25 maggio 2016 | 17:26

Ci aspettavamo dalla Rai un piano per ridurre le testate giornalistiche e produrre più approfondimenti, denuncia Giacomelli. La scelta di esterni? Immagino sia limitata alle risorse non reperibili internamente

“Noi ci aspettavamo da parte di Rai il completamento di un piano per l’informazione finalizzato a ridurre le testate, a produrre più approfondimenti e reportage e ci aspettavamo anche un ruolo meno timido di Rai nel concorrere alla diminuzione del digital divide nel Paese”. Così, davanti alla commissione bicamerale di Vigilanza sui servizi radiotelevisivi, il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli ha ricordato le linee guida su Rai approvate dal Cdm l’anno scorso a proposito delle azioni ancora non messe a punto da Viale Mazzini.

Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni

Giacomelli ha posto l’attenzione anche sulla “necessità che la Rai si trasformasse in media company, in una realtà capace di produrre per tutte le piattaforme, lineari e non lineari; la necessità che Rai acquisisse un più significativo profilo internazionale con la creazione di un canale in lingua inglese, ma non solo; e la necessità che Rai fosse il perno del sistema, in sostanza, un’azienda con un bilancio sociale della creatività e non una controparte delle tv private”.

Di recente poi, ha fatto notare Giacomelli, “dai tavoli di consultazione pubblica è emersa una riflessione che non sconfessa, ma anzi rafforza la necessità di una dimensione internazionale di Rai, diuna dimensione in cui Rai è compiutamente capace di trasmettere la suavocazione culturale e di costruire prodotti innovativi. Dai tavoli, inoltre, è uscito anche confermato il ruolo di Rai sull’alfabetizzazione digitale”.

Giacomelli ha poi parlato anche del ruolo che assumerà il Cda dopo l’entrata in vigore della Riforma Rai. “Ho dovuto ascoltare lamentazioni di esponenti del cda secondo i quali il cda non conta nulla. Si può discutere sugli effetti della nuova legge, ma un punto è chiaro: gli atti fondamentali sono votati dal cda, dal piano industriale al budget, al piano trasparenza. Il cda se vuole ha tutti i poteri per intervenire”. Il sottosegretario ha anche parlato delle assunzioni di esterni da parte del dg Antonio Campo Dall’Orto. “Penso che ci siano gli strumenti perché tutti possiamo valutare se le competenze degli esterni sono così straordinarie o no, perché il piano sulla trasparenza ci darà le specifiche che consentiranno a ciascuno di fare le proprie valutazioni. Io immagino, per stima nei confronti di chi guida la Rai, che il ricorso agli esterni sia limitato alle risorse non reperibili all’interno”.

“Non credo ci sia uno scollamento tra il governo e i vertici aziendali. Occorre tempo perché cose complesse acquisiscano forma, noi continuiamo a sollecitare un percorso di trasformazione”, ha aggiunto poi, rispondendo ad una domanda del senatore Pd Salvatore Margiotta. “Le indicazioni di tutti i soggetti erano sulla necessità di una trasformazione profonda, non cosmetica, dell’azienda. Credo di essere corretto nel sollecitare gli organismi aziendali rispetto a questa indicazione condivisa da tutti. Non è attacco ai vertici. Sui tempi capisco che le fasi di transizione non sono veloci, ma registro che abbiamo fatto una nomina anticipata rispetto alla legge per non perdere tempo”. Giacomelli ha aggiunto che “il percorso di razionalizzazione sull’utilizzo delle risorse non è finito ora che Gubitosi non c’è più, è un punto vero che rimane. Così come i margini di potenziamento sugli introiti da attività commerciale sono rilevanti. Chi fa servizio pubblico, se utilizza in modo accessorio le risorse pubblicitarie, deve aver rispetto di quelle risorse. Sono convinto che il dg avrà un ruolo importante per la Rai. Se occorre tempo per esplicitare i processi, vedremo a settembre quali saranno i risultati, ma ci aspettiamo che valorizzi il servizio pubblico”.

“Quello delle risorse del sistema televisivo è un tema su cui fare una riflessione più approfondita in un momento come questo in cui la pubblicità è una risorsa scarsa. Ho spiegato alle aziende che hanno sollevato questo argomento che una riflessione di questo tipo è tutt’altro che fuori luogo”, ha detto poi parlando della richiesta di Mediaset e La7, in particolare, di modificare i tetti pubblicitari della tv pubblica a seguito delle maggiori risorse che deriveranno dall’introduzione del canone in bolletta. “Sono contento dell’insistenza con cui si pone il tema, perché si dà per scontato che la nuova normativa sul canone funzionerà. Il dibattito va però ripreso all’indomani di un punto di verifica concreto. C’è disponibilità a una discussione sul tema delle risorse, ma questo comporta una definizione implicita del valore delle risorse alla quale chi ha la responsabilità della loro gestione deve attenersi”. “Immagino che sia una sorta di attesa ad aver impedito al cda di lavorare a un vero piano industriale, limitandosi a indicazioni di massima. Mi auguro che l’acquisizione di altri elementi consenta di andare avanti su questa strada, in modo che ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

Giacomelli, continua Ansa, ha parlato anche dell’attenzione dei talk show di La7 al canone in bolletta. “Mi piace constatare che fino alla nostra iniziativa sul canone c’era il quieto vivere sull’evasione, su cui si sono attestati persino i più tenaci conduttori delle tv private che non hanno trovato occasione di approfondimento. Ora li vedo, invece, scopritori della complessità di questa nostra iniziativa”. E sempre restando sul tema talk show, immancabile un riferimento alla vicenda Porro della scorsa settimana, con la cancellazione del programma ‘Virus’ dai palinsesti Rai, e le voci sul mancato rinnovo di Massimo Giannini alla conduzione di ‘Ballarò’. ”Che i talk show raggiungano una parte limitatissima di spettatori è un’affermazione che si può leggere nei dati e che tutti siano alla ricerca di un nuovo modello che faccia approfondimento mi pare stia nelle cose”, ha detto, negando che siano in corso epurazioni. “Occorre capire come declinare l’informazione per il grande pubblico e fare in modo che ci siano programmi capaci di tradurre la cultura italiana in ambito internazionale”.