22 giugno 2016 | 18:12

Il rappresentante di Rsf arrestato in Turchia rischia 14 anni di carcere. La difesa del giornalismo è assimilata al terrorismo, dice il segretario dell’associazione internazionale. Pronta alla mobilitazione anche l’Fnsi

La procura di Istanbul chiederà una condanna fino a 14 anni per il rappresentante di Reporters sans frontières (Rsf) in Turchia, Erol Onderoglu, l’accademica e attivista per i diritti umani Sebnem Korur Fincanci e il giornalista e scrittore Ahmet Nesin, arrestati con l’accusa di propaganda terroristica per aver partecipato a una campagna di solidarietà a favore del quotidiano filo-curdo Ozgur Gundem.

Erol Onderoglu (foto Twitter.com)

L’atto d’accusa, anticipato dal sito di Haberturk, secondo quanto si apprende dall’agenzia Ansa, comprenderebbe il reato di “istigazione a delinquere” e riguarda anche Inan Kizilkaya, caporedattore del giornale, e Emine Beyza Ustun, ex deputata del partito filo-curdo Hdp, che sono invece a piede libero.

“Come giornalista che si occupa di questioni giudiziarie da molto tempo, non ricordo un periodo in cui i difensori della pace hanno dovuto affrontare tali pressioni e minacce di arresto in maniera evidente come oggi”, ha scritto Onderoglu nel suo primo messaggio dalla prigione di Metris, diffuso oggi da Rsf.

In risposta agli arresti, che hanno rilanciato i già forti allarmi sulla libertà di stampa in Turchia e che sono stati criticati anche dall’Unione Europea, ieri Rsf ha lanciato una petizione online da inviare alle autorità turche, insieme all’hashtag #FreeErol, denunciando per bocca del suo segretario generale, Christophe Deloire, come in Turchia “la difesa del giornalismo è assimilata al terrorismo”.

Anche la Federazione nazionale della stampa italiana ha deciso di aderire alla petizione. “Condividiamo l’iniziativa di Reporter senza frontiere e dei giornalisti ed intellettuali turchi che si sono schierati al fianco di Erol Önderoglu, da sempre difensore dei giornalisti perseguitati”, hanno affermato in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, ribadendo la necessità di “mobilitarsi non soltanto per chiedere il suo immediato rilascio ma anche per far sì che le organizzazioni internazionali e l’Unione europea si mobilitino affinché in Turchia cessino le persecuzioni nei confronti dei giornalisti non allineati e vengano riconosciuti il diritto di cronaca e la libertà di stampa”.

A questo proposito, la Fnsi “si farà promotrice presso le organizzazioni internazionali dei giornalisti di iniziative per tenere alta l’attenzione sui casi sempre più frequenti di negazione del diritto di cronaca e di persecuzioni nei confronti dei giornalisti, non soltanto in Turchia ma anche in altri Paesi, a cominciare da Iran ed Egitto”. “Insieme con le organizzazioni internazionali della professione – ha aggiunto Anna Del Freo, segretario aggiunto della Fnsi e membro del Comitato esecutivo della Federazione europea dei giornalisti – dobbiamo promuovere iniziative per sensibilizzare le istituzioni dell’Unione europea affinché i temi della libertà di stampa e del diritto dei giornalisti di informare assumano un ruolo centrale nei negoziati con la Turchia. Proporremo che la prima di queste iniziative si faccia a Milano insieme con i rappresentanti delle federazioni europea e internazionale dei giornalisti e alla presenza dei colleghi turchi che lavorano in Italia”.