29 aprile 2016 | 12:04

Il vademecum di Mimun per i direttori dei tg Rai. Il direttore del Tg5 a ‘La Stampa’: “Appena nominati sarete seppelliti dagli auguri. Molti vi chiederanno qualcosa subito, altri poco dopo”

La Stampa, Nazionale – 29/04/2016 - Fare il direttore di un telegiornale è molto difficile, farlo in Rai di più. Visto che in Rai sono stato vent’anni, dirigendo tre telegiornali, mi avventuro in un manuale di sopravvivenza per chi rischia la poltrona da direttore di Tg, ma anche per chi si appresta a conquistarla.

Dopo aver cambiato i direttori di rete, la Rai si appresta a r i n n o v a r e i vertici dei tre t e l e g i o r n a l i g e n e r a l i s t i . Scelto l’ottimo Antonio Di Bella per Rainews 24, giornalista capace e d e s p e r t o, con la visione del mondo che ha solo chi ha fatto il corrispondente da importanti sedi estere ma anche il direttore del vulcanico Tg3 (uscendone vivo), ora tocca ai tg che pesano di più nel panorama dell’informazione e soprattutto sulle vie terremotate della politica. E non c’è bisogno di disegnini per spiegarlo, considerando l’inferno che ci aspetta fino al referendum e alle elezioni per il rinnovo del parlamento. Di qui alle scelte di Cd o, il di retto re gene rale Campo Dall’Orto, che ha il compito di valutare i curricula dei candidati direttori, mediare con la politica e non far arrabbiare troppo il Cda, praticamente esautorato con le nuove norme sulla Rai, passerà qualche mese. Per chi è al timone – e per chi vuole strapparglielo – saranno tempi molto, ma molto duri, tra battute al veleno dei soliti noti, totonomine velenose sui giornali, vere o false rassicurazioni, endorsement che faranno più male che bene. I direttori attuali, se ne avranno forza e voglia, avranno il tempo necessario per provare a resistere. Rinsaldando vecchie alleanze, figlie di logiche d’appartenenza, e cercando nuovi sponsor.

Clemente Mimun (foto Olycom)

Clemente Mimun (foto Olycom)

L’esperienza al Tg2

Nominato al Tg2 nel 1994 durante il primo governo Berlusconi dal Cda della Moratti, in cui c’era anche Alfio Marchini, dovetti prima difendermi da quella che per me non fu mai motivo di L etizia, poi dalla nuova maggioranza scaturita dal voto del 1996, che mise a capo della Rai il Prof. Enzo Siciliano e Franco Iseppi, grande aziendalista, stretto collaboratore di Enzo Biagi, molto prodiano. Appresi casualmente dal mio amico Renzo Arbore che avevano deciso di spostarmi alla radio. Renzo ne era felice e mi raccomandava di accettare, ma io lo consideravo ingiusto e provai a resistere, soprattutto per tigna, anche se la radio mi attirava. Comp rai un g rande fo glio bianco e tre pennarelli: rosso, blu e nero. Divisi la pagina in due, poi scrissi da un lato i nomi degli amici (pochi), degli avversari (tanti), degli influenti ma indifferenti in basso. La mia unica preoccupazione era evitare un eccessivo sostegno da parte dei moderati, e così fu. Qualche contatto di qua e di là (i nomi non li farò mai), poi, alla vigilia del Cda che voleva sostituirmi con Andrea Monti, Gianni Riotta o Lucia Annunziata, fui intervistato dal Corriere della Sera. Lo ricordo bene perché il pezzo uscì il 9 agosto 1996, giorno del mio 43° compleanno. Rispondendo alle domande di Paolo Conti, sfidai il Cda snocciolando un bilancio blindato: ascolti in crescita, innovazione con costume e società, salute e soprattutto il nuovo Tg2 delle 20,30, sostanziosi risparmi sul budget. Dissi anche: «Voglio vedere se hanno il coraggio di sostituirmi». Ero pronto a una azione legale, avevo acquistato un biglietto per Tel Aviv in caso di sconfitta, assai probabile. Sarei andato ad Eilat e a Petra. Quando si riunì il Cda, Iseppi era probabilmente sicuro di sé. Aveva in mente il nuovo organigramma e pensava che l’ok del Cda fosse una formalità. Non aveva messo in conto il caratterino di Liliana Cavani, che faceva parte del Consiglio. La grande regista del Portiere di notte dopo aver ascoltato le proposte di Iseppi chiese se quel che avevo detto al Corriere fosse vero. Se sì – disse più o meno – perché cambiare? Se invece Mimun avesse mentito, andrebbe licenziato. Alla Cavani si accodarono altri consiglieri e accadde il miracolo: fui confermato all’unanimità. Nelle settimane precedenti i giornali mi avevano praticamente squartato. Chi per criticare i miei Tg, chi per i pessimi rapporti con Usigrai e redazione, chi per definirmi fascistello, o ex portaborse. Ero furioso e reagivo sempre. Sbagliavo. Lo dico per i direttori di Tg1, Tg2 e Tg3 nel frullatore: calma e gesso. Siete stati e siete bravissimi. Davanti a voi avete tanto tempo per continuare a dimostrarlo, in Rai o altrove. Siate freddi come serpenti e studiate, eventualmente, una exit strateg y. Non basteranno necessariamente i buoni risultati che avete ottenuto, la pace sind acal e, la buona stampa. Se decideranno di sostituirvi, non avrete scampo. Non è più tempo di mi racoli alla Cavani, come accade a me vent’anni fa.

Attenti ai mediatori

Avrei anche qualche su ggerimento per gli eventuali nuovi direttori dei Tg Rai. Appena nominati sarete seppell i t i d a t e l e grammi, mail di congratulazioni e centinaia di telefonate bene agu ranti. Fate fa re un elenco dalle vostra segretaria. Molti vi chiederanno qualcosa subito, altri aspetteranno qualche giorno, soprattutto tra i politici. Presto chi vi ha fatto complimenti e auguri comincerà ad attaccarvi, perché non avrete dato alcun seguito a richieste anche abbastanza bizzarre. Levatevi dalla testa l’idea di fare il giro delle sette chiese. Evitate accuratamente di avere colloqui con singoli colleghi prima di aver discusso il piano editoriale con l’assemblea dei giornalisti. I dialoghi diretti con conduttori, o star, del Tg vi inibirebbero molte simpatie e sarebbero anche impegnativi, perché le prime donne pretendono di dettare legge nei Tg. Io ho sempre pensato che conta più la squadra, rispetto ai conduttori. E non credo di aver sbagliato. Poi attenti a quelli che vi assicurano di detenere pacchetti di voti in assemblea. Non vi servono a nulla e avanzerebbero pretese. Un nuovo direttore, di questi tempi, non ha alcun problema di gradimento. Dopo l’ok al piano, tutti i giornalisti vi parleranno delle promesse fatte dal vostro predecessore. Sarà bene avvertirli che sarà vostra cura valutare il lavoro di ciascuno per poi eventualmente inter veni re. Ma va detto chiaro e tondo che le promesse d’antan non vi riguardano. Ci sarà sicuramente qualcuno tra i giornalisti che si proporrà come mediatore ufficiale con partiti che non simpatizzano per voi. Non dategli retta. Qualcun altro proporrà di introdurvi in Vaticano, tra quelli che contano davvero. Anche qui andate diritti per la vostra strada e fate da soli. A San Pietro ci sono interlocutori seri. Auguri sinceri a chi è nel frullatore, a chi sarà sostituito, a chi resisterà e ai nuovi direttori. Spero in una prossima stagione coraggiosa, di nuove idee e di grande informazione. Sarà un grande stimolo per tutti e andrà a vantaggio dei nostri veri editori, i telespettatori.