17 maggio 2016 | 19:33

Corsi e ricorsi: Andrea Bonomi era azionista della società che cedette Recoletos a Rcs

Piace davvero l’editoria al finanziere Andrea Bonomi, che con la sua Investindustrial guida la cordata che ha annunciato la contro Opa su Rcs, di cui è stato anche consigliere d’amministrazione fino a quando, nell’aprile 2013, si è dimesso per “impegni professionali”. Bonomi, con Investindustrial era azionista al 5% di Retos Cartera, la finanziaria che a fine 2004 comprò dal gruppo inglese Pearson per 743 milioni di euro il 79% di Recoletos, la casa editrice spagnola acquisita nel 2007, attraverso la controllata Unedisa, da Rcs che pagò 1,1 miliardi di euro per il 100% – era esclusa dal perimetro la free press Que! – del gruppo spagnolo (un fatturato stimato di 304 milioni).

Andrea Bonomi (foto Olycom)

Nell’acquisizione, all’origine del forte indebitamento di Rcs, il gruppo editoriale milanese ha avuto al suo fianco come advisor Mediobanca e Banca Leonardo, guidata da Gerardo Bragiotti (attualmente anche nel Cda di Rcs) che, come sottolineato nella ricostruzione del Comitato di redazione del Corriere della Sera del 9 marzo 2013 (che pubblichiamo qui di seguito), era stato advisor nel 2004 del finanziere Jaime Castellanos (azionista al 12% di Retos Cartera) nell’aquisizione di Recoletos dal gruppo inglese Pearson. Inoltre, nel 2003 Lazard Italia, guidata da Bragiotti, era stata advisor di Castellanos nella cessione a Rcs del 30% dell’editrice di El Mundo, della quale il gruppo milanese controllava già il 52%.

Il comunicato del Cdr del Corriere della Sera che ricostruisce la vicenda Recoletos

IL CASO RECOLETOS
La prossima riunione del Consiglio di amministrazione di Rcs Media Group è fissata per l’8 marzo. In quella occasione i consiglieri saranno chiamati a discutere, tra l’altro, di aumento di capitale, indebitamento ed equilibri finanziari. Il Comitato di redazione, con l’aiuto dei giornalisti del Corriere della Sera, ritiene utile raccontare alle lettrici e ai lettori l’operazione Recoletos, cioè la storia dell’acquisizione che ha portato l’indebitamento di Rcs Media Group a circa 880 milioni di euro. Una montagna di debiti che rischia di soffocare ogni piano di rilancio e che, dunque, rende urgente e indifferibile un adeguato aumento di capitale.
Fino al 2006 il gruppo Rcs era una società in attivo, con un utile netto di 219 milioni e indebitamento praticamente zero. È in quel momento che prende forma il progetto di acquisire il gruppo spagnolo Recoletos, che pure non sembrava certo una «magnifica preda». La società spagnola era controllata dall’inglese Pearson, (casa editrice del Financial Times) che, già nel dicembre 2004 era in cerca di compratori. Ma Recoletos rappresentava un’opportunità per una parte della finanza iberica e italiana. L’idea era di rilevare un’azienda con 272 milioni di euro di debiti, rifarle il «make up» e rivenderla a qualche gruppo in salute realizzando una grossa plusvalenza.
In prima battuta Recoletos fu comprata dalla finanziaria Retos Cartera, il cui azionariato era così composto: il fondo di private equity americano Providence (25,5%); Financial Retos Partners (23,18%); Solter Investments (12,5%); Mercapital (7,5%); Investindustrial (5%) di Andrea Bonomi (ora consigliere di amministrazione Rcs); KutXa (5%); Caja Navarra (5%); Sociedad de administracion de valores immobiliarios (2,32%) e il gruppo bancario Banesto (2%). Un’altra quota, pari al 12% circa del capitale, era in mano al finanziere Jaime Castellanos (presidente di Lazard Spagna) e a Joaquin Guell, allora direttore finanziario di Recoletos e oggi vicepresidente di Lazard Spagna.
Un rapporto della European Equity Research del gruppo Santander (15 dicembre 2004) significativamente intitolato «Bye Bye Recoletos», che recava in copertina l’indicazione «Accept Bid» («Accettare l’offerta»), segnalava che il prezzo pagato dal veicolo di investimento Retos Cartera, 941 milioni di euro, implicava già un rialzo del 19% rispetto ai valori di mercato precedenti. Il documento, inoltre, suggeriva di accettare l’offerta di Retos Cartera, poiché non c’erano «offerte alternative». Infine, il rapporto definiva Recoletos una società «potenzialmente illiquida». Perché allora Retos Cartera voleva acquisirla? Evidentemente l’obiettivo era rivenderla con una plusvalenza. Retos Cartera comprò a fine 2004 per 743 milioni di euro il 79% di Recoletos (941 il valore presunto del 100%), quindi la maggioranza assoluta del gruppo spagnolo, che Rcs acquisirà nel 2007 a 1,1 miliardi per il 100% con un perimetro aziendale ridotto (non c’è la testata «free press» Què). La Rcs, dunque, con una scelta discutibile, versa 1,1 miliardi per acquistare il 100% di una società, quando per il controllo naturalmente basta il 51%. Già nel 2003 Rcs aveva deciso di aumentare la quota nel quotidiano El Mundo (in cui era presente dal 1999) salendo dal 52% all’82%, grazie all’acquisto di un ulteriore 30% del capitale dal finanziere Jaime Castellanos, pagando un prezzo molto più alto rispetto a quello sostenuto dallo stesso Castellanos. L’advisor di Castellanos fu la finanziaria Lazard Italia, guidata da Gerardo Braggiotti, ex direttore di Mediobanca. Castellanos e Braggiotti, due figure che ritroveremo nell’operazione Recoletos. (La storia continua nel prossimo comunicato).
Corriere della Sera