23 giugno 2016 | 13:34

In arrivo l’ennesima incomprensibile infornata di esterni, dice l’Usigrai. Si prosegue su una strada che negli anni scorsi si è dimostrata fallimentare

“Apprendiamo con stupore e sconcerto le indiscrezioni sui nuovi palinsesti che trapelano dai giornali e che sembrano ancora una volta rispondere a logiche ben precise: mortificazione dei professionisti interni, strapotere di agenti esterni”. L’Usigrai prende di nuovo posizione contro la scelta di ricorrere a professionisti esterni per le trasmissioni del servizio pubblico.“E la trasformazione dov’è? Quella esibita dai vertici ad ogni occasione per rilanciare la Rai Servizio Pubblico nel presente e nel futuro, dov’è?”, si chiede il sindacato dei gironalisti Rai, in una nota diramata nella mattinata. “La chiediamo da tempo, la pretendiamo oggi perché in gioco più che mai c’è il futuro dell’informazione di Servizio Pubblico, di quest’azienda e delle sue professionalità”.

Vittorio di Trapani

Vittorio di Trapani, segretario Usigrai

“Quel che emerge”, si legge, “ancora una volta è un’altra incomprensibile infornata di esterni. Strada percorsa fin dall’inizio dalla dirigenza e che già negli anni scorsi si è ampiamente dimostrata fallimentare. In molti casi l’arrivo di esterni ha coinciso con flop o inedite sconfitte. E invece molte trasmissioni di successo fatte per le reti sono condotte da giornalisti interni”.

“Vediamo la vecchia abitudine di mortificare le professionalità interne per premiare chi viene da fuori”, scrive ancora l’esecutivo Usigrai, lamentando come per questi nuovi arrivi si trovino le risorse. “Non si trovano invece per il cambiamento. Non si trovano per una rivoluzione a cui i giornalisti Rai sono pronti da anni. Come ormai invocato da tutti, dirigenza compresa, la rapidità di trasformazione è necessaria per non perdere altro tempo prezioso”.

“Noi siamo pronti per scelte condivise nell’interesse dei cittadini, dell’azienda e di chi ci lavora. Quindi prima e meglio. Ritenevamo e riteniamo ancor più oggi che questa doveva essere la stagione della radicale riforma editoriale”. “E invece”, conclude, “siamo di fronte alla ennesima stagione di esterni e nomine”.