Protagonisti del mese

11 giugno 2016 | 9:16

Incontrare i lettori là dove sono

Gira molto Maurizio Molinari, direttore della Stampa. Va a Torino e nelle province piemontesi, liguri e della Valle d’Aosta per capire le realtà locali. Seguendo la regola del reporting anglosassone: per trovare le notizie bisogna andare a cercare chi ci segue

Una cosa in comune Carlo Alberto Emanuele Vittorio Maria Clemente Saverio di Savoia-Carignano, più noto come re Tentenna, e Maurizio Molinari, direttore della Stampa, ce l’hanno: lo sguardo teso verso oriente, ben oltre i confini sabaudi. Somiglianza che qui inizia e qui finisce. Ben diverso da quel monarca che peraltro mai riuscì a diventare re d’Italia, Molinari è ora l’uomo che ha il compito di ridisegnare una strategia per la testata che fra qualche mese – e definitivamente – entrerà a far parte del Gruppo L’Espresso e su cui già molti maliziosi fanno piovere previsioni tipo: si ridurrà a essere uno dei tanti giornali locali della galassia Finegil; dovrà sottostare al brusco temperamento del nuovo editore; diventerà periferico e subalterno. Sospetti che agitano la redazione che interpreta con apprensione ogni segnale che indichi l’impoverimento della testata a favore di Repubblica. È piaciuta poco, ad esempio, la decisione di Mario Calabresi, il loro ex direttore ora a capo del giornale di Largo Fochetti, di prendersi due opinionisti pregiati come l’editorialista Marco Belpoliti e Roberto Toscano, diplomatico e scrittore, e soprattutto l’offerta, accettata, al vice direttore per l’economia Francesco Manacorda di andare a fare il capo dell’economia a Repubblica. “Decisioni prese proprio tenendo conto della libertà di movimento e di scelta che c’è tra i due giornali”, commenta Calabresi.

Maurizio Molinari

Molinari, alla sua prima esperienza di vita di redazione e di direzione, non sembra però avere il carattere di quelli che si fanno cogliere di sorpresa né, tanto meno, che si fanno mettere i piedi in testa. Anzi. Da due settimane sulla Stampa è apparsa la firma di Linda Laura Sabbadini, la dirigente dell’Istat impegnata per anni nel campo delle ricerche sociali, pioniere delle statistiche di genere, che è diventata un caso per essere stata rimossa nella riorganizzazione voluta dal presidente Giorgio Alleva, insieme a tutti i direttori e i capiservizio dell’area sociale, decisione che ha suscitato una sollevazione sui social media e su cui Molinari è intervenuto il 1° maggio con un editoriale molto duro. Sabbadini continuerà a fare la ricercatrice all’Istituto di statistica e avrà spazio sul quotidiano dell’Itedi, su cui il 5 giugno ha debuttato anche Gavriel Levi, capo del dipartimento di neuropsichiatria infantile dell’Umberto I di Roma, per descrivere cosa passa nelle menti dei criminali che uccidono le donne. Per il successore di Manacorda, mentre scriviamo, si stanno valutando tre nomi.

Di che pasta è fatto Molinari lo si è visto anche dalla rapidità, quasi brutale, con cui ha ‘sistemato’ le resistenze sollevate da Alessandro Cassinis, direttore del Secolo XIX, sull’utilizzo di alcuni suoi giornalisti per nuovi compiti in condivisione con La Stampa. Un contrasto finito con il passaggio di Cassinis al ruolo di editorialista-opinionista e la nomina immediata a direttore del suo vice, Massimo Righi.
Abituato ai contesti sociali ed economici statunitensi e israeliani improntati alle regole dell’efficienza e del perseguimento degli obiettivi, il nuovo direttore della Stampa, più che alle dinamiche delle relazioni nel mondo giornalistico, sembra interessato a orientarsi nel flusso magmatico dell’informazione che ha assunto dimensioni e modelli imprevisti: una forte spinta del guicciardiniano ‘particulare’ che si accorda a un interesse collettivo o glocal. E Molinari, che molto ha viaggiato non per accumulare millemiglia ma per allenare le diottrie nel leggere la realtà, sta lavorando per far crescere un giornale assai radicato nel territorio come è La Stampa, ma che continua a coltivare un’ambizione tutt’altro che solitaria e provinciale.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 472– Giugno 2016
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