Editoria

04 maggio 2016 | 11:49

Le fiere generano affari per 60 miliardi di euro l’anno, ma il sistema ha bisogno di regole. Riello: serve una legge speciale. E intanto dal Governo arrivano fondi per altri 30 milioni di euro

“Le Fiere Italiane: quadro giuridico ed economico, situazione attuale e prospettive nel mercato globale”: è il titolo del Convegno organizzato da AEFI-Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, che si è svolto ieri a Roma, presso la sede di Unioncamere.

Un incontro – scrive la nota di Aefi – fortemente voluto dall’Associazione per richiamare con urgenza l’attenzione delle Istituzioni sulla necessità di interventi immediati e chiarimenti specifici in tema legislativo. Interventi vitali per il comparto che altrimenti rischia non solo di perdere competitività a livello internazionale ma anche di vanificare tutto il lavoro e gli sforzi finora sostenuti.

Partendo dall’analisi della situazione attuale del settore fieristico italiano, i relatori – esperti in campo giuridico e amministrativo oltre ai rappresentanti delle Fiere – hanno illustrato gli aspetti normativi in merito ad Assetto Societario, Regolamentazione in materia di Trasparenza e tassazione fiscale degli immobili che, influenzando l’andamento delle Fiere, alimentano i rischi per il comparto.

L’incontro si è aperto con l’intervento del Presidente di AEFI, Ettore Riello, che ha ricordato come le fiere generino affari per 60 miliardi di euro l’anno dando origine al 50% dell’export delle imprese italiane. Un asset che, come avviene in altri Paese europei, dovrebbe essere fortemente sostenuto e non penalizzato da interpretazioni normative ambigue come sta avvenendo in Italia.

Ettore Riello, presidente Aefi

Ettore Riello, presidente Aefi

A sostegno di tale visione, Riello ha commentato: “La recente attenzione da parte delle Istituzioni all’asset fieristico rischia di essere completamente vanificata dalla mancanza di risposte concrete alle istanze del settore in merito a: assetto societario, conseguente regolamentazione in materia di trasparenza, nonché tassazione fiscale degli immobili. L’impatto assolutamente vitale di tali misure, grava le Fiere di un peso che non possono più sostenere, mettendo a serio rischio di sopravvivenza l’intero Sistema. Ciò contrariamente a quanto avviene per i principali competitor, in particolare per i sistemi fieristici tedesco e francese che, oltre ad essere fortemente finanziati dagli enti territoriali, poggiano su più che solide partecipazioni pubbliche senza che questo imponga loro di operare in regime di speciali discipline restrittive, minando la capacità competitiva. Se non avremo la possibilità di competere ad armi pari saremo costretti a soccombere”.

I lavori sono proseguiti con il saluto di Giuseppe Tripoli, Segretario Generale di Unioncamere, “Vorrei sottolineare che sul sistema fieristico nazionale bisogna avere una visione globale, una visione di insieme e non parcellizzata. E soprattutto, insisto su un aspetto che ritengo importante: la normativa relativa all’assetto delle fiere deve tenere conto del fatto che esse rappresentano un sistema da valorizzare per la crescita dell’export. L’assetto complessivo non deve essere peggiorativo o penalizzante rispetto a quello di altri Paesi europei. Ringrazio AEFI per aver acceso un faro su questo tema”.

All’incontro è intervenuto anche il Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico, Vito Cozzoli, che ha aggiunto “Il Governo ha individuato nelle fiere uno strumento su cui puntare per lo sviluppo del made in Italy nel mondo, tant’è che le fiere hanno un ruolo fondamentale nel nostro piano triennale. Lo scorso anno il Governo ha erogato alle fiere finanziamenti per 45 milioni di euro e per quest’anno il budget ne prevede altri 30 per una nutrita serie di eventi. Stiamo lavorando per cercare ulteriori risorse rispetto a quelle già stanziate perché crediamo che le fiere rappresentino un modello per la crescita del nostro paese”.

- Il documento riassuntivo della situazione del sistema fieristico  rispetto ai tre temi caldi del comparto: l’assetto societario dei quartieri fieristici; la regolamentazione delle società partecipare da enti pubblici e, infine, l’IMU (pdf)

 

ASSETTO SOCIETARIO

Nicola Aicardi, Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Bologna, ha illustrato l’evoluzione del regime giuridico di esercizio delle attività fieristiche evidenziando come oggi esse operino in base al quadro normativo attuale, in un mercato liberamente accessibile e concretamente caratterizzato da un’ampia concorrenzialità.

In merito all’interesse delle partecipazioni degli enti pubblici alle società fieristiche, Aicardi ha dimostrato come

nell’ordinamento vigente, sia possibile mantenere la partecipazione pubblica (perché coerente con le finalità istituzionali degli enti pubblici partecipanti), senza per questo assoggettare le società/enti fieristici alla normativa in materia di appalti pubblici, trasparenza ed anticorruzione.

A ulteriore supporto sul tema, anche gli interventi di Aristide Police, Ordinario di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi Tor Vergata di Roma, e di Ugo Patroni Griffi, Ordinario di Diritto Commerciale dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari che, analizzando numeri e normativa hanno argomentato come la riforma dell’assetto istituzionale di Enti pubblici e Camere di Commercio, senza previsioni specifiche sul ruolo delle fiere, abbia generato un’incertezza tale sugli assetti societari tanto da indurre alcuni quartieri a effettuare tagli anche su investimenti necessari all’esistenza. Il tema interessa l’intero Sistema considerando che le Camere di Commercio sono presenti in 27 società di gestione di quartieri fieristici su 34, le Province in 25 quartieri su 34, i Comuni in 28 su 34 quartieri.

Nel complesso 28 su 34 quartieri avrebbero forti problematiche se non fosse risolta l’incertezza attuale ed è per questo che AEFI da tempo chiede che venga riconosciuta la specificità delle partecipazioni delle Camere di Commercio nelle Fiere (art. 10, L. 7 agosto 2015, n. 124) che, proprio per la particolarità e la complessità dell’attività che svolgono, sono “essenziali” e “necessarie per lo svolgimento delle funzioni istituzionali”; nonché sia prontamente definita l’assunzione da parte delle Regioni o altri Enti delle quote delle Province e che i Comuni destinino mezzi sufficienti a sostegno delle proprie partecipazioni.

 


REGOLAMENTAZIONE

Gli esperti hanno altresì sottolineato come il Decreto attuativo della Riforma Madia sulle partecipate pubbliche, in assenza di specifici chiarimenti, rischi di obbligare gli enti fieristici ad operare assoggettandole ad una gestione pari a quella delle realtà pubbliche. Per le fiere, che fanno della loro attività commerciale la propria essenza, questo sarebbe come obbligarle a fare disclosure dei propri segreti industriali, e rischierebbe di ingessarle per qualsiasi attività (organizzazione mostre, convegni, eventi spot, etc.) in processi di convocazione di bandi per gare pubbliche e successive assegnazioni che minerebbero la capacità di reazione delle stesse nei tempi richiesti da un mercato segnato dalla forte competizione internazionale.

IMU

I quartieri fieristici sono Immobili Speciali per funzioni di interesse pubblico, storicamente accatastati in categoria E (E9 ed E4), esenti da IMU proprio in funzione delle attività ospitate.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 4 del 2006, sostituendosi di fatto al Legislatore ha disconosciuto il ruolo sociale e l’interesse pubblico dell’attività ospitata nei quartieri fieristici, definendo, in base a una propria interpretazione del DL 262/06, la nuova classificazione in D8, assimilando di fatto le Fiere ai Centri Commerciali. Un’interpretazione del D.L. 262/06 verso la quale AEFI ed i singoli associati si sono sempre opposti.

Nel corso del Convegno, gli interventi di Giovanni Incerto, Dottore Commercialista dello Studio Gnudi, e Gabriella Mattioli, Avvocato dello Studio Legale Lessona, hanno dimostrato la validità dell’analisi di AEFI in relazione ai giorni di effettivo utilizzo. In base a questa analisi, se anche si volesse applicare una classificazione in D8 ai quartieri fieristici – assimilandoli ai Centri Commerciali – la rendita delle fiere non potrebbe essere superiore al 10% di quella di un analogo immobile a destinazione “Commerciale”. Pertanto l’IMU teorica che dovrebbe pagare un Quartiere Fieristico non dovrebbe essere superiore al 10% di quella che paga un Centro Commerciale di pari superficie.

I costi che la costante mancanza di chiarezza in materia ha imposto fino ad oggi alle Fiere sono già significativi considerando gli attuali 21 procedimenti in corso su 34 associati, ma diverrebbero decisamente insostenibili se non si attuassero in breve tempo le necessarie modifiche.

Infatti, se si dovesse mantenere la linea dell’accatastamento in D/8, pari ai Centri Commerciali, per una grande Fiera significherebbe dover accantonare fino a 2.000.000 di euro all’anno; per una Fiera di medie dimensioni fino a 600.000 euro l’anno e per una piccola Fiera fino a 250.000 euro.

Naturalmente per le realtà che hanno bilanci vicino al pareggio, l’IMU diviene un elemento di assoluta insostenibilità.

Anche grazie ai contributi dei rappresentanti delle Fiere – Giovanni Barbato, Chief Internal Auditors e Supervisory Commitee di Veronafiere; Franco Boni, Presidente di Bologna Fiere; Lorenzo Cagnoni, Presidente di Rimini Fiera; Matteo Marzotto, Presidente di Fiera di Vicenza e Pietro Piccinetti, Amministratore Delegato di Pordenone Fiere – il Convegno ha rappresentato un’occasione unica per illustrare la situazione attuale del comparto: AEFI auspica e si impegnerà per ottenere una legge speciale dedicata esclusivamente al settore fieristico.

 

Il documento riassuntivo della situazione del sistema fieristico  rispetto ai tre temi caldi del comparto: l’assetto societario dei quartieri fieristici; la regolamentazione delle società partecipare da enti pubblici e, infine, l’IMU (pdf)