21 giugno 2016 | 19:10

Gli editori si stanno avventurando in un’area dove il lavoro è senza diritti, dice Lorusso. Inammissibile la precarietà di chi ha valore strategico per le aziende

Per il segretario della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Raffaele Lorusso, “la stragrande maggioranza delle imprese editoriali” si sta “avventurando in un’area in cui il lavoro non ha diritti”. Lorusso ne ha parlato con i giornalisti, a Bari, a margine della conferenza internazionale dell’industria editoriale e della stampa, promossa a Bari da Wan-Ifra. Nel corso dell’incontro, secondo quanto riporta Ansa, è stato sottolineato che i giornali devono diventare più interessanti per i lettori e più appetibili per la pubblicità, migliorando la qualità dei loro contenuti.

Raffaele Lorusso

“E’ vero – ha detto Lorusso – che i giornali, almeno quelli di carta, devono cambiare. Tutti gli analisti concordano sul fatto che le notizie spariranno dai giornali di carta che diventeranno luogo di analisi, approfondimento, a metà fra il racconto e il reportage”. “Tutto questo, però è difficile realizzarlo in un contesto in cui la parola d’ordine degli editori è ridimensionare, tagliare, ridurre organici e retribuzioni. Quindi bisogna ripartire dall’elemento centrale di questo sistema che è il giornalista e il suo lavoro. Il giornalista deve diventare punto di riferimento di una comunità di lettori e di consumatori di informazione. Ma per farlo deve essere adeguatamente remunerato”.

“Tutto questo”, ha continuato Lorusso, “è assolutamente inconciliabile con la crescente precarietà indotta e quasi incentivata, ricercata dalla stragrande maggioranza delle imprese editoriali che ritengono che la ricetta sia ridurre progressivamente l’area del lavoro dipendente, per avventurarsi in un’area in cui il lavoro non ha diritti. Il lavoro giornalistico, così come il lavoro in generale, non può essere senza diritti”.

“E’ questa la ragione per cui”, ha concluso, “abbiamo posto al primo punto, nel confronto con gli editori per il rinnovo del contratto di lavoro, l’occupazione e l’inclusione contrattuale di quanti oggi esercitano la professione con continuità, sono lavoratori strategici per molte aziende editoriali, ma non sono assolutamente inquadrati e versano in uno stato di inammissibile precarietà”.