27 maggio 2016 | 15:49

Inventava interviste per il Guardian. Il quotidiano ammette: un freelance ha tradito la nostra fiducia. La replica: accuse false, non ho inventato nulla

Avrebbe inventato interviste sulla base delle quali poi costruire reportage giornalistici. Joseph Mayton collaborava come freelance con il Guardian Us dal 2009, in un primo momento dall’Egitto e da maggio dell’anno scorso da San Francisco, California; ma da quando alcune fonti hanno smentito di essere state intervistate dal diretto interessato, il quotidiano si è insospettito.

Joseph Mayton e Lee Glendinning

Mayton non è stato messo subito alla porta, ma il Guardian si è preso un mese di tempo per fare approfondimenti con un investigatore e ha chiesto anche a Mayton di replicare alle voci. Lui ha smentito categoricamente di aver inventato alcuna delle interviste, ma non ha portato prove o registrazioni a sostegno della sua posizione.

Non potendo compiere ulteriori verifiche, dunque, il Guardian ha rimosso dodici notizie più un articolo di commento scritti da Mayton. Ma non è tutto. Il quotidiano, infatti, come scritto da Lee Glendinning, editor del Guardian Us, ha tratto due importanti lezioni dalla vicenda. Primo: conoscere meglio i nostri freelance. Secondo: prestare maggiore attenzione ad articoli in cui si citano persone senza una reale motivazione.

 

Il quotidiano, infine, che si è sentito leso nella fiducia riposta verso Mayton, si è scusato con i lettori.

 

Mayton ha risposto dal suo blog dicendo che non è vero niente, “sono accuse false”.

 


L’unica cosa che ammette è di non essersi dimostrato particolarmente professionale nel non aver conservato traccia delle interviste. E ai freelance come lui, che per alcuni mesi è stato l’unico uomo del Guardian a San Francisco, suggerisce: ”conservate traccia di tutte le informazioni, numeri di telefono ed email, delle persone con cui parlate e registrate tutto”