Mercato

08 giugno 2016 | 17:39

Partnership internazionale per Good Move, che diventa reseller esclusivo in Italia della piattaforma di native advertising di Adyoulike

Good Move, concessionaria specializzata in programmatic adv, sigla una partnership con Adyoulike, piattaforma di native adv, diventandone reseller esclusivo in Italia, con l’obiettivo di accelerare la crescita del Native Programmatic in Italia. E’ la prima volta che la realtà italiana, fondata nel 2015 da Alessandro Mandelli e Massimo Vimini e che da poco ha anche ottenuto la certificazione di start up innovativa dalla Camera di Commercio, si associa a un altro marchio.

“Di solito proponiamo soluzioni che sviluppiamo noi stessi in autonomia”, ha detto Vimini, managing director, specificando come l’accordo dia la possibilità a Good Move di completare la propria offerta per gli editori italiani, avendi accesso alla piattaforma di native advertising in-feed di Adyoulike.

Adyoulike, che conta tra i suoi clienti realtà che spaziando dalla finanza, come Pay Pall, all’automotive come Bmw, all’editoria, con testate come The Independent, Telegraph, Female First e Reader’s Digest, a sua volta trova un punto di accesso nel mercato italiano, continuando l’espansione del suo network, che in Europa, la vede già presente principalmente nel mercato inglese e francese, con all’incirca 2000 campagne gestite e oltre 1 miliardo di impression generate mensilmente.

“Il valore del native advertising a livello worldwide è destinato a raddoppiare nei prossimi 3 anni, passando da 30,9 miliardi di dollari del 2015, ai 59,3 previsti nel 2018″, ha detto Francis Turner, Uk managing director e chief revenue officer di Adyoulike, rafforzando le convinzioni di Vimini e Mandelli sul valore del prodotto in proiezione futura.

“La strategia commerciale è in fase di definizione”, ha spiegato successivamente Anna Squassabia, sales director di Good Move, ribadendo come con questa soluzione possa intercettare da una parte l’attenzione di quei brand che hanno bisogno di fare verticalità e di spiegare il prodotto, e dall’altra anche le esigenze di chi punta già sull’impatto di foto e video, che magari fin’ora si è mosso poco sul digitale.

“Una possibilità per riscoprire la centralità della creatività”, l’ha definita invece Mandelli, presidente di Good Move. “Se il programmatic è stata un’opportunità per i centri media, nello sviluppo di trading desk, competenze e profilazione di dati, ora tutti gli insight dovranno essere gestiti bene da chi domina la creatività. Invece di svilupparne una, ne faranno 3 o 4 lavorando in modo programmatico per vedere i livelli di conversione generati, riselezionandoli, eliminando quelli che non funzionano”. “Il miglioramento è duplice, del formato ma in simbiosi con il contesto”, ha concluso.