29 aprile 2016 | 18:53

Industrie e PA attive nel recepire i cambiamenti generati negli ultimi 30 anni dall’arrivo di internet; ma restano problemi strutturali nella rete che fanno scivolare l’Italia nelle ultime posizioni su scala europea. La ricerca EY

L’Italia è sempre più digital, con il 70% delle imprese online e il 94% con una connessione a banda larga. Questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto di EY, pubblicato in occasione dell’Internet Day, celebrato il 29 aprile, dai quali si evidenzia un quadro positivo per il nostro Paese, con settori come aziende e PA in grado di innovare, ma con un ritardo strutturale che lo pone nelle ultime posizioni su scala europea.

Ad oggi quasi il 90% degli italiani, di età compresa tra 11 e 74 anni, ha a disposizione una connessione internet. Inoltre, negli ultimi due anni, sono raddoppiati gli utenti che possono accedere ai contenuti della rete tramite smartphone, raggiungendo quasi il 70% della popolazione. Il nuovo paradigma creato da internet e dalle sempre nuove modalità di fruizione dei contenuti anytime & everywhere, dallo smartphone al wearable device, ha rivoluzionato non solo il modo in cui le imprese si devono porre nei confronti dei propri clienti, ma anche gli scenari di business.

“Se da un lato, sono cambiate le modalità di fruizione ed erogazione dei servizi, internet ha anche modificato totalmente gli scenari di business, abilitando nuovi modelli economici come la sharing economy, abbattendo le barriere all’ingresso del mercato per piccoli player che fino a qualche anno fa non avrebbero avuto nessuna opportunità di competere a livello globale”, ha detto Donato Iacovone, ad di Ey Italia. “Grazie alla Digital Transformation, le aziende hanno la possibilità di offrire i propri servizi in modalità del tutto nuove per i clienti rivedendo totalmente la Customer Journey dalla fase di contatto – intercettando, ad esempio, il cliente attraverso il suo smartphone e tablet e aumentando così esponenzialmente le opportunità di interazione -  a quella di sales – utilizzando i marketplace disponibili sulla rete e accedendo ad una platea di consumatori molto più estesa – fino alla fase di post-sales – con  i canali social e digital al posto del classico contact center, migliorando così l’esperienza del cliente e ottimizzando l’effort. Inoltre l’e-commerce, anche se al momento è ancora poco utilizzato, in quanto solo il 5,1% delle PMI italiane lo uso e il 40% degli imprenditori non riconosce il valore della rete per il proprio business, è in grado di cambiare un’intera filiera”.

“Internet non solo ha semplificato le modalità di fruizione dei servizi”, ha aggiunto, “ma ha anche creato un circolo virtuoso di innovazione che le imprese devono alimentare per essere competitive sul mercato.”

Tra i settori che maggiormente hanno beneficiato della rivoluzione di internet secondo lo studio si trova anzitutto quello finanziario, dove si riscontra un crescente utilizzo dei servizi di on line banking pari al 37%. Significativa la penetrazione dei social networks che vede la partecipazione di oltre il 57% degli utilizzatori di internet. È cambiato anche il modo di utilizzare i servizi telefonici, infatti sono sempre più diffuse (oltre il 37%) le video chiamate su internet.

Cambiato inoltre il modo di fruire i servizi della Pubblica Amministrazione, sempre più impegnata a offrire servizi di qualità e soprattutto attenta alle necessità del cittadino.
Alcuni esempi di buona “@governance” sono offerti dalle ASL-AO: il 49% permettono il ritiro dei referti online. La digitalizzazione ha consentito inoltre di ridurre le distanze tra scuola e famiglia. Il 50% delle scuole utilizza strumenti digitali per aumentare gli scambi di comunicazione con i genitori degli studenti. Formazione sempre più digitale anche grazie alla connessione in rete degli istituti: i dati dimostrano che il 78% dei laboratori è cablato o dotato di una rete wireless.

Sebbene 30 anni di internet abbiano portato grandi cambiamenti e innovazioni in tutti i settori produttivi, il divario tra l’Italia e il resto d’Europa resta però ancora significativo. Tutti i principali indicatori sono al di sotto della media europea: l’Italia è penultima dopo la Grecia per connettività e il quadro tracciato con Smart City Index ha mostrato la differenza tra il nord e il sud del Paese, quest’ultimo ancora non raggiunto dalla banda larga. Negli ultimi anni sono stati fatti decisivi passi avanti, ma servono politiche e interventi a livello centrale per colmare il gap con la media europea.