28 aprile 2016 | 18:40

La polemica sugli esterni non è rilevante, dice il dg Rai Campo Dall’Orto in Commissione di Vigilanza: bisogna dotare l’azienda di tutti i talenti che servono per darle un futuro. Per le news serve un team che supporti il lavoro di Verdelli

“Nella Rai il servizio pubblico deve restare centrale e neutrale, nella quantità e qualità, e trovare negli ascolti un riscontro, ma non un fine”. A dirlo è il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, durante l’audizione in Commissione di vigilanza Rai, per la presentazione del nuovo piano editoriale dell’azienda, approvato dal cda la scorsa settimana. “Oggi al centro è il rapporto con i cittadini italiani, ancor più in un momento dell’anno in cui il canone passa in bolletta: un cambiamento epocale”, ha detto ancora.

Il direttore generale si è anche espresso sulle polemiche scaturite nei giorni sui nuovi ingressi di figure professionali reclutate al di fuori dell’azienda di viale Mazzini, definendole qualcosa di “poco rilevante”. “Sono convinto fermamente che la trasparenza sia una compagna di viaggio” dell’azienda, ha detto, specialmente ora che in discussione ci sono le linee guida del Piano industriale 2016-2018.

Antonio Campo Dall’Orto (foto Olycom)

“In un’azienda che fa 2,7 miliardi di fatturato, alle volte la discussione ha una connotazione di ‘conservazione’”, ha spiegato, ribadendo che dal suo punto di vista si necessario dotare la Rai “di tutti i talenti che servono, dentro o fuori, per dare un futuro”. E le assunzioni a tempo determinato in posti chiave “è una novità in Rai. Si tratta di fare per lasciare a qualcun altro, la rotazione serve ad evitare incrostazioni. Talento e logica di servizio possono servire”.

Parlando del valore dell’informazione per la Rai, Campo Dall’Orto l’ha definita “l’elemento piu’ rilevante, il centro del servizio pubblico”. “C’è necessità di un lavoro di coordinamento, serve un team che supporti Verdelli”, ha affermato, spiegando che, la posizione da chiarire è quella relativa a Francesco Merlo, giornalista in pensione ed editorialista di Repubblica, che andrebbe ad essere vice direttore del team, per il quale “l’ufficio legale Rai ha dato indicazioni su quale tipo di ruolo può avere”. Campo Dall’Orto ha ricordato che il primo obiettivo che ci si e’ posti quando si è messo mano al capitolo informazione “è il tema dell’efficacia, informando nella maniera più plurale e completa possibile”. Da lì avrebbe preso piede la nascita della Direzione affidata poi a Verdelli, “lavorando sul posizionamento dei servizi informativi, legandolo al percorso delle reti, ovviamente con tutta l’autonomia del direttore di testata”.

A questo proposito, ha spiegato il manger, “per riuscire ad avere un rapporto coordinato da un lato e attento al pubblico dall’altro, serve un team”. “Nessuna vocazione di tipo censorio ma di interlocuzione perchè l’informazione vada a crescere”. E l’infotainment è un settore “in cui è più facile che ci possano essere punti delicati”, ha aggiunto. La tempistica prevede che entro metà giugno sarà definito il posizionamento dei tg (27 le edizioni Rai in onda ogni giorno, ha ricordato il dg, a fronte delle 5 in Francia e delle poco più, ma sempre sotto le 10 edizioni, in Gran Bretagna e Germania) e il primo settembre per il capitolo infotainment.

Sul nuovo piano editoriale per la Rai il dg ha spiegato che è stato pensato “non nell’ottica del restauro, ma di come si rifonda un’azienda troppo a lungo rimasta ancorata solo alla televisione e che per questo non ha dato il servizio che doveva”. “Si tratta della capacità di mettere tutti i servizi a disposizione di chi paga il canone. Qualunque cosa pensiate proiettatela nei prossimi 5-10 anni, non sull’oggi. Questo è stato l’errore dell’azienda fino ad ora”. Quello che occorre, ha aggiunto, anche alla vigilia del rinnovo della Concessione, “e’ avere un mandato chiaro. Questo permetterà poi di spostare più facilmente le risorse, ad esempio, sul digitale”. A questo proposito su digitale e multipiattaforma la Rai prevede di investire “55 milioni in tre anni”.

“Stiamo riscrivendo il modo in cui si valuteranno le gare”, verso “una nuova analisi delle qualità tecniche”. ha detto poi. Dopo aver “annullato una gara una settimana fa”, il nuovo corso, ha spiegato il direttore generale, punterà a “un nuovo equilibrio tra qualità e prezzo, che nel tempo avrà come effetto una maggiore attenzione al prodotto e una qualità che il pubblico vede”.

“La fascia sotto i 34 anni oggi non ci frequenta più. Siamo invece molto forti dai 55 in poi”. Tra i primi obiettivi della Rai dell’innovazione, dunque, c’è il “recupero dell’idea di ‘servizio pubblico universale’, che vuol dire riuscire a parlare a tutti”. “La Rai deve essere di riferimento, accompagnare la gente nel corso della giornata. Il tema è guardare cosa vuoi, dove vuoi, quando vuoi. Non è più un fatto generazionale, anzi dobbiamo fare in modo che sia sempre meno un fatto generazionale e diminuire questo malefico digital divide”.