Protagonisti del mese

11 giugno 2016 | 9:15

Scoppia la prima guerra digitale tra editori

Condé Nast fa un esposto all’Agcom e all’Antitrust per denunciare l’uso anomalo delle copie digitali multiple. Nel mirino Hearst Magazines Italia per i periodici e il Gruppo 24 Ore per i quotidiani, che reagiscono documentando le proprie politiche di vendita. Intanto Ads commissiona un audit tecnologico

Rimasta sottotraccia per mesi, fonte di malumori e sospetti tra gli editori di quotidiani e periodici, la questione delle copie digitali multiple – che nella certificazione Ads contribuiscono a formare la voce ‘totale diffusione’ – è esplosa a fine maggio. Ad accendere la miccia un mese prima era stata Condé Nast, con una lettera ai suoi top client (vedi Documenti su Primaonline.it) e un esposto all’Agcom e all’Antitrust. Del resto, il direttore generale Fedele Usai aveva posto pubblicamente il problema già lo scorso febbraio durante la presentazione agli investitori delle novità del gruppo per il 2016, ribadendo in un’intervista a Prima (n. 469, pagg. 74-77) “l’uso anomalo” delle copie digitali multiple che Condé Nast considera una “forma di distruzione di valore dell’intero mercato editoriale italiano”.

Nella foto da sinistra, Fedele Usai e Giacomo Moletto

Secondo Ads, la società che certifica la diffusione delle copie cartacee e digitali di una testata nei diversi canali di distribuzione tradizionali e digitali, per copie digitali multiple s’intendono quelle vendute da un editore in un’unica transazione a un operatore specializzato o a un’azienda che poi le offre gratuitamente al lettore finale (usandole, nel caso delle aziende, spesso come benefit per i dipendenti). Il punto è: le copie digitali vengono realmente aperte e lette? Dal gennaio 2015 Ads (vedi Documenti su Primaonline.it) le certifica solo se sono state ‘attivate’, cioè aperte, e se l’attivazione è confermata da una società di revisione. Condé Nast, che nel 2014 aveva testato questo sistema di vendita, basa la sua presa di posizione sulla verifica che “il rate di apertura è 0,42, cioè quasi nullo”, come ha dichiarato Usai a Prima, in nome di quella che definisce una battaglia per la trasparenza.
Anche se di nomi non ne sono stati fatti, nel mirino ci sono i due editori che nel conteggio della loro diffusione totale hanno il maggior numero di copie digitali multiple: il Gruppo 24 Ore per i quotidiani, Hearst Magazines Italia per i periodici. Non a caso dopo l’esposto di Condé Nast (che due anni fa è uscita dalla Fieg e quindi non ha rappresentanti in Ads) a sollevare, e non per la prima volta, la questione nel Cda di Ads è stata Repubblica. Da qui la decisione da parte di Ads di affidare un audit tecnologico sulle copie digitali multiple a una società indipendente e di non inserire questa voce nel totale diffusione fino al termine della verifica.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 472 – Giugno 2016
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