30 giugno 2016 | 16:57

Via libera dall’Ue al piano italiano per la banda larga. Il commissario Vestager: un contributo alla creazione di un mercato unico digitale connesso nell’Unione. Il sottosegretario Giacomelli: torna la rete pubblica nelle aree bianche

La Commissione europea ha approvato il piano dell’Italia per la banda ultralarga per il 2016-2022. Bruxelles ha stabilito che il piano nazionale italiano per la banda larga ad alta velocità, con un bilancio da circa 4 miliardi di euro, è in linea con le norme dell’Unione in materia di aiuti di Stato. La strategia porterà l’accesso veloce a internet in aree in cui non è al momento disponibile, senza falsare indebitamente la concorrenza.

“Il piano per la banda larga ad alta velocità porterà internet più veloce a consumatori e imprese. Aiuterà il paese a dotarsi delle infrastrutture necessarie, contribuendo così alla creazione di un mercato unico digitale connesso nell’Ue”, ha commentato Margrethe Vestager, Commissaria responsabile della politica della concorrenza. “Grazie ad una buona cooperazione con l’Italia, abbiamo potuto completare l’esame del nuovo piano con grande rapidità”.

Margrethe Vestager

In linea con gli obiettivi del mercato unico digitale, si legge nella nota sintetizzata e tradotta dall’agenzia Dow Jones, la strategia italiana per la banda ultralarga mira ad aumentare la copertura della banda larga ad alta velocità, contribuendo così al raggiungimento dell’obiettivo nazionale di estenderla all’85% della popolazione e a tutti gli edifici pubblici (in particolare a scuole e ospedali) con una connettività di almeno 100 Mbps. Il piano sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022. Lo Stato italiano finanzierà completamente la nuova infrastruttura, che resterà di proprietà pubblica, e incaricherà un concessionario della gestione della rete.

La Commissione ha valutato la misura ai sensi delle norme Ue sugli aiuti di Stato, in particolare degli orientamenti sulle reti a banda larga del 2013che mirano a garantire, tra l’altro, che il finanziamento pubblico non si sostituisca agli investimenti privati e che assicurano inoltre che altri prestatori di servizi possano utilizzare l’infrastruttura finanziata pubblicamente su base non discriminatoria proteggendo in tal modo la concorrenza effettiva, un fattore essenziale per gli investimenti e per offrire prezzi e qualità migliori ai consumatori e alle imprese.

La Commissione ha rilevato che la strategia dell’Italia: comporterà la spesa di denaro pubblico per aree poco servite senza escludere gli investimenti privati. Sarà previsto un sostegno solo per le aree in cui attualmente non esiste alcun accesso alle reti di nuova generazione, vale a dire le reti che possono garantire velocità superiori a 30 Mbps, o in cui non ne è prevista la realizzazione nei prossimi tre anni (le cosiddette “aree bianche”). Per individuare queste aree, l’Italia ha effettuato una mappatura dettagliata e una consultazione pubblica; promuoverà l’utilizzo delle infrastrutture esistenti creando una base di dati con le informazioni pertinenti che non si limiterà alle infrastrutture della comunicazione e, incoraggiando gli offerenti a utilizzare le reti esistenti il più possibile, minimizzerà l’uso di fondi statali.

Il piano stimolerà la concorrenza tra operatori e al livello del mercato al dettaglio. L’obiettivo è garantire che la nuova infrastruttura sia aperta a tutti gli operatori interessati, a vantaggio della concorrenza e dei consumatori. L’Italia ha espresso il proprio accordo a creare punti di interconnessione neutrali invece che collegare semplicemente le nuove reti di accesso alle infrastrutture già esistenti degli operatori storici. In questo modo, tutti gli operatori dovrebbero poter raggiungere le nuove infrastrutture di accesso in condizioni di parità.

Inoltre, il piano comporterà la concessione di aiuti di Stato mediante gare di appalto aperte conformi alla normativa italiana e dell’Unione in materia di appalti pubblici e rispettose del principio della neutralità tecnologica. In altre parole, l’aiuto non sarà assegnato ad una particolare tecnologia, ma le gare d’appalto stabiliranno i criteri qualitativi in considerazione delle caratteristiche del progetto. Sulla base di tali elementi, la Commissione ha concluso che la strategia porterà l’accesso veloce a internet in aree in cui non è al momento disponibile, senza falsare indebitamente la concorrenza. La strategia è anche corredata di un piano di valutazione dettagliato i cui risultati saranno presentati alla Commissione entro il giugno 2022.

Antonello Giacomelli

“Ringrazio il commissario Vestager per la collaborazione, l’apprezzamento e il via libera al Piano banda ultralarga dell’Italia. Il piano rappresenta “uno dei più importanti processi di modernizzazione economica della storia della repubblica”, per citare il presidente dell’Antitrust Pitruzzella. Dopo vent’anni il paese tornerà ad avere una rete pubblica nelle aree bianche”. Questo il primo commento del sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli.

“Sbaglia chi pensa che le aree bianche siano poco interessanti dal punto di vista economico. Non stiamo parlando di un’Italia residuale, ma di 7.300 comuni italiani su 8.000 e 13 milioni di cittadini. Per capirci più del 70% delle imprese lombarde si trova in aree a fallimento di mercato”, ha spiegato. “L’Istat ha parlato di benefici in termini di produttività dal 7% al 23% a seconda delle regioni e dei settori. L’infrastruttura pubblica deve garantire investimenti adeguati e un’effettiva parità di condizioni ai privati perché possano offrire in concorrenza i propri servizi sulla rete e, soprattutto, deve assicurare stessi potenziali livelli di connettività a tutti gli italiani, a quelli delle città e a quelli delle campagne, al Nord come al Sud, ai giovani e ai più vecchi. Evitare, insomma, un’Italia che viaggia su Internet a due velocità”, ha concluso.