05 maggio 2016 | 10:40

Indagato per estorsione il giornalista antimafia Pino Maniaci di Telejato. Spacciava per mafiose vendette amorose e estorceva soldi ai sindaci

Uno stock di magliette, tre mesi di affitto pagato, qualche centinaio di euro, un contratto a termine per l’amante. Tanto costava il silenzio del paladino dell’antimafia. I sindaci della zona lo temevano, sapevano che la fama guadagnata anche grazie a intimidazioni spacciate per mafiose gli davano potere e forza e preferivano pagare, cedendo alle sue pretese, per non rischiare campagne denigratorie sulla sua tv, Telejato, l’emittente locale rilevata nel 1999 e divenuta simbolo di una stampa libera e coraggiosa.

Questa l’altra faccia di Pino Maniaci, ex imprenditore edile diventato giornalista, scoperta da magistrati e carabinieri, intercettando per caso una delle vittime del cronista, l’ex sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca finito sotto inchiesta per presunti rapporti con i clan locali. Una cimice capta la consegna di soldi, qualche centinaio di euro che De Luca dà a Maniaci.

Pino Maniaci (foto Olycom)

L’inchiesta parte così, da un’indagine sulla mafia che, oltre all’incriminazione del cronista per estorsione, oggi ha portato all’arresto di nove tra boss ed estortori di Borgetto pronti ad allearsi per gestire estorsioni e affari. Per gli inquirenti, che lo intercettano da quasi due anni, Maniaci, spiega Ansa, avrebbe usato la tv e la sua professione per ottenere denaro e favori.

Quello che viene fuori dalle intercettazioni è un Maniaci ben diverso dall’eroe dell’antimafia costretto a pagare con attentati e isolamento le sue battaglie. Un uomo spregiudicato, che definiva ‘stronzo’ il premier che l’aveva chiamato per manifestargli solidarietà dopo una presunta intimidazione, pronto a spacciare per minaccia mafiosa l’uccisione dei suoi cani nonostante conoscesse bene cause reali e autore del gesto.

“Ora mi devono dare la scorta”, diceva non sapendo di essere intercettato. Dietro alla vicenda, come si è scoperto, c’era invece la vendetta del marito dell’amante, la stessa che il giornalista aveva fatto assumere al Comune di Partinico. “Combino io non tu! E tu devi seguire sempre quello che ti dico io..”, diceva alla donna che gli comunicava di essere stata chiamata dal Comune per il lavoro. “Allora mi ha ascoltato il signor sindaco, va bene…si vede che Salvo (Salvatore Lo Biundo, sindaco di Partinico) ha fatto il suo dovere”, ironizzava. Le vittime del simbolo dell’antimafia sarebbero tre, oltre ai due sindaci, che hanno confermato le accuse, l’ex assessore di Borgetto Gioacchino Polizzi. Tutti terrorizzati. “Voglio precisare che avevo paura che Giuseppe Maniaci come paladino dell’antimafia ci infangasse come amministrazione e per questo gli davo dei soldi. Avevo timore di un linciaggio mediatico. Maniaci è frequentemente accompagnato da soggetti delle istituzioni come magistrati, come Ingroia, o prefetti e pertanto appare come un intoccabile tanto è vero che gira con la scorta”, racconta una delle vittime ai carabinieri. E sarà proprio Ingroia a difendere il giornalista. L’ex magistrato ora avvocato lamenta l’attacco mediatico subito dal suo assistito che solo qualche anno fa fu inserito nella lista dei 100 giornalisti più coraggiosi del mondo.