17 maggio 2016 | 11:40

Chiude la 29esima edizione del Salone del Libro con un incremento nelle presenze e nelle vendite. La presidente Milella: abbiamo superato molte difficoltà, il futuro ha già mosso i primi passi

Tempo di bilanci per la 29/esima edizione del Salone del Libro, quella della rinascita dopo le polemiche e gli strascichi giudiziari, che ha chiuso i battenti il 16 maggio. “Ce l’abbiamo fatta” ha esultato la presidente della Fondazione che organizza la buchmesse, Giovanna Milella. “Abbiamo superato molte difficoltà, ma possiamo dire che gli editori hanno venduto di più”, ha detto, “abbiamo messo in moto una macchina che poi è andata avanti quasi da sola e abbiamo avuto un grande pubblico”.

I biglietti staccati, sulla base delle previsioni fino alla chiusura di ieri sera alle 22, sono stati 126.406, circa il 3,1% in più rispetto ai 122.638 della scorsa edizione. Numeri lontani da quello annunciati un anno fa dall’ex presidente Rolando Picchioni, che sorpassavano i 300mila come sintetizza Ansa, ma in linea con quelli reali emersi dopo le inchieste giudiziarie. “Ci siamo focalizzati sui dati veri, che sono i biglietti venduti, mi sarei accontentata di molto meno, mi sarebbe bastato avvicinarmi al dato dello scorso anno”, ha commentato Milella.

Giovanna Milella, presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura,

Soddisfatti anche gli editori: le vendite agli stand hanno infatti registrato incrementi significativi, come il +5% di Feltrinelli, +10% di De Agostini e Interlinea, +30% di Einaudi e addirittura +35% di Sur e +40% di Blu Edizioni. Un grande successo per Torino e per l’Italia, lo ha definito il sindaco di Torino, Piero Fassino, il cui segreto sta, secondo il direttore editoriale uscente Ernesto Ferrero, nella formula. “Sento dire che lo si vuole trasformare in un festival, ma in Italia ce ne sono a centinaia e uno in più non servirebbe a nulla…”, è il suo suggerimento. Ferrero torna a congedarsi dal Salone dopo l’addio dello scorso anno e il ritorno per la rinuncia all’incarico di Giulia Cogoli. Ma c’è già chi immagina per lui un ruolo da ‘grande saggio’. “Ho letto che in futuro sarà uno zio del Salone”, ha detto l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi, “ma voglio dire che sarà più che uno zio”. Prima dei nomi, comunque, “servono le idee e i progetti”, ha aggiunto la Parigi, guardando con un occhio anche alle prossime amministrative. “Prima di parlare di futuro mi sembra rispettoso ricordare che a Torino abbiamo l’elezione di un sindaco e per correttezza aspetteremo il nuovo sindaco per parlare di qualsiasi cosa”.

Tutto rimandato, dunque, a dopo il 5 giugno, anche se qualche idea c’è già. “Il futuro ha già mosso i primi passi: la novità della fascia serale a prezzo dimezzato ha avuto successo; gli ingressi dopo le 18 sono più che raddoppiati”, ha detto Milella. Attenzione, però a cambiare troppo. “Gli editori sono preoccupati di tutto questo parlare di cambiamento. Stanno assaporando il successo di quest’anno e già si sentono dire che andranno cambiate molte cose”, ha concluso Ferrero. “A chi prenderà le redini raccomando di andare piano, documentarsi sui dossier, perché questa è una formula che funziona. Sicuramente da ammodernare ma funziona”.