17 giugno 2016 | 17:50

Un’alleanza tra tv pubbliche europee con coproduzioni che raccontino i Paesi, dice il dg Rai Campo Dall’Orto. Lavoriamo per mettere il digitale al centro del sistema. La politica? Il legame è inevitabile

Dall’apertura alle collaborazioni internazionali, alle pressioni della politica, passando per la riorganizzazione delle testate di news, i palinsesti per la prossima stagione e le nomine. Tanti i temi affrontati da Antonio Campo Dall’Orto nell’intervista pubblicata oggi su ‘La Stamapa’, nella quale il dg Rai ha delineato un servizio pubblico sempre più media company, impegnato a cooperare coi grandi canali generalisti del continente.“Nei prossimi anni, su temi mirati, ci saranno coproduzioni” fra la Rai e le altre reti pubbliche europee, e “ognuno racconterà il suo Paese”. “Uno spazio” esiste, poiché “operiamo in contesti analoghi per tipo di pubblico e di racconto che facciamo”.

A Bruxelles per incontrare diplomatici e politici, Campo Dall’Orto ha parlato della portabilità del diritto d’autore e del limite alla libera circolazione di telefilm e partite. “Tutto il sistema tv è fondato sui diritti nazionali, a partire da quelli sportivi. Eliminare il geoblocking è complesso. Si può però fare un’altra cosa. Quando lo spettatore acquisisce un diritto, se è chiaramente identificabile, è giusto che possa usufruirne anche viaggiando all’estero. Dal punto di vista tecnico, da settembre saremo pronti a consentirlo. Ma serve l’azione del legislatore. Oggi, quando uno strumento riconosce che non sono nel mio Paese, mi ferma”.

Antonio Campo Dall'Orto

Antonio Campo Dall’Orto

Sui rapporti con la politica, il dg ha detto: “il legame è inevitabile”. “La Rai deve essere più autonoma nelle decisioni per poi confrontarsi con la politica nei luoghi deputati, dalla Commissione di vigilanza al dialogo con le istituzioni”, ha osservato, aggiungendo però che i politici non chiamano per richiedere favori.

Sul piano di Gubitosi, non ancora attuato, Campo Dall’Orto ha detto: ”La visione editoriale prevale  su quella organizzativa. I l vecchio progetto era animato da esigenze di efficienza e non necessariamente di servizio ai cittadini. Certo l’efficienza è importante, ma abbiamo ritenuto di partire dalle risorse che ci sono e cercare di usarle bene”. “Non vuol dire mantenere lo status quo, bisogna comunque evolvere, in particolare sul digitale, dove siamo in ritardo”, ha aggiunto parlando della necessità per la Rai di tornare a essere “parte del racconto internazionale”.

“Un terzo del Paese si informa attraverso i media digitali, consuma più minuti su mezzi nuovi invece che sui classici. Se il servizio pubblico deve essere universale deve progredire. Il sorpasso è inevitabile. Lavoriamo sul digitale in due fasi: offrire tutti i servizi possibili e, in seguito, porre il digitale al centro del sistema”, ha detto ancora.

In conclusione un riferimento ai palinsesti che saranno presentati il 28 giugno. “Vorrei che emergess e un’azienda plurale, che raccontasse il Paese in tutti i modi e fosse un viaggio verso la contemporaneità, per dare un servizio migliore e valore a chi paga 100 euro di canone”, ha detto. E le nuove nomine? “Non abbiamo nulla. Ora siamo concentrati sui palinsesti”