19 maggio 2016 | 17:48

Google contro il Garante della privacy in Francia: non rimuoveremo nessun link dai domini al di fuori di quelli europei. Il diritto all’oblio non si estende a tutto il globo

Google replica alla Francia sulla richiesta di rimozione dei link dai domini di tutto il mondo: non lo faremo, non esistono in tutto il mondo leggi sul diritto all’oblio. La replica è stata affidata a Kent Walker, senior vice president and general counsel, in un post sul blog intitolato: “un principio che non dovrebbe essere dimenticato”. 

Nel mese di marzo, ricorda il post, il Garante francese per la protezione dei dati personali (Cnil) ha ordinato che la sua interpretazione della legge francese a tutela del diritto all’oblio debba applicarsi non solo in Francia ma in ogni Paese del mondo.

Kent Walker, senior vice president and general counsel di Google

Ma “il diritto all’oblio”, precisa Walker, “o più precisamente, un diritto ad essere deindicizzati dai risultati di ricerca, è stato creato in una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2014. Questo diritto – prosegue – permette agli europei di deindicizzare alcuni link che compaiono nei risultati dei motori per ricerche effettuate con il loro nome, anche quando questi link conducono a informazioni corrette e pubblicate nel rispetto della legge, come ad esempio articoli di giornale o siti ufficiali dei governi”.

Al tempo stesso, ricorda Google, che dice di rispettare “le leggi dei paesi in cui operiamo” e pertanto “recepisce la decisione della Corte di Giustizia Europea in ogni Paese dell’Unione Europea”, ci sono anche Paesi “dove non esiste alcuna legge sul diritto all’oblio”; in particolare “continuerà a vedersi quel link tra le risposte a quella stessa ricerca su tutti i domini non Europei”.

“L’interpretazione della legge francese fatta dal Cnil ad ogni versione dei servizi di ricerca Google su scala globale”, secondo Google, “comporterebbe rimuovere i link dall’Australia (google.com.au) allo Zambia (google.co.zm) e da tutti i domini che ci sono nel mezzo, incluso google.com, anche se il contenuto potrebbe essere perfattamente legale in quei Paesi”.

Mentre, come scrive Walker, “per una questione sia di legge sia di principio, siamo in disaccordo con questa richiesta”.  E “a tutela di questo principio fondamentale del diritto internazionale, oggi abbiamo presentato alla Suprema Corte amministrativa francese, il Consiglio di Stato, il nostro appello all’ordine ricevuto dal Cnil. Attendiamo che la Corte riveda il caso, nella speranza che vengano mantenuti i diritti dei cittadini di ogni parte del mondo ad accedere a informazioni legali”.