quotidiano diretto da Mario Calabresi, “la riforma camminerà di pari passo con la proposta di legge parlamentare che entro dieci giorni sarà ufficializzata dalle proponenti, le due deputate Pd Lorenza Bonaccorsi e Daniela Sbrollini (responsabile sport), e che si limiterà a ridefinire la titolarità e la commercializzazione dei diritti tv, ovvero i primi due titoli (i primi 20 articoli) della Melandri. Ma il ‘cuore’ e le centinaia di milioni dei diritti tv ballano sulla terza parte, passata ai raggi X della riforma”.

La normativa in questione risale al 2009 e ha sancito finora la vendita centralizzata dei diritti tv. Ad oggi, spiega ‘Repubblica’, in base al contratto ultimo (che ha validità 2015-2018), la torta da 943 milioni distribuiti dalle pay tv è stata distribuita “in parti uguali per il 40%, dunque 18,5 milioni per ciascuno dei 20 club di serie A, il 30% in base al bacino di utenza e un restante 30 per i risultati sportivi e dunque il ‘prestigio’ storico di ogni squadra”. Andando, di fatto, dai 100 milioni della Juventus ai 22 delle neopromoesse Frosinone e Carpi.

La riforma mira a introdurre in Italia il modello inglese, per cui la parte uguale per tutti sale dal 40 al 50%(da 18 a 23 milioni) e rivisto il criterio del “bacino di utenza”, che assegna un altro 30% in base non al numero incerto dei tifosi ma degli abitanti per città, secondo un criterio di “massima oggettività”. E così “quello dei risultati sportivi, messo già in discussione da alcuni presidenti”.

Dovrebbe essere rivista, conclude ‘Repubblica’, la piena autonomia gestionale delle Lega Calcio sull’asta per l’assegnazione dei diritti tv. Nemmeno è escluso che venga rimessa in discussione la norma che oggi prevede un mega paracadute (circa 40 milioni) alle squadre che retrocedono in B, “col rischio di falsare il campionato cadetto e col paradosso per cui i presidenti di squadre oggi in bilico potrebbero avere convenienza a retrocedere”.