28 aprile 2016 | 13:14

Richiamo dall’Agcom alla Rai per la presenza di Salvo Riina a ‘Porta a Porta’: intervista priva di un adeguato contraddittorio. Anzaldi: il servizio pubblico spieghi cosa è successo

Un ‘fermo richiamo’ alla Rai per la puntata di ‘Porta a porta’ che lo scorso 6 aprile ha ospitato Salvo Riina. Questa la decisione presa dall’Agcom nella seduta del 19 aprile, come spiega il presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani in una lettera inviata al dg Antonio Campo Dall’Orto, pubblicata dal sito della ‘Stampa’. Nella sua comunicazione l’Autorità garante nelle comunicazioni, che si è mossa sulla base di un esposto presentato dal deputato Pd e segretario della Commissione di Vigilanza Miche Anzaldi, punta il dito sulla “censurabile unilateralità di molte fasi dell’intervista, condotta senza un adeguato contraddittorio”, che ha “pregiudicato” la “completezza delle informazioni”.

Vespa ospita il figlio di Totò Riina

Vespa ospita il figlio di Totò Riina

L’intervista a Riina Jr, si legge nel testo della lettera sintetizzato dall’agenzia Ansa, presenta “criticità quanto alla modalità e alla contestualizzazione della stessa, nonché alla complessiva caratterizzazione del personaggio intervistato”.

L’intervista, spiega Cardani, “ha avuto il pregio di offrire allo spettatore l’occasione di riflettere sul fenomeno della criminalità mafiosa anche da un punto di vista diverso rispetto a quelli usuali”, tuttavia “avrebbe dovuto curare con la dovuta attenzione alcuni aspetti cruciali quali ad esempio una più esauriente ricostruzione delle biografie del personaggio intervistato e delle altre persone citate e una più rigorosa contestualizzazione storica dei fatti”.
“Al contrario – continua ancora il presidente dell’Autorità – la censurabile unilateralità di molte fasi dell’intervista, condotta senza un adeguato contraddittorio, e con le reticenze e le omissioni dell’intervistato lasciate senza sostanziali repliche idonee a fornire al telespettatore una rappresentazione veritiera e completa, hanno pregiudicato in particolare la completezza delle informazioni in ordine ai fatti di cronaca oggetto di narrazione e alle conseguenze che ne sono scaturite in ambito giudiziario, nonché posto oggettivamente in secondo piano quel valore irrinunciabile che è il rispetto della sensibilità degli spettatori e, primo fra tutti, del dolore dei parenti delle vittime di mafia”.

Da qui il “fermo richiamo” alla Rai, invitata ad “adeguarsi, per il futuro, in modo rigoroso, all’indirizzo interpretativo” indicato nella lettera, per assicurare “il più rigoroso rispetto dei principi sanciti dall’ordinamento e dal vigente contratto di servizio, con specifico riferimento alla completezza e alla lealtà dell’informazione”.

Immediati i commenti e le reazioni dei politici, riprese dalle agenzie. “Dopo questa dura, precisa e dettagliata reprimenda dell’Autorità, appare doveroso e ineludibile che la Rai spieghi cosa è successo e chi sono i responsabili dell’accaduto, nonostante la gravità dell’evento fosse stata denunciata con ben 24-30 ore di anticipo dal sottoscritto, da altri parlamentari, dalla presidenza del Senato, dalle associazioni dei familiari, da autorevoli giornalisti”, ha detto all’Ansa Anzaldi citando anche “il fastidio del Quirinale, trapelato sui media e mai smentito”. “Nonostante gli innumerevoli richiami a trattare il tema con la massima attenzione la puntata è andata in onda senza nessuna variazione: è stata una prova di arroganza inaudita, criticata duramente anche in Antimafia e in Vigilanza. Ora il direttore generale dica qual è stata la filiera degli eventi e quali provvedimenti intenda assumere”.

“Il richiamo dell’Agcom alla Rai per l’intervista del figlio di Totò Riina, conferma che avevamo ragione a contestare la scelta dell’azienda”, ha commentato invece Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare Antimafia definendo l’intervista “una grave ferita alla credibilità del servizio pubblico”, che “ha consentito al figlio del capo di Cosa Nostra di mandare messaggi inquietanti e inaccettabili”.

Il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha parlato invece di una decisione con un “rilievo che va oltre il caso concreto ed è molto utile per chiarire la missione del servizio pubblico televisivo” che è “chiamato non solo a gestire una rappresentazione completa dei fatti di cronaca e delle loro conseguenze giudiziarie, ma anche a tener conto della sensibilità degli spettatori e, primo fra tutti, del dolore dei parenti delle vittime di mafia”. “Sono indicazioni molto serie e di grande portata”, ha concluso. “Oltre a un carattere prescrittivo per il servizio pubblico, hanno anche un forte contenuto deontologico rivolto a tutto il mondo dell’informazione”.

“Dall’Autorità è arrivato un importante segnale che ha confermato i dubbi circa l’opportunità di trasmettere l’intervista al figlio di Riina”, ha detto il presidente Codacons, Carlo Rienzi. “Non è la prima volta che da Porta a porta arrivano scelte non conformi agli obblighi del servizio pubblico e che sembrano non rispettare i telespettatori”, ha spiegato ricordando “la pubblicità fatta per ben due volte ad una marca di sigarette e che è valsa una multa alla rete, o l’ostracismo verso soggetti non graditi dal conduttore, anche se rappresentativi di interessi pubblici rilevanti”. “I conduttori Rai non possono godere di totale autonomia e gestire le trasmissioni a loro piacimento, ma devono adeguarsi alla indicazioni della rete, anche per evitare richiami dell’Agcom che di certo non fanno bene all’azienda”, ha concluso Rienzi.