14 giugno 2016 | 18:03

Valuteremo con rigore la fusione Espresso-Itedi,dice il presidente Agcom, Cardani. Lo spezzatino del servizio pubblico? Discussione retorica, ma serve una nuova offerta di contenuti per riqualificare la missione della Rai

“Noi ci accingeremo a valutare con rigore la fusione tra “Stampa” e “Gruppo Espresso”, così come nelle settimane passate l’Antitrust ha esaminato, e condizionato all’adozione di determinate misure, l’operazione Mondadori-Rizzoli nel settore librario”. A dirlo il presidente dell’Autorità di garanzie nelle comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, in un’intervista pubblicata sul numero di giugno del trimestrale Nuova Antologia, parlando dell’annunciata fusione tra ‘Repubblica’ e ‘Stampa’ che testimonia la “volontà di non stare fermi”.

Nell’intervista, ripresa dall’agenzia DowJones, Cardani ha sottolineato come “bisogna guardare con attenzione, ma mai con sospetto ai processi di concentrazione”. “Rispondono a logiche economiche e di mercato in un contesto planetario sempre più globalizzato”, ha detto, “dove la dimensione e le economie di scala sono funzione di ricerca di efficienza e razionalizzazione. Ciò è tanto più vero in quei mercati, come il comparto editoriale, che soffrono di un perdurante stato di crisi di ricavi e di vendite, ed in cui operano imprese di cui è in discussione la stessa sopravvivenza nel medio periodo”, ha spiegato. “I mercati della comunicazione non sono mercati come gli altri. La rivoluzione digitale, vendere giornali o produrre televisione non è la stessa cosa che commercializzare abiti o cosmetici. Se entrano in gioco principi costituzionali come il pluralismo dell’informazione, è chiaro che le cautele del regolatore si moltiplicano”.

“Il nostro ordinamento ha molti strumenti per intervenire sulle concentrazioni lesive del pluralismo o della concorrenza”, ha aggiunto ribadendo come essi non siano sempre “adeguati a un sistema in continua e tumultuosa trasformazione”. Il presidente dell’Agcom da tempo ha segnalato a Governo e Parlamento “l’esigenza di intervenire sul presidio contro le concentrazioni stabilito da una legge del 1981 nel settore dell’editoria quotidiana, ancorato ad un parametro obsoleto ed inefficace, quale quello delle tirature. Ma nel complesso”, ha assicurato “abbiamo i mezzi per vigilare ed intervenire con tempestività ed efficacia. Il punto è di avere un soggetto pubblico, portatore e garante di interessi generali, in grado di valutare gli effetti di quelle concentrazioni sotto i diversi possibili profili (rischi per la concorrenza, rischi per il pluralismo), e di adottare le misure necessarie a scongiurare tali rischi. In Italia questo presidio è assicurato – sulla base delle rispettive competenze – dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato e dall’Agcom”.

Il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani (foto Olycom)

Cardani ha affrontato anche il tema servizio pubblico. “Lo scenario dello spezzatino del servizio pubblico radiotelevisivo non mi sembra una soluzione praticabile”, ha detto, aggiungendo di trovare “retorica e un po’ provinciale questa discussione sullo spezzatino del servizio pubblico”.

Dal suo punto di vista comunque “nessuno deve sentirsi affidatario esclusivo e per l’eternità di un compito così delicato”. “C’è da giocare una sfida della qualità, sfida che richiede riqualificazione e valorizzazione della missione della Rai attraverso una nuova offerta di contenuti idonei a tenere assieme missione di servizio pubblico e capacità di adattamento alle trasformazioni dello scenario tecnologico sotto il profilo dei gusti e delle attitudini di consumo in evoluzione”, ha osservato. “Immagino, ad esempio, una crescente contaminazione tra il modello classico della fiction di qualità e i social; la progressiva trasformazione del pubblico in una platea interattiva; la creazione di storie in progress. Una narrazione tradizionalmente unidirezionale, capace di trasformare se stessa all’atto del suo migrare sulle piattaforme social. Ma anche crescenti e più strutturati tentativi di coinvolgimento del pubblico nei programmi di approfondimento giornalistico. Un maggiore utilizzo dei nuovi strumenti digitali per alzare il livello di protagonismo dei nuovi pubblici radiotelevisivi. Un investimento più forte sulle teche e sulla digitalizzazione dei contenuti. Una offerta streaming più diffusa e di maggiore qualità”. “Occorre inventiva e creatività. So che si tratta di una sfida ben chiara al nuovo management Rai”, ha concluso.