Jeff Bezos: sul web non basta avere pochi lettori che spendono molto. Meglio incassare importi minori da audience più ampie. Ecco perché il ‘Washington Post’ vuole tradurre gli editoriali in spagnolo e cinese mandarino

Tra le cinque lezioni che gli editori di giornali dovrebbero imparare dal ‘Washington Post’ di Jeff Bezos, secondo Niemanlab, ce n’é una che potrebbe suonare all’incirca così: le dimensioni contano.

Jeff Bezos, ceo e founder di Amazon (foto Olycom)

Il ‘Washngton Post’, infatti, ha superato il ‘New York Times’ a ottobre 2015 nel traffico online, ma si trova a dover fare i conti con il tema della sostenibilità economica dell’online.

In particolare, come spiegato da Jeff Bezos, il ‘Post’ “ha sempre saputo incassare un significativo ammontare per singolo lettore online, ma sulla base di un relativamente basso numero di lettori. Mentre avremmo bisogno piuttosto di incassare meno da ogni singolo lettore online, a fronte, però, di una ben più ampia audience di lettori”.

Ed è anche per sondare potenziali nuovi bacini online che il ‘Washington Post’ ha deciso di tradurre alcuni editoriali e articoli in spagnolo, portoghese, francese e italiano. Cominciando, quasi per gioco, da un articolo sulla decisione del governo Usa di ripristinare le relazioni con Cuba, grazie a un giornalista di lingua spagnola.

Del resto, ad aprile 2016 erano già 19,5 milioni i lettori internazionali del ‘Post’. E basterebbe una semplice modifica del template per rendere duplicabili gli articoli sul sito anche in mandarin cinese spalancando le porte di un nuovo mercato. Per ora, non è ancora possibile, ma Jeff Bezos è sicuro che anche così potrebbe catturare nuovi lettori.

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