16 giugno 2016 | 19:02

Creare un ponte tra gli istituti scolastici e le industrie, integrando le nozioni sui libri e arricchendo le competenze degli alunni. Il valore della collaborazione tra scuola e lavoro nella ricerca promossa da LaFabbrica e Sodalitas

L’84% delle scuole italiane ha collaborato con aziende in progetti o attività didattiche negli ultimi due anni e il 90% di queste ha espresso giudizi positivi, mentre più del 60% degli istituti non coinvolti riterrebbe utile partecipare a questo genere di iniziative. Questo il dato che emerge dalla prima ricerca dedicata al rapporto tra scuola e aziende realizzata da La Fabbrica, agenzia di comunicazione specializzata in corporate reputation, comunicazione interna e iniziative di Csr, con un focus specifico sul mondo scolastico, in collaborazione con Sodalitas, la fondazione di Assolombarda di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale d’Impresa, e presentata il 16 giugno a Milano.

Il report è stato realizzato partendo dalle interviste di insegnanti e dirigenti di 2.400 scuole rappresentative del sistema scolastico nazionale alle quali si sono poi aggiunti approfondimenti qualitativi sui responsabili sostenibilità di 27 imprese, circa 1/3 delle aderenti a Sodalitas, attive nella promozione di queste partnership, che Massimo Bottelli, direttore lavoro, welfare e capitale umano di Assolombarda, ha definito “un ponte” che può contribuire a ridurre il rischio di lasciare i giovani a lungo senza esperienze lavorative, da una parte, e dall’altra di mettere in difficoltà le aziende che spesso non trovano candidati idonei ai profili richiesti.

Nella foto, da sinistra Carlo Antonio Pescetti, consigliere delegato di Fondazione Sodalitas, e Daniele Tranchini, ad di La Fabbrica

“Le modalità attraverso le quali si esprimono queste partnership sono diverse”, ha spiegato Daniele Tranchini, amministratore delegato di La Fabbrica, “e variano a seconda delle caratteristiche delle aziende coinvolte e dalle esigenze delle scuole. Si passa dalla distribuzione di materiali didattici gratuiti, alla creazione di concorsi, passando per gli incontri con ambassaor dell’imperesa, fino ad arrivare all’offerta di stage (circoscritta alle scuole secondarie superiori), donazioni e borse di studio”. “I dati raccolti dimostrano come le modalità più gradite siano quelle che richiedono uno scambio e una partecipazione attiva rispetto alle elargizioni di denaro, perchè considerati un modo per entrare in contatto con la cultura aziendale”.

Cinque gli ambiti principali in cui si ricercano le collaborazioni che, nel 40% dei casi sono focalizzate sull’ambito stem (acronimo inglese per science, technology, engineering & mathematics), nel 25% su temi di cittadinanza, nell’11% su quelli antropologici umanistici e, in egual percentuale, su quelli artistici musicali, e nel 6% sull’aspetto motorio.

Gli interventi, segnalano ancora i dati sono dettati da varie esigenze, che vanno dall’arricchire l’offerta formativa, reperendo nuove risorse e integrando le nozioni inserite nei libri di testo, fino alla necessitaà di far acquisire esperienze lavorative.Vari i modi con cui le due realtà scuola e lavoro possono poi entrare in contatto: o direttamente, in un meccanismo di ricerca reciproca, anche incentivato dalle disposizioni della legge 107 sulla ‘Buona Scuola’ che apre anche ai licei l’obbligo di estensione delle attività di alternanza scuola-lavoro’, oppure con la mediazione di agenzie esterne.

“L’occupabilità e il futuro dei giovani resta la finalità centrale di queste iniziative che permettono di creare una cultura diversificata” ha detto ancora Tranchini, descrivendo con gli aggettivi “ricercato, articolato e consolidato” questo rapporto. Se da una parte le scuole hanno la possibilità di rendere più completi i loro programmi e ampliare le risorse e le proposte per gli studenti, dall’altra sono ovvi i benefici e i ritorni di immagine anche per le aziende. L’82% delle persone coinvolte è consapevole che dietro a queste iniziative ci sia un marchio e il 46% ricorda chi ha collaborato per la realizzazione dei progetti.

“Le aziende considerano sempre più queste partnership al centro dei programmi di responsabilità sociale”, ha detto poi Carlo Antonio Pescetti, consigliere delegato di Sodalitas, parlando di come sia diverso l’approccio che le regioni italiane hanno verso i temi approfonditi. “Se al Nord ci si concentra principalmente su argomenti legati alla scienza e alla cittadinanza, preferiti rispettivamente a Est e Ovest, al centro si punta sulla cultura, mentre al sud si è più aperti agli ambiti motori” ha spiegato, aggiungendo poi come siano diverse anche le modalità con le quali industrie e scuola entrino in contatto, con un Nord più autonomo, mentre al centro e al Sud si avverte la necessità della mediazione, sia legata ad interventi di agenzie che di istituzioni.

“L’evidenza principale è che comunque queste partnership siano da rafforzare per il futuro”, ha concluso “perchè presentano logiche win-win che riscuotono apprezzamento da tutte le parti in causa, famiglie comprese”.

Nella foto, da sinistra: Luisella Schivardi, Susanna Mantovani, Gustavo Pietropollo Charmet, Marta Ghezzi, Mario Levratto e Andrea Marchelli

Gli argomenti messi in luce dalla ricerca sono stati poi discussi anche nella tavola rotonda successiva alla presentazione, alla quale hanno partecipato Mario Levratto, head of marketing & external relations di Samsung, e Andrea Marchelli, marketing director di Monini, che hanno riportato il punto di vista aziendale raccontando l’impegno delle loro società in questi progetti. A spiegare invece il valore dei progetti per la scuola e per i ragazzi, anche i più piccoli, che hanno modo di parteciparvi sono intervenuti Susanna Mantovani, professore di pedagogia dell’Università di Milano Bicocca, Luisella Schivardi, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Einaudi Pascoli e Gustavo Pietropolli Charmet, docente Scuola Psicoterapia dell’adolescenza Minotauro. “Pensando agli alunni della scuola primaria, quello che conta in questi percorsi non è tanto puntare sullo sviluppo di competenze specifiche e finalizzate all’occupabilità”, ha detto Mantovani, “quello che serve è lavorare per preparare i ragazzi ad affrontare le novità, insegnando loro a leggere i diversi contesti e stimolando la curiosità”. “Oggi abbiamo una percentuale rilevante di neet, (letteralmente Not in Education, Employment, or Training), cioè ragazzi che non studiano, non lavorano e non cercano nemmeno un’occupazione, totalmente ancorati al presente, non interessati a progettare il loro futuro. Favorire contatti tra la scuola e il mondo del lavoro può essere un modo per arginare questo fenomeno, cominciando a far percepire cosa c’è dopo la scuola, e spingendoli a dotarsi di quelle attitudini che serviranno loro”.

A conclusione dei lavori Jan Noterdeame, senior advisor, Csr Europe, è intervenuto per presentare ‘The European Pacth for youth’, un progetto realizzato su scala continentale, sostenuto da un network di organizzazioni e realtà aziendali diffuse in tutto il continente, della quale fa parte la stessa Sodalitas, che ha proprio come obiettivo di incentivare su larga scala questa mobilità dei più giovani, puntando sull’interconnessione tra il mondo business e quello dell’istruzione.

- Leggi o scarica il report completo, disponibile sul sito Sodalitas.it