Mercato

27 aprile 2016 | 15:07

Bell’Italia celebra i 30 anni con un numero doppio da collezione in edicola dal 29 aprile

A trent’anni dal primo numero (1986-2016) Bell’Italia celebra i 30 anni con un numero doppio da collezione in edicola dal 29 aprile. “Da 30 anni”, dichiara il direttore Emanuela Rosa-Clot, Bell’Italia rinnova l’impegno preso con i lettori: scoprire insieme a loro un Paese senza eguali, patria del gusto e della bellezza, capace di sorprendere e di rendere orgoglioso chi ama l’arte, il paesaggio e le tradizioni culturali”.

Emanueal Rosa-Clot

Il numero celebrativo del mensile di Cairo Editore, in uscita il 29 aprile a 30 anni esatti dal primo, è caratterizzato da 12 servizi dedicati a luoghi mai raccontati dalla rivista e ancora tutti da scoprire.

Bell’Italia, si legge in una nota, da sempre è in continua evoluzione e si rinnova con fotografie capaci di suscitare emozioni, testi mai didascalici per descrivere e raccontare la ricchezza di borghi, chiese, palazzi, musei e tradizioni.

Ogni servizio è accompagnato da immagini che valorizzano la bellezza di questi luoghi d’incanto. 292 pagine per un percorso che, come dice il sottotitolo, si snoda “alla scoperta del più bel Paese del Mondo”.

Per celebrare il trentesimo anniversario di Bell’Italia, cinque grandi nomi hanno voluto dare un personale contributo, un parere o un ricordo che li lega alla rivista.

“A Bell’Italia riconosco di avere svolto, in tre decenni di attività, un ruolo esemplare nella direzione auspicata, da iniziativa privata il cui interesse complessivo si è dimostrato nei fatti di tipo pubblico, a vantaggio, cioè, della crescita culturale dell’intera comunità nazionale”, ha detto Vittorio Sgarbi, Storico e critico dell’arte. “Sono orgoglioso di avere partecipato e di continuare a partecipare al suo progetto, sempre con le stesse motivazioni degli inizi”.

Mentre secondo Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onorario del Fai-Fondo Ambiente Italiano, “da 30 anni Bell’Italia ha parlato a giovani e ad anziani per risvegliare il desiderio di conoscere e illuminando piccole e grandi mete verso cui rivolgersi. Questa rivista favorisce e sprona il turismo che potrebbe diventare un punto determinante per l’identità futura italiana nonché una cospicua fonte di occupazione. Tutti noi confidiamo in questa approfondita presa di coscienza che unisce salvaguardia dell’ambiente, valorizzazione dei beni artistici e quella agricoltura frammentata e onesta che offre al visitatore l’incanto di un paesaggio esente da cementificazioni e ricco di biodiversità”.

“Ho sempre pensato a Bell’Italia come a una gioia per gli occhi e a una consolazione per la mente e per l’anima. Specie per chi come me ha operato nella vita come professionista dei Beni Culturali e tecnico della tutela, sfogliare le pagine di Bell’Italia era ogni volta una conferma della necessità del mio, del nostro lavoro”. Così Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.

“Chi si batte per parchi naturali e antichi borghi, siti archeologici e giardini storici, magari poco noti e in pericolo”, spiega Fulco Pratesi, fondatore e presidente onorario Wwf Italia, “ha spesso trovato in Bell’Italia un aiuto determinante, facendone conoscere aspetti e risvolti di commovente bellezza, un termine che finalmente ha riacquistato dopo anni di snobistica misconoscenza, un valore insostituibile e coinvolgente, pur nei nostri trascurati e trasandati tempi”.

“Se da più di sei anni siamo presenti fra queste pagine con una rubrica che racconta il territorio italiano attraverso i prodotti dei Presìdi, è perché da sempre Bell’Italia ha voluto giocare – riuscendoci – un ruolo importante nel sostegno e nella conoscenza del grande patrimonio di bellezza e biodiversità umana e culturale del nostro Paese”, conclude Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. “Un patrimonio che, negli ultimi decenni, è stato spesso ferito e cementificato da politiche scellerate, in nome di un “futuro” e di un finto progresso in grado soltanto di mortificare il nostro paesaggio. Per questo brindo al lavoro e all’impegno di una rivista che, stimolando l’idea di un turismo intelligente e mai banale lungo lo Stivale, ci ricorda, con forza e determinazione, l’importanza della salvaguardia del nostro suolo e della nostra storia”.