Protagonisti del mese

10 maggio 2016 | 9:19

“L’investimento nella cultura è stato fortissimo. Fra pubblico e privato investiamo 100 milioni di euro l’anno”, dice il sindaco di Torino, Piero Fassino

“L’investimento nell’economia della conoscenza si è mosso in tre direzioni, ricerca, tecnologia e innovazione, senza trascurare la cultura che è l’aspetto più conosciuto della rinascita della città”, dice Piero Fassino, sindaco di Torino dal 2011 (ricandidato il prossimo 5 giugno), intervistato da ‘Prima comunicazione’ in occasione dell’inaugurazione della 29esima edizione del Salone del Libro.

 

“Una strategia che ci ha fatto diventare una città turistica sempre più internazionale sia per il nostro patrimonio architettonico e la qualità dell’offerta culturale, sia per un programma di eventi di richiamo straordinario”, sottolinea il sindaco che può vantare anche due importanti riconoscimenti: il secondo posto di Torino nel ranking delle capitali europee dell’innovazione, dietro Amsterdam e davanti a Parigi e a Milano, nonché l’essere, secondo una ricerca europea, fra le dieci città più interculturali della Ue, unica fra le metropoli italiane.

Fassino nell’intervista racconta come il cammino di ricostruzione della identità di Torino sia basato su due pilastri. Il primo pilastro è stato “la non rinuncia all’industria. Qui si è investito moltissimo per alzare il livello tecnologico”, dice Fassino. Il settore auto continua a essere centrale: il gruppo Fca ha investito a Torino, al di là di quel che si crede. Mirafiori è tornata a produrre e in più c’è stata l’acquisizione e l’ammodernamento della ex Bertone di Grugliasco, che è rinata e oggi produce il nuovo Suv Maserati. Inoltre c’è quello che una volta chiamavamo l’indotto: le aziende della componentistica totalmente dipendenti dalla Fiat si sono specializzate e oggi sono diventate fornitrici di tutte le case mondiali. Trenta anni fa l’ottanta per cento di queste produzioni andava in Fiat. Oggi è il contrario. In più abbiamo una presenza importante dell’aereospaziale oltre che dell’Information communication technology. C’è stato un riposizionamento in alto del profilo industriale. Oggi, in vista di una ripresa, possiamo contare su un sistema più competitivo. Poi c’è il secondo pilastro: l’investimento sull’economia della conoscenza. Che poi si può anche raccontare come estrazione di valore dalla quantità di sapere che una città incorpora”.

“Sulla Cultura l’investimento è stato fortissimo”, ammette Fassino. “Fra pubblico e privato spendiamo circa 100 milioni l’anno. Questo ci ha fatto diventare una città turistica sempre più internazionale. Non a caso il New York Times ci ha indicato come unica città italiana da visitare nel 2016. Il turismo estero è in costante crescita”.

 

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 471 – Maggio 2016

Scegli l’abbonamento che preferisci